IN QUESTO BLOG PARLEREMO DI TUTTE LE DISTRIBUZIONI LINUX E LE LORO CARATTERISTICHE, GRAZIE E BUONA PERMANENZA!!!

Benvenuti Da....

LINUX

LINUX
The World Linux

“Mi chiamo Xenial Xerus e sono Ubuntu 16.04”

Subito dopo il lancio di Ubuntu 15.10, ecco arrivare il nome ufficiale per la prossima release di casa Canonical.

Contestualmente al rilascio della nuova release 15.10 di Ubuntu, il numero uno di casa Canonical, Mark Shuttleworth ha rivelato al grande pubblico il nome in codice della prossima versione della distro: dopotutto, lo sviluppo di una nuova versione avviene subito dopo quella precedente, senza concedersi delle pause.
Abbiamo già scoperto che Ubuntu 15.10 di fatto non porta notevoli cambiamenti rispetto al passato (leggi, Ubuntu 15.10: novità, download e screenshot review), ma la stessa cosa non la si potrà dire della futura release 16.04, attesa per il mese di Aprile 2016. Non fosse altro perché ci ritroveremo, dopo due anni esatti, di fronte ad una nuova versione LTS, ovvero con supporto a lungo termine. E il nome? Continuando a scorrere l’alfabeto, dopo Utopic Unicorn, Vivid Vervet e Wily Werewolf è il turno della X: il “destino” ha quasi voluto giocare, facendo coincidere la lettera X proprio con una release LTS e tra l’altro l’ultima della generazione Unity 7: a partire da Ubuntu 16.10, infatti, Unity 8 potrebbe fare il suo debutto segnando un punto di non ritorno col passato.
Ma, in definitiva, qual è il nome pensato per Ubuntu 16.04 LTS? Xenial Xerus, come rivela Mark Shuttlerworth. Letteralmente, scoiattolo ospitale. Mentre Xenial indica appunto amichevole e ospitale, Xerus è un elegante e piccolo scoiattolo di terra tipico del territorio africano.
Shuttleworth ha inoltre colto l’occasione per sottolineare come Utopic, Vivid e Wily siano 3 rilasci avvenuti uno dietro l’altro che hanno portato parecchia innovazione. Voi siete della stessa opinione?
ubuntu-16-04

Come costruire una hacking station con Kali Linux e Raspberry Pi


Con pochi euro è possibile realizzare un dispositivo utile a qualunque sistemista

Che Kali Linux fosse uno strumento duttile e potente è storia nota ma abbinato a Raspberry Pi possa veder crescere in maniera esponenziale le proprie capacità è, probabilmente, un aspetto di cui pochi sono a conoscenza. La distribuzione Linux molto utilizzata nell'ambito dell'informatica forense, infatti, può essere utilizzata per realizzare una hacking machine portatile, grazie alla quale poter effettuare penetration test in movimento senza essere gravati dell'ingombro di un computer.
Uno strumento molto utile per tutti quei sistemisti chiamati a   testare le capacità di difesa di sistemi informatici di varia natura.

Cos'è Kali Linux

Distribuzione basata su Debian, nasce dai desiderata degli esperti di sicurezza informatica che avevano contribuito allo sviluppo di BackTrack, altra distribuzione Linux molto utilizzata negli ambienti dei sistemisti. Ciò che distingue Kali Linux dalle altre versioni del sistema operativo ideato da Linus Torvalds è la presenza di programmi e strumenti ideali per testare la sicurezza di un sistema informatico.

Kali Linux

Dopo l'installazione, infatti, gli utenti potranno immediatamente utilizzare software come nmap (scanner di porte), Wireshark (tool per lo sniffing di pacchetti dati), John the ripper (per decifrare password di sistema e di rete) e Aircrack-ng (programma per penetration test di reti wireless). Tutto l'occorrente perun amministratore di rete preoccupato per l'impenetrabilità del proprio network.

Cos'è Raspberry Pi

Grande poco più di una carta di credito, Raspberry Pi è un minicomputer ideale per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della programmazione (il progetto nasce per incoraggiare studenti delle scuole dell'obbligo a imparare a programmare in Python) e al mondo del fai da te informatico.


Adeguatamente configurato e collegato a un monitor o al televisore di casa, Raspeberry Pi può essere utilizzato per vedere film, scrivere documenti e navigare in Rete. Un vero e proprio computer in miniatura, insomma, dai costi estremamente accessibili: l'ultima versione rilasciata, Raspberry Pi Zero, costa appena cinque dollari, mentre le versioni più sofisticate costano poco più di 30 dollari.
Ecco una breve guida per costruire hacking station gratis (o quasi).

Di cosa c'è bisogno per costruire l'hacking station

Per costruire una hacking machine sono necessari pochi, economici, componenti.

Red Star OS, controllo totale con Linux

La Corea del Nord ha stravolto il concetto di "open source": Red Star OS è una versione di Linux sviluppata per sorvegliare costantemente i cittadini.

Corea del Nord
Linux è un sistema operativo open source che chiunque può modificare in base alle proprie esigenze. Ed è proprio ciò che ha fatto la Corea del Nord, ma per uno scopo differente: spiare i cittadini. Due ricercatori tedeschi, Niklaus Schiess e Florian Grunow, hanno studiato in dettaglio il codice di Red Star OS e illustrato i risultati della loro indagine durante il Chaos Communication Congress di Amburgo.
Red Star OS è basato su Fedora 11, la versione della popolare distribuzione Linux rilasciata nel 2011. Il sistema operativo include un word processor, un software per la creazione della musica e una versione modificata di Firefox. L’interfaccia è piuttosto simile a quella di OS X, probabilmente un omaggio al giovane dittatore nordcoreano Kim Jong-un, fan dei prodotti Apple. Le similitudini con altri sistemi operativi finiscono qui. Tutto il resto è stato profondamente modificato per monitorare costantemente gli utenti e bloccare velocemente qualsiasi contenuto contrario alle regole imposte dal governo.
Per individuare eventuali file “sovversivi” e impedire modifiche di basso livello, Red Star OS utilizza watermark e crittografia. Se viene collegato un dispositivo USB, il sistema operativo marchia ogni file con un codice seriale cifrato. In questo modo è sempre possibile risalire agli utenti che possiedono i file, a chi li ha creati e a chi li ha aperti. La crittografia è invece usata per rilevare cambiamenti ai file di sistema. Se Red Star OS individua file differenti, il computer viene automaticamente riavviato e, in alcuni casi, ciò innesca un loop infinito di reboot.
Red Star OS include anche un firewall e un antivirus. Ovviamente il browser non può essere utilizzato per accedere ai siti “occidentali” della nostra Internet, ma solo a pagine e contenuti approvati dal governo che risiedono su server locali. Un sistema operativo (Linux) nato per garantire la libertà degli utenti è stato dunque trasformato in un potente strumento per la censura e il controllo di massa dei cittadini.

Installare GIMP 2.8.16 su Ubuntu 15.10

Ecco come installare l’ultima release del software di manipolazione grafica su Ubuntu 15.10: basta aggiungere il giusto repository.

Tutti noi conosciamo GIMP, il software di grafica numero uno nel mondo Linux. E se pensiamo che venga utilizzato solo da noi amanti del Pinguino come “tappabuchi” di Adobe Photoshop ci sbagliamo di grosso: anche gli utenti Windows e Mac OS X apprezzano le potenzialità di GIMP pur ritenendolo un tantino macchinoso. Ma si sa, la grafica non è per tutti. Sta di fatto che a differenza della soluzione proprietaria firmata Adobe, GIMP è un Software Libero e già questo è un grosso punto a favore rispetto ad altre soluzioni. Poi, sulla sua potenza grafica non c’è un solo utente (ad esclusione dei fan di questa o quella software house) in grado di parlare male.
Recentemente (in realtà, quasi un mese fa), gli sviluppatori del progetto GIMP hanno rilasciato la nuova release 2.8.16 che porta con sé interessanti novità oltre a celebrare i 20 anni del progetto. Se vogliamo scoprire cosa c’è di nuovo possiamo consultare il changelog completo. Oggi, però, scopriremo come installare l’ultima release di GIMP su Ubuntu 15.10: l’ultima nata di casa Canonical, infatti, non include la versione più recente del software di grafica.
Tutto quello che dobbiamo fare è aggiungere i repository di GIMP. Per farlo, avviamo il terminale e da qui lanciamo il comando:
(sudo add-apt-repository ppa:otto-kesselgulasch/gimp)
Aggiorniamo poi l’elenco dei pacchetti e procediamo al setup di GIMP 2.8.16:
(sudo apt-get update
sudo apt-get install gimp)
Buon divertimento!
gimp

Installare Webmin su Ubuntu 15.10 Server

Ecco come installare l’interfaccia web che ci permette di gestire con facilità qualsiasi server equipaggiato con Linux.

