Ubuntu Software Libero: ottobre 2015
IN QUESTO BLOG PARLEREMO DI TUTTE LE DISTRIBUZIONI LINUX E LE LORO CARATTERISTICHE, GRAZIE E BUONA PERMANENZA!!!

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Ubuntu 15.10 su desktop e anched su cloud

La nuova versione della distro Linux include novità importanti soprattutto sul fronte server e cloud, per cui nuovi strumenti dovrebbero offrire una gestione meno complicata delle macchine virtuali e dei container
Roma - Canonical ha completato i lavori su Wily Werewolf, nome in codice della release 15.10 di Ubuntu distribuita in questi giorni per sistemi client, server e infrastrutture cloud. "Incrementali" le novità su desktop, mentre la parte da leone la fanno i nuovi tool a disposizione di aziende e amministratori di sistema.

Su computer, Ubuntu 15.10 presenta le versioni aggiornate dei pacchetti software integrati a cominciare dal kernel basato su Linux 4.2, gcc-5, GTK, Qt, il browser Mozilla Firefox, la suite di produttività LibreOffice e molto altro.

Aggiornata anche Unity, l'interfaccia standard di Ubuntu che ora risulta migliorata dal punto di vista della stabilità e che, volendo, si può sostituire con una delle tante GUI alternative disponibili in rete; Canonical fornisce inoltre la possibilità di testare le novità di Unity8, interfaccia che verrà integrata nelle versioni future del sistema.

 Le principali novità di Wily Werewolf sono quelle presenti nelle varianti cloud e server del sistema operativo open source, un ambito di utilizzo in cui Canonical può vantare un'attrattiva forte.

Una delle nuove caratteristiche di Ubuntu 15.10 per ambiti professionali si chiama OpenStack Autopilot, un tool pensato per facilitare l'installazione e l'integrazione della omonima piattaforma IaaS (Infrastructure-as-a-Service); integrato di default anche LXD, ipervisore per la gestione di container e relative applicazioni virtualizzate con tutte le caratteristiche che ci si può aspettare - dice Canonical - da un ipervisore moderno, come gestione delle immagini, snapshot, migrazioni "live", supporto a IPv4 e IPv6, API RESTful e altro ancora.

Come installare Ubuntu 15.10 in un Server


La guida completa all’installazione della distro minimale firmata Canonical.
La nuova release della distro di Canonical è apparsa la scorsa settimana in tutte le sue differenti versioni: desktop e derivate sono disponibili al download. Così come la release appositamente studiata per i server, un’immagine minimale e ottimizzata. Vogliamo installarla su una nostra macchina? Ecco come fare.
Tutto inizia con il download dell’immagine di Ubuntu 15.10 Server da utilizzare. Se la macchina sulla quale vogliamo installarlo è a 32 bit, scarichiamola da qui. Per sistemi a 64 bit, invece, clicchiamo qui. Al termine del download, masterizziamo l’immagine su un CD o, in alternativa, creiamo una pendrive avviabile (possiamo affidarci a tool come Unetbootin). Possiamo quindi spostarci sulla macchina dove installare Ubuntu Server 15.10.
Inserito il CD nel lettore (o la pendrive nella porta USB) e settato dal BIOS l’avvio da periferica esterna, non ci resta che attendere la comparsa della schermata di avvio di Ubuntu Server nella quale ci viene richiesta la selezione della lingua. Ovviamente, optiamo per l’italiano e confermiamo con Invio. Nella nuova schermata che appare, selezioniamo l’opzione Installa Ubuntu Server e, indichiamo (nuovamente) la lingua da utilizzare per il sistema.
Inizia ora una fase abbastanza semplice: dobbiamo selezionare il nostro Paese, il layout della tastiera e il fuso orario da utilizzare. Fatto ciò, il programma di installazione di Ubuntu 15.10 Server verifica che l’hardware sia compatibile e configura la rete in DHCP.
Scegliamo ora il nome host da assegnare al sistema. Successivamente, dobbiamo indicare un utente per il login: Ubuntu Server non consente il login direttamente come root, dunque dovremo creare un nome utente differente. Indichiamo anche una password e, nel caso in cui avessimo bisogno di una directory cifrata, nella schermata successiva optiamo per Si.
ubuntu-server-15-10-directory-cifrata
Superata questa fase, inizia il partizionamento del disco rigido, operazione guidata che varia in base alle esigenze (e allo spazio) di ogni singolo utente. Preferiamo dunque tralasciare i dettagli e lasciare che ogni lettore configuri lo spazio per Ubuntu 15.10 Server secondo i propri gusti.
Al termine del partizionamento, parte l’installazione del sistema. Dopo un po’, appare una finestra di dialogo per la configurazione del gestore dei pacchetti APT: lasciamo la linea proxy HTTP vuota (sempre che non stiamo utilizzando un server proxy) e proseguiamo.
Non appena appare la domanda “Installare il boot loader GRUB nel record di avvio principale?” optiamo per. Ad installazione conclusa, non ci resta che rimuovere il supporto che abbiamo utilizzato per il setup di Ubuntu 15.10 Server e riavviare il sistema che sarà pronto all’uso.
ubuntu-server-15-10-finish