Se siamo professionisti dell’informatica o più semplicemente abbiamo voglia di sperimentare su macchine server equipaggiate con Linux, molto probabilmente avremo già sentito parlare di Webmin, l’interfaccia web che ci permette di amministrare il nostro server direttamente dal browser. Webmin ci permette, fra le tante cose, di gestire la configurazione di Apache, dei DNS e gestire tutti gli account utente. Oggi scopriremo come installare Webmin su Ubuntu 15.10 Server. Contrariamente a quanto si possa pensare, è un’operazione abbastanza semplice ed intuitiva e, dopo pochi minuti, saremo pronti a gestire la nostra macchina da remoto e da qualsiasi browser.
È necessario aggiungere il repository di Webmin. Lanciamo quindi il comando:
(sudo vi /etc/apt/source.list)
e aggiungiamo al suo interno le seguenti righe:
(deb http://download.webmin.com/download/repository sarge contrib
deb http://webmin.mirror.somersettechsolutions.co.uk/repository sarge contrib)
A questo punto, scarichiamo la chiave GPG e aggiorniamo l’elenco dei pacchetti:
(wget http://www.webmin.com/jcameron-key.asc
sudo apt-get add jcameron-key.asc
sudo apt-get install webmin)
Fatto ciò, possiamo raggiungere l’interfaccia di Webmin direttamente dal browser. La pagina che ci interessa è https://INDIRIZZO_IP:10000 dove INDIRIZZO_IP è ovviamente l’indirizzo della macchina equipaggiata con Ubuntu Server.

webmin

L’auto guida da sola (grazie a Ubuntu)

L’hacker George Hotz sta sviluppando un sistema, basato su Ubuntu, che consentirebbe di rendere completamente autonomo qualsiasi autoveicolo.

Un’auto che guida da sola. No, non è un’utopia e neppure una novità considerato che colossi come Google e Tesla sono già a lavoro da qualche anno proprio su questa tecnologia. Ma non sono gli unici. Già, perché c’è un tizio, tal George Hotz, che sta lavorando in piena autonomia proprio per rendere più intelligenti gli autoveicoli. Un hacker che non è poi un personaggio del tutto nuovo nel panorama informatico mondiale: si deve a lui lo sblocco dell’iPhone e della PlayStation 3.

Hotz non ha un team di centinaia di ingegneri a disposizione, ma solo le sue conoscenze e alcune armi per nulla segrete: un Lidar (Light Detection And Raging), che di fatto è un radar laser, un display da 21,5 pollici da posizionare al centro della plancia dell’autoveicolo, una manciata di telecamere puntate attorno all’auto e tutto l’hardware necessario al corretto funzionamento di Ubuntu. Sì, è proprio la distro firmata Canonical che gli sta permettendo di realizzare il suo sistema low-cost per rendere autonomo qualsiasi veicolo. Low-cost perché l’obiettivo è quello di vendere l’intero kit a circa 1000 dollari, cifra che può sembrare elevata ma, facendo quattro conti è davvero ridicola per ciò che questo sistema permetterà di fare. Pensiamo, ad esempio, a chi non ha le capacità motorie necessarie a guidare un veicolo ma che non vuole rinunciare a spostarsi in giro per la città senza “scomodare” amici, parenti o accompagnatori.

Allo stato attuale, però, siamo ancora ben lontani da un sistema stabile e sicuro anche se Hotz punta ad avere un prototipo 100% funzionante entro il prossimo anno.
ubuntu-car

Aceberry S500 development board per Actions S500 con Android o Ubuntu Linux

Fin dal lancio della gamma delle board Actions ActDuino ci interroghiamo sul nesso fra queste soluzioni e Arduino e tuttora non abbiamo risolto il dilemma. Lasciando questi interrogativi a futuri approfondimenti, vi presentiamo una nuova development board basata sullo stesso SoC di ActDuino e proposta dalla Casa cinese Steed sotto il nome di Aceberry S500.
Aceberry s500 Core board
Al cuore di questa soluzione c'è un Actions S500, un SoC composto da 4 core ARM Cortex A9 coadiuvati da un coprocessore NEON SIMD e accompagnati da una GPU PowerVR SGX544 con VPU e ISP indipendenti. Se gli acronimi dovessero risultarvi difficili da digerire, significa che questo processore ha buone capacità multimediali ed è in grado di garantire la decodifica del formato H.265 HEVC, la riproduzione di video 4K e l'acquisizione di video 1080p@60fps.
Aceberry S500: Core e base board
I sistemi operativi supportati da Actions per il suo ActDuino S500 sono Linux 3.10, Android 5.0 e Ubuntu 14.04, e sono esattamente gli stessi OS supportati anche dalla board Aceberry S500. Per quanto il processore sia abbastanza recente, non si tratta della prima SBC per S500, ma Aceberry S500 ha un asso nella manica. Non è una single-board in senso stretto, perché è composta da due parti: una core board con le componenti fondamentali ed una base board con le interfacce.
La core board si inserisce nella base come un modulo di memoria
La core board si inserisce nella base board con uno slot So-DIMM a 204pin, come se fosse un modulo di memoria. La logica non è quella di mantenere la base board e di aggiornare nel tempo la core board quanto, all'opposto, quella di permettervi di agganciare differenti base board e quindi di avere differenti set di interfacce a disposizione. Nell'esemplare in prova la base board aveva una altissima varietà di porte e interfacce, 2 USB 2.0, 1 USB 3.0, 1 HDMI, RJ45, audio digitale, GPIO, antenna esterna etc, ma si potrebbero utilizzare base board più semplici a seconda delle proprie esigenze.
Aceberry S500, descrizione della Core board
Il prezzo all'ingrosso di Steed Aceberry S500 è di circa 30$ ma si possono risparmiare 4$ optando per un processore Actions ATM7059.
Caratteristiche tecniche Aceberry S500 Core board
  • Sistema operativo: Android 5.0 o Linux(Ubuntu)
  • CPU: Actions S500 ARM Cortex-A9 Quad-core 1.6GHz
  • GPU: PowerVR SGX544MP, OpenGL ES1.1/2.0, OpenVG 1.0.1
  • PMU: ATC2603C    
  • RAM: 1GB DDR3
  • Storage: 8GB nand-flash/emmc 8bit(16GB/32GB opzionali)supporta il boot da SPI NOR flash
  • Connettività: RTL8723BS 802.11b/g/n + BT4.0
  • Consumo: 0.004-2.4W
  • Dimensioni: 67.6x40x4.5mm
  • Peso: 11g
Aceberry S500 al completo

Installare Systemd in Ubuntu e derivate

In questa guida vedremo come installare e attivare correttamente il gestore degli avvii Systemd in Ubuntu Linux e derivate.
 

Ubuntu
Tra le tante novità approdate in Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn troviamo anche il gestore degli avvii Systemd incluso nei repository ufficiali. Systemd sarà il gestore degli avvii di default nelle future versioni di Ubuntu, scelta dovuta visto il passaggio da sysvinit a systemd da parte di Debian. Possiamo quindi installare e attivare Systemd in Ubuntu, operazione abbastanza semplice anche se a mio avviso non porta grosse migliorie confronto l'attuale Upstart (durante i miei test in macchine virtuali i temi di avvio sono bene o male gli stessi).

Ricordo inoltre che il gestore degli avvii Systemd in Ubuntu è ancora in fase di sviluppo, potrebbero esserci dei problemi riguardanti lo spegnimento o riavvio del sistema operativo e altri bug.
Consiglio quindi di testare Systemd in partizioni secondarie oppure in macchine virtuali ecc.

La guida è valida solo per Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn e derivate e versioni successive, la prima cosa da fare è installare Systemd digitando da terminale:

sudo apt-get install systemd libpam-systemd systemd-ui

una volta installato Systemd dovremo attivarlo dal bootloader Grub per farlo basta digitare da terminale:

sudo nano /etc/default/grub 

modifichiamo "quiet splash" in GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT= aggiungendo "init=/lib/systemd/systemd" il risultato sarà:

GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT="init=/lib/systemd/systemd"

e salviamo il tutto digitando ctrl + x e poi s

Ubuntu - attivazione Systemd nel bootloader

a questo punto aggiorniamo il bootloader GRUB digitando:

sudo update-grub

e riavviamo.

Al riavvio avremo Systemd avviato.

Possiamo verificarlo digitando da terminale:

sudo journalctl -u cron

dovremo avere un risultato simile all'immagine in basso.

Ubuntu - Systemd test

In caso di problemi d'avvio una soluzione potrebbe essere anche quella di inserire /GRUB_HIDDEN_TIMEOUT/ s/^/#/ digitando da terminale:

sudo sed -i '/GRUB_HIDDEN_TIMEOUT/ s/^/#/' /etc/default/grub
sudo update-grub

Ubuntu 14.04 LTS: scoperte e patchate 2 nuove vulnerabilità del kernel Linux


Due nuove vulnerabilità sono state scoperte nel kernel Linux che equipaggia Ubuntu 14.04 LTS. I problemi sono stati prontamente risolti, ma è il caso di procedere subito all’aggiornamento del sistema.

L’importanza di affidarsi unicamente a release di distro supportate ufficialmente dagli sviluppatori dovrebbe essere chiara a tutti noi: solo con un supporto attivo e costante è possibile stare alla larga da bug più o meno importanti, inclusi quelli di sicurezza. È il caso di Ubuntu 14.04 che, come ben sappiamo, è una release LTS (Long Term Support) e che offre supporto per ben 2 anni. Qualche giorno fa, gli sviluppatori di casa Canonical hanno scoperto l’esistenza di due bug di sicurezza che affliggono il kernel Linux 3.13. I problemi, dunque riguardano unicamente Ubuntu 14.04 LTS e non il più recente aggiornamento 14.04.3 che è basato su Linux 3.19.
Il primo dei due problemi rilevati (CVE-2015-5283) è relativo all’implementazione di SCTP (Stream Control Transmission Protocol) che, a causa di una sequenza errata nel protocollo di inizializzazione, permette ad un malintenzionato locale di mandare in crash il sistema. Il secondo, invece, è relativo al gestore portachiavi del kernel Linux (CVE-2015-7872) e anche in questo caso il pericolo è un crash del sistema (sempre causato da un utente locale).
Ovviamente, Canonical consiglia a tutti gli utenti che utilizzano Ubuntu 14.04 LTS di aggiornare subito il sistema con gli ultimi pacchetti disponibili che includono il pacchetto linux-image-3.13.0-71. Il consiglio è valido per tutte le architetture compatibili con Ubuntu: 32 bit, 64 bit, PowerPC e PPC64.
ubuntu-14.04-lts

RKM MK36SLE: Cherry Trail e Linux Ubuntu 15.04 a 115£

Oltre alla versione Windows, è in vendita sul mercato UK anche una versione RKM MK36SLE con Ubuntu 15.04 che però costa 114.99£ (circa 175 dollari), più del modello MK36S con Windows 10. Ecco perché.
Uno degli ultimi Mini PC di Rikomagic è il modello MK36S, lanciato a metà ottobre. E' un dispositivo "al passo con i tempi", visto che possiede un processore Intel Atom x5-Z8300 (Cherry Trail) quad-core, 2GB di memoria RAM, 32GB di storage, WiFi 802.11ac e Windows 10. RKM MK36S è in vendita al prezzo di 110£ (137 dollari) ma - se preferite - da qualche giorno è disponibile in UK anche una versione con Linux, che contro ogni aspettativa pagherete di più.
Rikomagic MK35

Si chiama Rikomagic MK36SLE (Linux Edition), è fornito di una distribuzione Ubuntu 15.04 ed è (al momento) solo in prevendita presso il noto shop online Cloudsto al prezzo di 114.99£ (circa 175 dollari). Le spedizioni dovrebbero partire dalla prossima settimana.
Ci sono circa 40 dollari di differenza tra la versione Windows-based e quella Linux-based, nonostante quest'ultima sia "alleggerita" dei costi di licenza del sistema operativo. Le ragioni del sovrapprezzo si trovano soprattutto nelle tasse, visto che Cloudsto ha sede nel Regno Unito, e probabilmente anche nel lavoro di personalizzazione e ottimizzazione necessario all'installazione di una distribuzione Linux.
Nonostante tutto però potrebbe valerne la pena, perché per pochi euro avreste un Mini PC Linux "chiavi in mano", quindi già pienamente funzionante, risparmiando la fatica di dover disinstallare Windows 10, per poi installare e configurare Linux in autonomia. Come la versione Windows, anche Rikomagic MK36SLE (Linux Edition) dispone di una porta Ethernet 10/100, Bluetooth 4.0, tre porte USB 2.0, una USB 3.0, HDMI ed uno slot per schede microSD.

Ubuntu 15.10: novità e download

Ubuntu 15.10
Puntuale arriva il nuovo rilascio stabile di Ubuntu, 15.10, con il nome in codice Wily Werewolf. Dopo mesi di sviluppo in beta di questo rilascio (che ricordiamo non è LTS) vediamo insieme quali sono le novità della nuova distribuzione, seguita dai link per il download (sia diretti sia via torrent).

Ubuntu 15.10: tutte le novità

Ecco in questo elenco le principali novità lato sistema operativo e repository:
  • Linux Kernel aggiornato alla versione 4.2.x;
  • SYSTEMD utilizzato di default;
  • le barre “Overlay scroll” sistemate;
  • migliorie e correzioni bug in Compiz;
  • Unity 7.3.2;
  • supporto alle GTK 3.16.x;
  • supporto alla crittografia per il fyle sistem F2FS;
  • supporto NV-DIMM;
  • Migliorate le prestazioni dei driver grafici open con schede AMD ed NVIDIA;
  • Locally Integrated Menus (LIM) attivabile nelle impostazioni Aspetto;
  • Supporto al Cloud migliorato;
  • Miglior supporto all’IoT (Internet of Things);
  • Ubuntu Touch browser aggiunto al desktop,
  • FFmpeg torna disponibile finalmente nei repository ufficiali;
  • Applicazioni pre-installate aggiornate all’ultimo rilascio;
  • Supporto al nuovo Steam Controller;
Su quest’ultimo aspetto possiamo segnalare la presenza dei seguenti programmi aggiornati (sia pre-installati sia scaricabili): Firefox 41, LibreOffice 5.0.1, Chromium 45 (scaricabile dai repository), Thunderbird 38.2.0, Rhythmbox 3.2.1, GTK+ 3.16.7, Gnome System Monitor 3.16, Terminal 3.16.2, Nautilus 3.14.2, Gedit 3.10.4, Mesa 11.0.x, Xorg Server 1.17.x e Pulseaudio 6.

Ubuntu 15.10: link download

I link per scaricare l’immagine ISO della distribuzione (dimensioni circa 1,2 GB) possiamo ritrovarli in basso. Vista l’enorme carico in queste prime ore del rilascio consiglio vivamente di puntare sui torrent, molto più veloci e pratici. La versione consigliata è la 64-bit per tutti i PC con un quantitativo di memoria RAM pari o superiore a 4GB; per i PC più datati è disponibile la versione 32-bit.
  • Ubuntu 15.10 32-bit (diretto)
  • Ubuntu 15.10 64-bit (diretto)
  • Ubuntu 15.10 32-bit (torrent)
  • Ubuntu 15.10 64-bit (consigliato, torrent)

Installare Ubuntu su Smartphone Android | Guida

Ubuntu su Smartphone Android. La versione di Ubuntu per computer portatile è stata implementata per girare sui dispositivi mobili come smartphone e tablet, con la denominazione di Ubuntu Touch. Un sistema operativo Open Source versatile e leggero, che da poco ha incrementato anche un proprio store dove è possibile installare gratuitamente, moltissime app per tutte le esigenze. Il sistema operativo Ubuntu, può essere installato in Dual-Boot, permettendo quindi la selezione in avvio, del sistema da adoperare. Una funzione quindi, che ci permette di provare lo splendido OS gratuito, mantenendo comunque attivo e funzionante il sistema Android di base. Per poterlo installare su smartphone, basta possedere uno smartphone o tablet compatibile: anche gli smartphone Nexus sono quasi tutti compatibili (Nexus 4, Nexus 7 e Nexus 10). Ovviamente per installare Ubuntu su smartphone, il device deve possedere i permessi di Root.