Kaly Linux molto bello

Se lavoriamo nel campo della sicurezza informatica, o comunque abbiamo da svolgere dei test di questo tipo pur non appartenendo all’ambito specifico, uno strumento come Kali Linux non può mancare all’interno della nostra lista di security tool. La distribuzione di cui andiamo a parlare è infatti il successore spirituale di Backtrack, portata avanti dallo stesso team ma con linee guida più stringenti, una coerenza di fondo all’interno del sistema operativo che mancava al predecessore, e ovviamente tutti gli ultimi ritrovati per un vulnerability assessment di tutto rispetto (e non solo) costantemente aggiornati.

Installare Kali Linux

L’ultima release di Kali al momento della scrittura è la 1.0.6, datata gennaio 2014, e sul sito ufficiale possiamo scaricare dalla pagina di download le immagini per VMWare Player e una vasta lista di chipset ARM per ognuno dei quali abbiamo un’immagine flashabile. Questo ci dà l’ispirazione per la costruzione di una board ARM che sia dedicata, nella nostra azienda, ad eseguire dei vulnerability assessment in maniera quasi automatica, magari su trigger temporali o causali.
Possiamo anche costruirci le nostre immagini ISO per avviare la distribuzione in modalità live: questo ci servirà in particolare per tutti quei compiti che concernono l’analisi forense, di cui abbiamo già parlato e per cui abbiamo mostrato Kali come uno degli esempi di toolkit per questo tipo di attività.

Il desktop di Kali Linux

Kali al primo impatto ci presenta un desktop abbastanza particolare: non essendo pensata per un uso di tutti i giorni, dove la user experience deve in qualche modo frustrare poco l’utente abbinando alle funzionalità anche un minimo di eyecandy per appagare l’occhio, l’ambiente grafico è una sessione di GNOME Shell in modalità fallback, con un menu in alto molto tradizionale dove possiamo trovare tutti i tool inclusi nella distribuzione, sia in modalità testuale che (ove possibile grafica). Nonostante questa facilitazione, parecchio del software incluso in Kali è accessibile da riga di comando e completamente fruibile dal terminale. Come detto precedentemente quindi si tratta di una distribuzione perfetta da far girare su degli embedded per poi contattare l’host in SSH quando è il momento. Stesso ragionamento può essere applicato ad una macchina virtuale.
Figura 1. Kali Linux ci mette a disposizione uno spartano GNOME in sessione di fallback
Kali Linux ci mette a disposizione uno spartano GNOME in sessione di fallback
All’interno di Kali troviamo moltissimi software che ci permettono di indagare sulle falle di sicurezza che ci affliggono: tra questi chiaramente abbiamo Nmap, Zenmap come interfaccia grafica di Nmap, poi ancora OpenVAS e per il penetration testing il sempre verde Metasploit Framework, che ci permette di sfruttare le nostre vulnerabilità acclarate precedentemente per cercare di ottenere accessi abusivi alle macchine che stiamo analizzando, in modo da poter verificare se la falla esiste, e se il nostro lavoro di hardening riesce ad aggiustare le cose.
Insieme a questi programmi, chiaramente ne troviamo altri che servono in maggior numero per il penetration testing, mentre alcuni possono essere utilizzati per il recupero di dati da hard disk danneggiati o semplicemente che hanno perso del contenuto informativo.