DISPOSITIVI COMPATIBILI UBUNTU TOUCH

  • Acer Iconia A700
  • Asus Transformer Infinity
  • Asus Transformer Pad TF300T
  • B&N Nook Tablet
  • Dell Streak 7
  • Galaxy Nexus
  • HTC Desire
  • HTC Desire S
  • HTC Desire Z (use –wipe with phablet-flash or boot will most likely fail!)
  • HTC Evo LTE
  • HTC One
  • HTC One X
  • Huawei Ascend G300
  • Kindle Fire 1st Gen
  • Kindle Fire 2nd Gen
  • Kindle Fire HD 8.9″
  • LG Nitro/Optimus HD
  • LG Optimus L9
  • LG Spectrum 4G
  • Motorola Droid 3
  • Motorola Droid 4
  • Motorola Droid Bionic
  • Motorola Droid RAZR
  • Motorola RAZR (GSM/International)
  • Motorola Droid Razr HD/Maxx HD CDMA
  • Motorola Droid Razr M
  • Motorola Xoom
  • Nexus One
  • Oppo Find 5
  • Samsung Galaxy Note
  • Samsung Galaxy Note 10.1
  • Samsung Galaxy Note II
  • Samsung Galaxy S (GT-I9000)
  • Samsung Galaxy S B (GT-I9000B)
  • Samsung Galaxy S2 (GT-I9100)
  • Samsung Galaxy S3 (GT-I9300)
  • Samsung Galaxy S4 (GT-I9505)
  • Samsung Galaxy Tab 7.7 (GT-P6800)
  • Samsung Galaxy Tab 10.1 Wifi (GT-P7510)
  • Samsung Galaxy Tab 2 7.0 (p3110/p3113)
  • Samsung Galaxy Tab 2 7.0 GSM (p3100)
  • Samsung Galaxy Tab 2 10.1 Wifi
  • Sony Xperia S
  • Sony Xperia T
  • Sony Xperia Tablet Z
  • Sony Xperia Z
  • Sony Xperia ZL
  • VZ SGSIII

Requisiti

  • Smartphone compatibile
  • PC con installato Ubuntu o una distro Linux
  • ROM AOSP (meglio se ROM è ufficiale)
  • Bootloader sbloccato
  • Cavo microUSB-USB
  • USB Debug attivo sul device
Sul PC, e con lo smartphone collegato al computer con Debug USB attivo, devi avviare il terminale premendo CTRL+ALT+T e digitare la prima stringa:
  • sudo add-apt-repository ppa:phablet-team/tools
Premi invio e attendi il completamento.
Poi sarà necessario digitare le due seguenti stringhe di comando:
  • sudo apt-get update
  • sudo apt-get install phablet-tools android-tools-adb android-tools-fastboot
Ad ogni riga dovrai premere invio e attendere il completamento.
Realizzato ciò, scarica il file seguente

Ubuntu 15.10: arriva il nuovo sfondo e Kernel 4.2

Gli sviluppatori Canonical hanno presentato il nuovo sfondo di default in Ubuntu 15.10 Wily e confermato il Kernel 4.2.

Ubuntu 15.10 Sfondo di default
Mancano ormai pochi giorni al rilascio della Beta di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf, versione in fase di sviluppo che poterà con se le principali novità che troveremo incluse nella versione stabile il cui rilascio è previsto per il prossimo 22 Ottobre.
Tra le novità incluse in Ubuntu 15.10 Wily troviamo anche il nuovo sfondo di default, versione che include alcuni ritocchi all'attuale wallpaper di default in Ubuntu 15.04 Vivid come ad esempio un leggero bagliore arancio presente nel lato superiore sinistro dell'immagine. Da notare inoltre l'inserimento di riguardi rettangolari che vanno ad aggiungersi ai vari triangoli già inclusi nello sfondo di default di Ubuntu 15.04.

Oltre al nuovo sfondo di default, in Ubuntu 15.10 Wily è stato confermato il nuovo Kernel Linux 4.2 versione che migliora il supporto per schede grafiche Intel, AMD (con il nuovo driver open AMDGPU) e Nvidia oltre a supportare anche i nuovi processori Intel Skylake,
Ubuntu 15.10 Wily disporrà di svariati aggiornamenti oltre ad alcune ottimizzazioni riguardanti Unity 7 / Compiz e il nuovo Unity 8 e server grafico MIR.

Fedora, cos'è e come funziona

Nata nel 2003 da Red Hat, è apprezzata per la sua versatilità e adattabilità alle diverse esigenze degli utenti
Nel pur variegato mondo delle distribuzioni Linux, Fedora ricopre tra tutte un posto particolare. Nata nel 2003 da una costola di Red Hat, è diventata pian piano una distribuzione Linux completa e versatile, con milioni di utilizzatori in tutto il mondo. Linus Torvalds, papà di Linux, è tra i maggiori fan di Fedora tanto da dichiarare di utilizzarlo su tutti i computer che ha in casa. Lo sviluppo e il mantenimento di Fedora è assicurato da una fitta rete di sviluppatori indipendenti e ingegneri che assicurano il costante miglioramento delle funzionalità presenti all'interno della distribuzione Linux.
L'obiettivo è di implementare, nel minor tempo possibile e nel miglior modo, tutte le novità del mondo dell'open source e affermarsi come leader del settore. Per raggiungere questo scopo, gli sviluppatori Fedora applicano le modifiche direttamente sul codice sorgente del kernel Linux anziché aggiungere "pezzi" al codice della distribuzione stessa. In questo modo le novità introdotte saranno disponibili e utilizzabili da tutti gli utenti del sistema operativo open source, indipendentemente dalla distribuzione Linux utilizzata.

Fedora Linux

Una peculiarità che ha permesso a Fedora di conquistare i favori di milioni di utenti in tutto il mondo. Secondo DistroWatch, portale che monitora la "popolarità" delle varie distribuzioni Linux, Fedora è la quinta più scaricata negli ultimi 12 mesi alle spalle di Mint, Debian, openSUSE e Ubuntu.

Storia di Fedora

Nata nel 2003 come progetto sperimentale di una piccola fetta della community di utenti Red Hat, Fedora si afferma ben presto come una realtà a sé stante nel panorama delle distribuzioni Linux. L'obiettivo iniziale è di testare software non incluso nelle repository ufficiali Red Hat e provare a implementare nuove funzionalità nella distribuzione Linux. Nel giro di pochi mesi la cerchia di sviluppatori e ingegneri al lavoro sul codice cresce in fretta, tanto che tra il novembre 2003 e il novembre 2004 sono rilasciate tre versioni di Fedora. L'ultima versione disponibile è Fedora 23, rilasciata il 3 novembre 2015.

Fedora Linux

Il nome deriva dal cappello che fa da logo a Red Hat: un borsalino di colore rosso che, per l'appunto, è chiamato "fedora" in alcuni Paesi.

Caratteristiche di Fedora

Le varie release di Fedora sono caratterizzate da un ciclo di vita piuttosto breve. Il supporto per ogni versione è garantito per un tempo estremamente breve (13 mesi circa), mentre i rilasci delle nuove versioni si susseguono a cadenza semestrale (solitamente maggio e novembre).
L'interfaccia grafica di Fedora è gestita attraverso l'ambiente desktop GNOME e l'interfaccia di default è GNOME Shell. Ciò non vuol dire che sia l'unica opzione a disposizione degli utenti: volendo è possibile utilizzare Fedora con KDE, Xfce, LXDE, MATE e Cinnamon.

Gestore pacchetti Fedora

La gestione dei pacchetti e l'installazione di nuovi programmi avviene attraverso il sistema di gestione dei pacchetti RPM: DNF è il gestore di default, ma anche in questo caso gli utenti possono ricorrere ad altri software gestionali.

Le distribuzioni Fedora

Per garantire una distribuzione più ampia posibile, Fedora è rilasciata in molteplici modalità.
  • Distribuzione Linux su DVD. Un'immagine DVD contenente tutti i pacchetti software che permettono di installare la distribuzione Linux su qualunque computer e ne garantiscono la piena funzionalità
  • Live DVD. Un'immagine DVD che può essere utilizzata senza necessità di installare il sistema operativo sul disco fisso. Utilizzata, solitamente, per testare Fedora su nuovi computer o per recuperare sistemi informatici corrotti
  • Minimal boot. Una versione ridotta di Fedora, grazie alla quale è possibile installare la distribuzione Linux accedendo alle repository condivise in rete, anche locale

Fedora Linux

Le spin

A partire dalla versione Fedora 21, la distribuzione Linux nata da Red Hat è disponibile in tre prodotti "principali": Fedora Cloud, Fedora Server e Fedora Workstation. Il progetto Fedora, però, è caratterizzato anche dalle cosiddette Spin: versioni alternative della distribuzione Linux che, offrendo applicativi e funzionalità "differenti" rispetto a quelle presenti nella release ufficiale, si adattato a diverse tipologie di utenti. Includendo software come SciPy, Octave, Kile, Xfig o Inkscape, le varie Spin di Fedora possono essere utilizzate da gamer, da utenti interessati alla sicurezza informatica del proprio sistema, al design, alla robotica, all'informatica scientifica e molto altro ancora.

Le repository

Fino a Fedora 7, gli utenti potevano accedere a due diverse repository di programmi: Core ed Extras. Fedora Core conteneva tutti i pacchetti essenziali per il corretto funzionamento della distribuzione Linux, così come altri software e applicativi presenti nella versione completa di Fedora distribuita via DVD. Fedora Extras, invece, poteva essere utilizzata per scaricare i pacchetti sviluppati dalla comunità di programmatori indipendenti che non erano inclusi nella "versione ufficiale" della distribuzione Linux. Nel 2007, con il rilascio di Fedora 7, le due repository si sono fuse, dando vita a un unico grande "mercato" di software e applicativi di varia natura.

Fedora Linux su Fire TV di Amazon

Gli utenti, comunque, possono installare software non inclusi nella repository ufficiale aggiungendo nuove fonti per gli applicativi alla propria distribuzione. Tra le più utilizzate troviamo Livna, FreshRPM, RPM Fusion e negativo17.

Come costruire una hacking station con Kali Linux e Raspberry Pi


Con pochi euro è possibile realizzare un dispositivo utile a qualunque sistemista

Che Kali Linux fosse uno strumento duttile e potente è storia nota ma abbinato a Raspberry Pi possa veder crescere in maniera esponenziale le proprie capacità è, probabilmente, un aspetto di cui pochi sono a conoscenza. La distribuzione Linux molto utilizzata nell'ambito dell'informatica forense, infatti, può essere utilizzata per realizzare una hacking machine portatile, grazie alla quale poter effettuare penetration test in movimento senza essere gravati dell'ingombro di un computer.
Uno strumento molto utile per tutti quei sistemisti chiamati a   testare le capacità di difesa di sistemi informatici di varia natura.

Cos'è Kali Linux

Distribuzione basata su Debian, nasce dai desiderata degli esperti di sicurezza informatica che avevano contribuito allo sviluppo di BackTrack, altra distribuzione Linux molto utilizzata negli ambienti dei sistemisti. Ciò che distingue Kali Linux dalle altre versioni del sistema operativo ideato da Linus Torvalds è la presenza di programmi e strumenti ideali per testare la sicurezza di un sistema informatico.

Kali Linux

Dopo l'installazione, infatti, gli utenti potranno immediatamente utilizzare software come nmap (scanner di porte), Wireshark (tool per lo sniffing di pacchetti dati), John the ripper (per decifrare password di sistema e di rete) e Aircrack-ng (programma per penetration test di reti wireless). Tutto l'occorrente perun amministratore di rete preoccupato per l'impenetrabilità del proprio network.

Cos'è Raspberry Pi

Grande poco più di una carta di credito, Raspberry Pi è un minicomputer ideale per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della programmazione (il progetto nasce per incoraggiare studenti delle scuole dell'obbligo a imparare a programmare in Python) e al mondo del fai da te informatico.


Adeguatamente configurato e collegato a un monitor o al televisore di casa, Raspeberry Pi può essere utilizzato per vedere film, scrivere documenti e navigare in Rete. Un vero e proprio computer in miniatura, insomma, dai costi estremamente accessibili: l'ultima versione rilasciata, Raspberry Pi Zero, costa appena cinque dollari, mentre le versioni più sofisticate costano poco più di 30 dollari.

Di cosa c'è bisogno per costruire l'hacking station

Per costruire una hacking machine sono necessari pochi, economici, componenti. Ecco la lista di tutto ciò che serve.


  • Raspberry Pi modello B+
  • Kali Linux
  • Un battery pack
  • Un adattatore Wi-Fi USB
  • Una scheda SD da 8 gigabyte
  • Un piccolo touchscreen (come questo, ad esempio)
  • Una tastiera bluetooth portatile
  • Un computer per installare Kali Linux sulla scheda SD

Passo 1 – Installare Kali Linux

La prima cosa da fare per costruire la propria hacking machine è scaricare la versione di Kali Linux funzionante con Raspberry Pi e schermo touchscreen e installarla sulla scheda SD. Sarà quindi necessario scaricare la versione TFT del sistema operativo per poi montarla sul dispositivo di memoria rimovibile.


  • Installare Kali Linux con Windows. Per installare Kali Linux utilizzando un computer con sistema operativo Windows si deve scaricare il software Win32ImageWriter, installarlo e avviarlo (da Windows 7 in poi è necessario eseguirla come amministratore, cliccandoci sopra con il tasto destro e scegliendo l'opzione dal menu a scomparsa). Dopo aver inserito la scheda SD nel computer, si sceglie l'immagine di Kali Linux appena scaricata e si clicca sul pulsante Write. Terminata la procedura, si può inserire la scheda SD all'interno del lettore schede di Raspberry Pi
  • Installare Kali Linux con OS X. Per installare Kali Linux utilizzando un computer Apple si deve scaricare e installare il software RPi-sd card builder. Una volta avviato il programma, all'utente sarà chiesto di scegliere l'immagine della distribuzione Linux che si vuole utilizzare (Kali Linux TFT in questo caso) e proseguire con la procedura guidata. Dopo qualche minuto la procedura sarà completata: espellere la scheda e inserirla nel lettore del Raspberry Pi

Passo 2 – Montare lo schermo

Tutti i Raspberry Pi sono dotati di una porta GPIO (general purpose input/output) posizionata nell'angolo in alto (tutto dipende, ovviamente, da che prospettiva si guarda il minicomputer). Montare lo schermo touchscreen acquistato sfruttando questa porta è abbastanza ovvio: basta centrare i pin ed esercitare forza verso il basso, sino ad arrivare a fine corsa.

In alto a sinistra è presente la porta MPIO


Passo 3 – Connettere tutto e accendere

Una volta che si è collegato lo schermo al Raspberry Pi è possibile collegare tutte le altre periferiche al minicomputer. Prima di tutto si devono collegare l'adattatore Wi-Fi e la tastiera alle porte USB. Poi si può collegare il Raspberry Pi alla batteria esterna così da alimentarlo.
La procedura di avvio potrà essere un po' lenta, ma non c'è da preoccuparsi. Prima che compaia il logo di Kali Linux, sul display touch dovrebbe comparire una schermata bianca per una manciata di secondi: è sufficiente attendere pazientemente, senza toccare nessuna delle periferiche collegate al minicomputer.

Raspberry Pi pronto all'uso

Passo 4 – Abilitare la scheda Wi-Fi

Anche se Kali Linux riconosce automaticamente l'adattatore Wi-Fi, è necessario abilitare la scheda e collegarsi alla rete Wi-Fi da testare. Prima di tutto, però, va avviata l'interfaccia grafica di Kali Linux, così che il processo sia più semplice.
Inserire nome utente e password (rispettivamente "root" e "toor"), per entrare nel tool a riga di comando della distribuzione Linux. A questo punto si deve digitare il comando "startx", in modo tale da avviare l'inferfaccia utente del sistema operativo, che potrà essere controllato tramite touchscreen e tastiera.
Per collegarsi alla rete Wi-Fi si deve modificare il file di configurazione delle connessioni di Kali Linux. Lanciare nuovamente il terminale, digitare il comando "nano /etc/network/interfaces" e premere il tasto "Invio". Si apre un file di testo nel quale deve essere copiato il testo che segue:
auto wlan0
iface wlan0
inet dhcp
wpa-ssid "nome_della_rete"
wpa-psk "password_di_rete"
Dove al posto di "nome_della_rete" va inserita la denominazione della rete wireless (SSID) a cui ci si vuole connettere e al posto di "password_di_rete" deve essere messa la password di accesso alla stessa.

Raspberry Pi

Terminata l'operazione, premere i tasti "ctrl" e "x" e salvare le modifiche. Dopo il riavvio del sistema Raspberry Pi dovrebbe essere in grado di collegarsi automaticamente alla rete Wi-Fi appena configurata.

Passo 5 – Cambiare la password di Kali Linux

Nome utente e password di Kali Linux, come visto, non sono il massimo della sicurezza. Per cambiare la password utente, fortunatamente, non è richiesta grande competenza informatica. Mentre si è all'interno del Terminale, digitare il comando "passwd" e premere "Invio": a questo punto è possibile scegliere una nuova password seguendo la procedura guidata.