Ubuntu Phone: è arrivato il momento di acquistarne uno? provare per credere

Ubuntu Touch è il progetto di Canonical che è cresciuto lentamente fino ad entrare ufficialmente nel mercato dei sistemi operativi mobile.
Attualmente sono in commercio ben tre device animati da Ubuntu Touch ovvero: BQ Aquaris E4.5, Meizu MX4 e BQ Aquaris E5 HD. Si tratta di ottimi terminali in termini di dotazione hardware commercializzati a costi abbordabili.
Tuttavia quello che distingue uno smartphone è spesso proprio il sistema operativo, oggi esistono diverse alternative al “duopolio” formato da iOS e Android, ma poche sono alla loro altezza in termini di ecosistema di applicazioni. Ubuntu Touch promette molto bene e sicuramente offre un esperienza utente interessante, ciò nonostante il sistema risulta essere ancora immaturo rispetto agli standard a cui ci ha abituati il mercato.
Il “problema” di Ubuntu Touch è forse proprio la “giovinezza” del progetto, esso è entrato in commercio soltanto di recente e ancora non esiste un ecosistema di applicazioni consolidate e, tanto meno, ottimizzate per questo sistema operativo. Per il momento tutto grava sulle spalle di Canonical che tenta di colmare tutte le lacune come meglio può.
Un ecosistema di app per crescere ha bisogno di diversi anni, basti pensare a Microsoft, con il suo Windows Phone, che ancora oggi non riesce ad offrire un ecosistema di app vasto come quello di Android/iOS. Altre alternative come Sailfish OS mettono a disposizione la compatibilità nativa con le app del Robottino Verde e quest’ultima potrebbe rappresentare un’interessante soluzione per il team del gruppo capitanato da Mark Shuttleworth.
Tuttavia gli sviluppatori di Ubuntu Touch hanno fatto capire alla comunità che non è loro intenzione implementare la compatibilità con le app Android. Dunque Canonical dovrà lavorare ancora molto per rendere più appetibile Ubuntu Touch ai developer di terze parti.

Ubuntu 15.10 Wily Werewolf: alcuni piccoli consigli e trucchi

Ubuntu 15.10 Wily Werewolf è fra noi ormai da tre giorni (è uscita giovedì 22 ottobre 2015); in molti hanno già provato l’ultima versione della popolare distribuzione GNU/Linux e, come spesso accade, si sono create le solite fazioni. Se siete fra quelli che l’hanno appena installata e non sapete come procedere, ecco qualche consiglio in merito alle prime cose da fare con il vostro nuovo sistema operativo.

INFORMARSI
Avete letto qualche articolo che illustra il funzionamento di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf e vi siete incuriositi a tal punto da scaricarlo ed installarlo? Non basta fermarsi qui. Un nuovo sistema operativo richiede tempo e voglia di capire differenze e nuovi modi di operare. Quindi, se siete novelli user, cercate di reperire quante più informazioni dal sito ufficiale, consultate la documentazione e seguite le guide presenti in internet per risolvere alcuni dei problemi che possono insorgere. Se non basta, c’è il supporto tramite forum e la chat IRC dove chiedere aiuto ad utenti più esperti (il portale italiano è piuttosto frequentato). Se, invece, avete già un minimo di esperienza con la distro di Canonical, cercate di capire tutte le novità e le differenze rispetto alle versioni precedenti.
INSTALLARE I PRIMI AGGIORNAMENTI
Sembra impossibile ma non lo è. I primi aggiornamenti sono arrivati dopo pochissimo tempo dal rilascio di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf, perché avere un sistema operativo sempre aggiornato è il primo modo per difendersi da eventuali problemi di sicurezza o da attacchi (scegliendo una distribuzione GNU/Linux, comunque, avete già fatto un gran bel passo in questo senso). Inoltre, ci sono le applicazioni presenti nei repository che hanno i loro aggiornamenti e saranno forniti insieme a quelli di sistema.