Unity 8, Mir e Snappy: cosa accadrà in Ubuntu 16.10?

I piani alti di Canonical sembrano aver trovato il lancio definitivo. In Ubuntu 16.10 troveremo un nuovo ambiente desktop, un nuovo server grafico e i nuovi pacchetti Snappy. Funzioneranno alla perfezione o sarà “solo” un iniziale flop come accaduto con Unity 7?

Ritorniamo a parlare della questione Unity 8, la prossima release dell’ambiente desktop made in Canonical che da qualche mese sta facendo parlare di sé. Il motivo? Utenti che preferiscono rimanere con un piede nel passato e uno sviluppo che, analizzando le tempistiche degli sviluppatori di Mark Shuttleworth, sta occupando molto più tempo del previsto. Inoltre, nell’aria si percepisce quella stessa paura che qualche anno fa ha colpito tutti gli utenti di Ubuntu che, abituati a GNOME 2, si sono ritrovati tutto d’un tratto in un nuovo mondo chiamato Unity. Un mondo, per lo meno all’inizio, fatto di bug e problemi su problemi. Ma proprio per evitare gli stessi errori del passato, in Canonical stanno andando con i piedi di piombo, prendendosi tutto il tempo necessario (o forse anche di più) affinché al lancio di Unity 8 tutto vada liscio come l’olio.
In realtà, però, il discorso è molto più complesso: non è solo Unity 8 a fare il suo debutto, ma anche il nuovo server grafico Mir ed i nuovi pacchetti Snappy. Sembrano progetti slegati fra loro, ma non è così. Ognuno di questi componenti è legato all’altro e, dunque, è necessario che vengano lanciati assieme. Che questo cambiamento sia giusto o sbagliato non sta a noi deciderlo. L’importante è che Canonical sia in grado di offrire agli utenti un ambiente grafico e un server di visualizzazione che siano affidabili quanto meno come in passato: non si avanti per tornare indietro!
Ciononostante, i cambiamenti si faranno sentire. Un esempio? Gli utenti non potranno più utilizzare temi di terze parti, per lo meno nella fase iniziale del lancio di Unity 8. E quel che accadrà con i pacchetti Snappy è ancora un’incognita, nonostante Canonical continui a dare certezze.
Sta di fatto che Unity 8, Mir e Snappy, annunciati quasi 2 anni fa, tardano ad arrivare. Rilascio dopo rilascio Mark Shuttleworth prende tempo. Se un giorno prima il team sembra essere pronto per lanciare la sua rivoluzione per la prossima release, il giorno dopo fa un passo indietro e rimanda il tutto a 2 o 3 versioni successive. Ma ora tutto sembra essere più definito. Nelle ultime settimane, infatti, pare che non ci siano stati più cambiamenti: in Ubuntu 16.10 troveremo Unity 8, Mir e i pacchetti Snappy e a confermarlo è anche l’ultimo vertice di Ubuntu Online (il video integrale è riportato a fondo post e al minuto 42:10 si parla proprio del futuro della distro). Ma noi, lo ribadiamo per l’ennesima volta: accettiamo pure un altro ritardo, purché tutto funzioni alla perfezione. Mark Shuttleworth, Canonical e il progetto Ubuntu non possono proprio permettersi altre figuracce come già accaduto in passato.


Ubuntu Tweak 0.8.7 - arriva il supporto per Ubuntu 14.04 Trusty e nuove Features

Gli sviluppatori di Ubuntu Tweak hanno rilasciato la nuova versione 0.8.7 che aggiunge il supporto per Ubuntu 14.04 Trusty oltre ad aggiungere due nuove funzionalità.

Ubuntu Tweak 0.8.7 in Ubuntu 14.04 Trusty LTS
Ubuntu Tweak è una delle più conosciute, apprezzate ed utilizzate applicazioni per personalizzare / gestire al meglio Ubuntu. L'idea del progetto è quella di aggiungere nuove opzioni per personalizzare l'ambiente desktop Unity oltre a disporre di un software center per aggiungere facilmente applicazioni non incluse nei repository ufficiali, tool di pulizia del sistema, script per Nautilus e molto altro ancora. Da poche è disponibile Ubuntu Tweak 0.8.7, importante aggiornamento che include il supporto per Ubuntu 14.04 Trusty oltre ad aggiungere due nuove ed utili opzioni.

Ubuntu Tweak 0.8.7 corregge il supporto per gli script nel file manager in Nautilus per Ubuntu 13.10 e versioni successive, corretti inoltre un bug per la gestione / personalizzazione delle scorciatoie da tastiera.
In Ubuntu 0.8.7 troviamo due utili opzioni la prima riguarda Unity la nuova funzionalità per minimizzare le finestre con un click sul collegamento nel Launcher.
Basta andare in Ottimizzazioni, Unity e impostare in On sull'opzione Launcher Click to minimize app.

Ubuntu Tweak 0.8.7 - Minimize from Unity Launcher

La seconda nuova opzione introdotta in Ubuntu Tweak 0.8.7 riguarda la ricerca ricorsiva in Nautilus che ci consente di effettuare ricerche mirate nella directory corrente e nelle sottodirectory indicandoci tutti i file e cartelle correlate con la nostra ricerca.

Per attivare / disattivare la ricerca ricorsiva in Nautilus basta andare in Ottimizzazioni, File Manager e mettere in off o on in Enable Recursive Search.

Ubuntu Tweak 0.8.7 - Nautilus Recursive Search

Ubuntu Tweak 0.8.7 è già disponibile per Ubuntu e derivate scaricando il pacchetto deb da questa pagina oppure digitando da terminale:

sudo add-apt-repository ppa:tualatrix/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install ubuntu-tweak

Windows 10 o Ubuntu?

Il confronto tra sistemi operativi proprietari e open source iniziato con una panoramica generale continua con il confronto tra il software di casa Redmond rilasciato quest’estate, Windows 10, con la più conosciuta distribuzione del mondo a codice aperto Ubuntu.
Partiamo dal presupposto che siamo già in possesso di un PC con un qualche sistema operativo installato e desideriamo installarne uno nuovo.

Installazione Microsoft Windows
punto interrogativoSe possediamo un PC con Windows 7, 8 o 8.1 probabilmente ci verrà proposto di aggiornare gratuitamente il sistema operativo alla versione 10 (naturalmente se siamo in possesso di una copia originale). L’aggiornamento è disponibile solo verso la stessa versione di licenza, ad esempio se possediamo una versione Home, sarà possibile aggiornare solo ad un’altra versione Home. In tutti gli altri casi sarà richiesto l’acquisto di una licenza.
Naturalmente Microsoft ha predisposto un’installazione automatizzata che semplifica il passaggio di versione. Installazione che può subire delle variazioni di durata a seconda se vengono accettate le configurazioni predefinite o se invece si vuole procedere passo passo nella scelta delle opzioni che più ci aggradano.
Qualora invece non abbiamo uno dei sistemi operativi citati sopra, sarà comunque possibile scaricare e acquistare una versione di Windows 10, avendo comunque a disposizione una serie di tool che permettono di trasferire la copia acquistata su una chiavetta USB o un DVD e procedere quindi all’installazione.
Dettaglio comunque da non sottovalutare sono i requisiti minimi del nostro computer da verificare prima di procedere all’acquisto della licenza.
Installazione Ubuntu
Nel caso di Ubuntu si dovrà procedere al download gratuito presso il sito di riferimento, avendo la possibilità di scegliere se utilizzare la versione a 32 bit o a 64 bit. Inoltre se abbiamo necessità di usare un sistema operativo stabile e con un supporto di assistenza sicuro, avremmo la possibilità di eseguire il download della versione LTS (Long Time Support).
Terminato lo scaricamento avremmo anche in questo caso una copia che andrà riversata o su una chiavetta USB o su un DVD. Una delle peculiarità di Ubuntu e di tutte le distribuzioni GNU/Linux è quella di poter provare il sistema operativo prima di installarlo definitivamente.
Una volta partita la procedura ci verrà chiesto se desideriamo avviare Ubuntu in modalità live oppure procedere all’installazione. Nel primo caso viene eseguita una copia del sistema operativo senza che venga minimamente toccato l’hard disk.
Questa procedura è utilissima per vedere se l’hardware del nostro pc viene supportato correttamente dalla distribuzione di casa Canonical e successivamente senza dover riavviare il pc sarà possibile procedere alla vera installazione.
La prima cosa importante di cui sincerarsi è avere una copia di backup degli eventuali file presenti sul pc.
Ulteriore dettaglio da prendere in considerazione e che il sistema Ubuntu permette di fare è quello di scegliere se mantenere comunque il sistema Windows installato, avendo poi la possibilità di scegliere quale software operativo far partire all’accensione del pc oppure mantenerne uno solo.
Anche nel caso di Ubuntu l’utente sarà seguito passo passo nell’installazione.
Il desktop a confronto
Terminata l’installazione o l’aggiornamento ci troveremo difronte al nuovo desktop di Microsoft Windows 10 che, rispetto alle precedenti versioni, recupera la barra Start con l’aggiunta di un’area di accesso rapido e dedicata alle App. Sostanzialmente è stata abbandonata l’interfaccia introdotta nella versione 8 e già rimaneggiata in parte nella 8.1, per tornare ad una simile alle versioni fino alla 7, chiaramente con qualche rimaneggiamento per non perdere totalmente quanto fatto nella versione 8.
In Ubuntu troveremo un desktop con presente una barra laterale sul lato sinistro dello schermo con già presenti delle applicazioni predefinite, che si possono rimuovere o integrare con altre, il tutto molto semplicemente tramite delle funzioni di accesso rapido con il tasto destro del mouse.
Oltre a questa, è presente una barra nel lato superiore dello schermo con l’orologio e le icone di notifica.
Gestire file e cartelle
La gestione dei file è da un lato simile in quanto sia in Windows che in Ubuntu è presente un gestore di navigazione che permette di accedere a tutti i file del proprio PC.
In entrambi i sistemi ogni utente configurato ha la propria cartella e delle sottocartelle predefinite per contenere in maniera organizzata i propri file. In Ubuntu, come nel conosciutissimo sistema proprietario, la gestione avviene semplicemente per copia e incolla o per trascinamento.
Una differenza è nella struttura del file system dei due software, ma sicuramente all’utente meno smaliziato poco importa. Nelle cartelle di sistema di Ubuntu è resa impossibile la scrittura se non si usa la password di amministrazione, questo per ovvie ragioni di sicurezza.
Navigare in internet
Chi su Windows usa già browser come Firefox o Chrome non avrà nessuna difficoltà perché gli stessi software open source sono presenti anche in Ubuntu. Naturalmente non sarà presente il vecchio Internet Explorer, mandato in pensione nelle nuove versioni del sistema di casa Microsoft, o il nuovissimo Edge di Windows 10,
Ascoltare musica e guardare video o film
Pure qui le differenze sono pochissime, nel senso che ambedue i sistemi sono dotati di software per l’ascolto della musica o per guardare qualche film in DVD.
Ubuntu permette semplicemente di installare tutti quei pacchetti che permettono l’ascolto di file audio o video. Nella fase d’installazione è possibile scegliere se installare o meno questi plugin, essendo questi rilasciati spesso con licenze non libere e quindi in contrasto con la filosofia del software libero. Naturalmente è possibile aggiungerli anche in una seconda fase semplicemente attraverso il gestore di sistema.

Aggiornamenti sì, aggiornamenti no
Upgrade
Entrambi i sistemi operativi offrono un supporto che garantisce la possibilità di aggiornare il sistema operativo con eventuali correzioni di bug. Il comportamento però è diverso nella scelta.
In Windows 10, ma anche nella versione 8, è possibile decidere se attivare il servizio di aggiornamento, ma non è possibile scegliere quali di questi aggiornamenti applicare, cosa per altro possibile nelle vecchie versioni.
In Ubuntu, invece, è possibile scegliere se attivare il sistema di aggiornamenti e quali applicare, il tutto in estrema trasparenza. Sarà possibile scegliere se installare solo patch di sicurezza o abilitare anche gli aggiornamenti di versione dei vari software installati.
Inoltre il sistema operativo Canonical offre come detto delle versioni della propria distribuzione denominate LTS, Long Time Service. Queste versioni vengono rilasciate ogni 2 anni con un supporto di aggiornamenti per 4 anni. Tutto questo per offrire ai propri clienti professionali delle versioni affidabili e garantite. Tutte le altre versioni invece vengono rilasciate ogni 6 mesi con un supporto di 18 mesi e queste sono più destinate ad un uso personale.
Installare nuovi programmi
Una delle caratteristiche che spesso veniva presa come esempio di difficoltà di utilizzo dei sistemi GNU/Linux era quella di configurare ed installare nuovi software. Tutto questo non è più vero da diversi anni.
Se in Windows “basta” un doppio clic sull’eseguibile del software da installare, in Ubuntu abbiamo a disposizione una utility che permette di selezionare tra migliaia di software quello che più interessa e installarlo semplicemente con un clic e inserendo la password di amministrazione. Tutti questi software sono già stati pacchettizzati per la versione di Ubuntu installata in modo da evitare incompatibilità e portare al crash il sistema.
Conclusioni
Messi a confronto sotto il lato desktop i due sistemi hanno molti punti in comune, nel senso che in entrambi è possibile svolgere le classiche operazioni quotidiane, sia per lavoro che per svago.
Tuttavia sotto il profilo della personalizzazione e della trasparenza il sistema Ubuntu la fa da padrone, mettendo a disposizione dell’utente un’ampia gamma di strumenti che permettono la configurazione di tutto il sistema. Chiaramente questo comporta che l’utente debba sapere dove cercare le funzioni e sappia utilizzare i vari software, ma anche qui la documentazione è molto vasta.

Installare Unity 8 e Mir su Ubuntu 15.10

Ecco come fare per provare in anteprima il nuovo ambiente desktop e il server di visualizzazione firmati Canonical.

Come abbiamo ampiamente discusso diverse volte in passato, Unity 8 e il nuovo server di visualizzazione Mir verranno introdotti di default a partire da Ubuntu 16.10. Ciò semplicemente perché gli sviluppatori di casa Canonical sono ancora a lavoro per rendere l’accoppiata ambiente desktop-server grafico più efficiente e stabile.
E se volessimo provare già da ora tutte le novità attualmente presenti in Unity 8? Se utilizziamo Ubuntu 15.10 o se disponiamo di un’installazione di prova di Ubuntu 16.04 (ancora in fase di sviluppo) possiamo farlo con estrema facilità, proprio perché i pacchetti di Unity 8 e Mir sono presenti nei repository delle due distro. Ed oggi scopriremo come mettere alla prova il nuovo ambiente desktop provandolo in anteprima.
Tutto quello che dobbiamo fare è avviare il terminale e da qui aggiornare prima l’intero elenco dei pacchetti di sistema:
(sudo apt-get update)
Fatto ciò, aggiorniamo tutto ciò che c’è di aggiornabile:
(sudo apt-get dist-upgrade)
per far sì di avere a disposizione gli ultimi pacchetti disponibili, inclusi quelli di Unity 8 che installeremo con:
(sudo apt-get install unity8-desktop-session-mir)
Fatto ciò, non ci resta che terminare la sessione e nella finestra di login selezionare Unity8-Mir per vedere apparire il nuovo ambiente desktop. Non dimentichiamo che Unity 8, così come Mir, sono ancora in fase di sviluppo: quindi limitiamoci alla loro installazione solo per saggiare cos’è che ci aspetterà fra qualche release.

unity-8-setup

Ecco le date di rilascio di Ubuntu 16.04 LTS

Il suo nome in codice è “Xenial Xerus” e diventerà la sesta LTS di Ubuntu.
Canonical ci ha abituati al rilascio di una versione di Ubuntu ogni 6 mesi e questa versione non è da meno.
Ricordiamo che il supporto di Canonical si divide in 5 anni per le LTS (Questa 16.04 diventerà la nuova LTS) e 9 mesi per le release normali. (Ubuntu 15.10, che è uscito il 22 Ottobre, riceverà supporto fino al 22 Luglio 2016, ad esempio).
La Ubuntu Wiki ci fa sapere che Ubuntu 16.04 verrà rilasciato il 21 Aprile ma prima di arrivare alla Final Release, ci sono diverse milestone da seguire:
  • Alpha 1 – 31 Dicembre
  • Alpha 2 – 28 Gennaio
  • Feature Freeze — 18 Febbraio
  • Beta 1 – 25 Febbraio
  • UI Freeze — 10 Marzo
  • Final Beta – 24 Marzo
  • Kernel Freeze — 7 Aprile
  • Release Candidate – 14 Aprile
  • Final Release – 21 Aprile
Le distro ufficiali basate su Ubuntu potranno godere di due Alpha, due Beta ed una Release Candidate.

Installare Ubuntu da rete senza CD



Quando è necessario installare più computer contemporaneamente e non si dispone di CD oppure di pennette USB oppure i computer non supportano il boot da USB è possibile installare Ubuntu attraverso la rete locale.
Questo articolo utilizzerà un’installazione preesistente di Windows per consentire l’installazione dalla rete di Ubuntu tramite protocollo PXE. E’ fondamentale che sia disponibile una connessione internet per completare l’installazione che per la maggior parte verrà eseguita tramite Internet.
Attenzione: questa guida è basata su quest’altra realizzata da gigidn ed è stata adattata per Ubuntu Karmic e arricchita col processo di installazione del sistema operativo.
Ciò che servirà per il nostro scopo è: un server DHCP e un server TFTP per Windows, ne esiste uno gratuito ed opensource da scaricare da questo indirizzo. Scaricato basterà installarlo con un doppio click e procedere con l’installazione senza nessun intervento.
Inoltre sarà necessario scaricare il file immagine di avvio dai server di Ubuntu, non è possibile usare l’immagine ISO.
La versione a 32 bit è disponibile a questo indirizzo mentre la versione a 64 bit è disponibile qui. Entrambe pesano poco più di 10 MB.
Ottenuta l’immagine di avvio si potrà scompattare con un qualsiasi programma di archiviazione che supporti tar.gz (WinRAR ad esempio va benissimo). Durante la decompressione potrebbero essere riportati errori su due files, è possibile ignorarli, si tratta di due file di collegamento che su Windows non sono supportati.
Passiamo al posizionamento dei files nel percorso da noi scelto: creeremo una directory di nome Ubuntu netboot sulla radice, ovvero C:\Ubuntu netboot. Quindi copiare:
  • La cartella pxelinux.cfg su C:\Ubuntu netboot
  • La cartella ubuntu-installer su C:\Ubuntu netboot
  • Il file ubuntu-installer\i386\pxelinux.0 su C:\Ubuntu netboot
Fatto ciò passiamo alla configurazione del server DHCP e TFTP: avviarlo tramite l’icona posta sul desktop oppure dal menu Programmi.
Subito configureremo le impostazioni generali premendo sul pulsante Settings in basso come indicato nella figura:
Tftpd32 settingsUn cambiamento fondamentale è stato il percorso Base directory nel quale è stato indicata la cartella nella quale si trovano i files scompattati ovvero C:\Ubuntu netboot. L’altro cambiamento apportato è stato mettere la spunta su PXE Compatibility, automaticamente si attiverà la spunta su Allow ‘\’ As virtual root, lasciarla spuntata. Confermare le opzioni con OK e si tornerà alla finestra principale di Tftpd32.
Tftpd32 DHCP serverSpostarsi sulla scheda DHCP server e compilare le voci come indicato:
  • IP pool starting address rappresenta l’indirizzo IP iniziale da assegnare alle macchine che si connetteranno. E’ necessario usare un IP coerente con la propria rete
  • Size of pool il numero di indirizzo da assegnare a partire da quello indicato in precedenza
  • Boot file indica il file di avvio e bisognerà indicare pxelinux.0
  • WINS/DNS server dovrà contenere il server DNS utilizzato per la risoluzione dei nomi.
  • Default router dovrà riportare l’indirizzo IP del router o del gateway attraverso il quale si arriva sulla rete esterna.
  • Mask rappresenta la maschera di sottorete per gli indirizzi IP rilasciati.
Confermare tutte le scelte premendo il pulsante Save.
Adesso siamo pronti ad avviare i nostri computer dalla rete, la procedura cambia da un BIOS all’altro, generalmente basterà impostare la sequenza di avvio indicando Network boot/PXE prima del disco rigido.
Boot da reteLa procedura di caricamento iniziale recuperà dalla rete un indirizzo IP, nell’esempio sopra indicato 192.168.1.100 e  quindi effettuerà l’avvio dalla rete.
InstallDopo alcuni secondi sarà mostrata la finestra principale di installazione nella quale saranno possibili varie scelte, è possibile esplorarle oppure scegliere la prima voce Install per avviare l’installazione di Ubuntu.
Le pagine seguenti mostrano la procedura di installazione manuale di Ubuntu, chi è all’altezza di seguirla può evitare la loro lettura.

Come creare pacchetti .deb partendo dai sorgenti

Con Debreate l’operazione è davvero banale: ecco come installarlo, utilizzarlo e creare tutti i .deb che vogliamo.

Quando si tratta di un software da installare, capita che gli utenti Linux alle prime armi entrino nel panico. Già, proprio quando mancano pacchetti precompilati per la distro in uso, ad esempio Ubuntu. Cosa fare in questi casi? Beh, bisognerebbe installare il software in questione compilando direttamente i sorgenti, operazione non poi così complessa ma, sotto alcuni aspetti, un po’ seccante. C’è un modo che ci permette di creare dei pacchetti .deb partendo dai sorgenti di un software? Assolutamente sì e, contrariamente a quanto si possa pensare, è un’operazione che può essere effettuata anche da un totale inesperto ed oggi scopriremo come fare.
Quello che ci serve è Debreate, un software dotato di interfaccia grafica, davvero semplice da utilizzare e, nonostante non sia stato recentemente aggiornato, svolge perfettamente il suo dovere. Per installarlo, raggiungiamo questa pagina e procediamo al download del pacchetto .deb: non avere Debreate già pacchettizzato per Ubuntu sarebbe stato davvero il colmo.
Al termine dell’installazione, avviamo il software dalla Dash per ritrovarci nella sua schermata iniziale. Quello che dobbiamo fare è indicare il nome da assegnare al pacchetto, la versione del software, un eventuale indirizzo e-mail del manutentore, la descrizione e una categoria di appartenenza. Superata questa fase, possiamo premere il pulsante avanti ed entrare nel vivo dell’azione selezionando la directory che contiene i sorgenti del software da pacchettizzare. Sorgenti che abbiamo scaricato dalla pagina ufficiale del programma da installare.
Fatto ciò, possiamo indicare eventuali dipendenze e altri dati opzionali. Avviamo il processo di creazione del .deb con un clic Start Building: scegliamo un percorso dove salvare il pacchetto risultante ed il gioco è fatto.

debreate

Ubuntu Touch: in arrivo un corposo aggiornamento

Con l’OTA 9 di Ubuntu Touch verrà introdotto il supporto al Bluetooth di nuova generazione, un nuovo indicatore di rete e tanto altro ancora. Ecco tutti i dettagli.

Non importa se odiamo o amiamo Canonical: bisogna dare atto all’azienda capeggiata da Mark Shuttleworth che Ubuntu Touch e fra i sistemi operativi “emergenti” quello che ad oggi sta ricevendo il maggior numero di aggiornamenti e su cui si stanno concentrando numerosissime forze. Con questo non vogliamo di certo dire che sia il migliore fra i nuovi OS, sia chiaro, ma è comunque un progetto che merita attenzione.
E questo i possessori dei primi ubuntufonini (Meizu MX4, BQ Acquaris E4.5, BQ Aquaris E5 HD e coloro i quali hanno installato Ubuntu Touch sul Nexus 4 e il Nexus 7) lo sanno benissimo: puntuale come un orologio svizzero anche l’OTA 8 della distro mobile è atterrato in tutti i device nei giorni scorsi. Ma per Canonical il lavoro non finisce certo qui. Come già comunicato dai piani alti dell’azienda, infatti, gli sviluppatori sono già a lavoro su quello che sarà il nono aggiornamento di Ubuntu Touch che introdurrà numerose migliorie e novità.
Primo fra tutti un nuovo supporto al Bluetooth che permetterà di utilizzare anche gli standard di nuova generazione. Poi, troveremo un nuovo indicatore di rete che includerà delle funzionalità ancora ignote ma speriamo che sia ancora più intuitivo e semplice da gestire con un tocco. E poi ancora una nuova release di Unity 8 e gli Unity Scopes Shell. In definitiva, l’OTA 9 di Ubuntu Touch ha tutte le carte in regole per divenire uno degli aggiornamenti più corposi della distro mobile. Ma prima di poterci mettere mano ci vorrà ancora qualche tempo. Allo stato attuale, infatti, il rilascio è previsto per il 20 gennaio 2016. Stay tuned! Nel frattempo, vogliamo lanciare un piccolo sondaggio: quanti dei lettori di TuxJournal.net hanno acquistato un ubuntufonino o hanno provato Ubuntu Touch su un Nexus 4 o 7?

ubuntu-touch