ubuntu
La Dash di Unity
UNO SGUARDO ALLA NOSTRA PRIVACY
Unity, ambiente desktop di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf, è fornito di una dash che svolge un ottimo lavoro di ricerca all’interno del computer fra immagini, documenti e software, ma non solo: si possono ottenere informazioni dalla rete semplicemente digitando nel campo di ricerca quello che si desidera (ad esempio vengono mostrati risultati di ricerca da Amazon, corrispondenti alla keyword inserita). Se questa funzione per voi è inutile e non volete far sapere quello che digitate nella dash ad altre società, recatevi in Impostazioni di sistema – Sicurezza e Privacy – Ricerca. Da qui, disattivate la voce relativa alle ricerchè online.
INSTALLARE EVENTUALI DRIVER PROPRIETARI
Tantissimo hardware è supportato nativamente dal kernel Linux, di varia tipologia. A volte, però, come nel caso delle schede video, se si vuole ottenere il massimo delle loro performace (ad esempio con i videogames) è necessario installare i driver creati ad hoc dall’azienda (quindi con codice sorgente proprietario e non open). Per vedere se sono disponibili, aprite le Impostazioni di sistema di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf, successivamente Software e aggiornamenti, poi nell’ultima scheda a destra troverete la lista degli eventuali driver proprietari disponibili.
INSTALLARE I PACCHETTI PREFERITI
Questa operazione è eseguibile in due modi: da interfaccia grafica, grazie ad Ubuntu Software Center, e da terminale. Il primo metodo potrebbe sembrare più semplice ma, se si spende qualche minuto a capire i comandi, il terminale da ottime soddisfazioni. Ad esempio, per installare una applicazione basta digitare:
sudo apt-get install nomepacchetto
In alternativa, possono essere usate anche altre applicazioni al posto del software center, più spartane ma allo stesso tempo più rapide e leggere (ad esempio Synaptic). I pacchetti che vi consiglio di installare sono:
ubuntu-restricted-extras rar p7zip openjdk-7-jre icedtea-7-plugin unity-tweak-tool gdebi
Specialmente il primo della lista, permette ad Ubuntu 15.10 Wily Werewolf di ottenere tutti i codec necessari (tra cui il flashplayer). Solitamente le distribuzioni GNU/Linux come Ubuntu 15.10 Wily Werewolf hanno già molto software preinstallato quindi non c’è poi molto da aggiungere, però potete sostituire quelli presenti con alcune alternative, sempre seguendo le due vie maestre per installare nuovo software.

ubuntu
Logo Ubuntu
Adesso godetevi la vostra Ubuntu 15.10 Wily Werewolf e cercate di non dimenticare mai il primissimo consiglio, valido per qualsiasi problema.

Ubuntu 15.10 “Wily Werewolf" è arrivato


Dopo i canonici sei mesi di sviluppo ecco che arriva una nuova stable release della distribuzione di Canonical. Ubuntu 15.10, nome in codice “Wily Werewolf” è infatti disponibile per il download e gli utenti saranno sicuramente felici di effettuare questo update.
Come già anticipato in un nostro precedente articolo sull’argomento, questa release non dovrebbe portare con sé features addizionali particolarmente rilevanti.
Una delle poche novità a livello di UI sarebbe rappresentata dalle nuove Overlay Scrollbars, infatti il team di Ubuntu avrebbe deciso di adottare quelle disponibili di default su GNOME, abbandonato invece quelle precedentemente sviluppate appositamente per Unity. Parlando proprio dell’ambiente grafico di Ubuntu, è possibile notare una maggiore pulizia generale oltre alla risoluzione di svariati bug.
Altra novità di rilevo riguarda il supporto al Persistent Network Interface Names; si tratta di una feature di un certo interesse, infatti da questa versione della distro i vari nomi delle reti resteranno gli stessi anche dopo il reboot o quando i vari network device verranno disconnessi dal proprio Pc.
Arrivato anche Ubuntu Make, una utility per la shell con la quale sarà possibile installare vari tool per lo sviluppo, frameworks, services, e anche l’intero Android development environment. Si tratta quindi di una funzione particolarmente indicata per tutti i developers che utilizzano Ubuntu.
Il team del progetto ha anche inserito il supporto allo Steam Controller, ovvero il device di Valve dedicato al gaming e alle Steam Machines, che presto approderanno sul mercato e che sono già pre-ordinabili direttamente su Steam. Ubuntu 15.10 è animata dal kernel Linux 4.2 che dovrebbe garantire un considerevole aumento del bacino di hardware supportato.
Sono arrivati anche vari update dei pacchetti e delle librerie, sarà quindi possibile trovare nei repository: Firefox 41, Libreoffice 5 e in generale tutti i programmi di GNOME 3.16. Qualche ora prima del rilascio di Ubuntu 15.10 il “dittatore benevolo” Mark Shuttleworth ha anche annunciato il nome in codice della prossima LTS ovvero: Ubuntu 16.04Xenial Xerus“. Nello stesso post il dirigente ha anche parlato di Snappy, ovvero il futuro sistema di pacchetti che sarà adottato a partire da Ubuntu 16.10, del sistema Cloud di Canonical e di MAAS.
Per una panoramica completa delle principali novità di Ubuntu 15.10 “Wily Werewolf” e delle sue derivate è possibile consultare questo articolo pubblicato su HTML.it.


Ubuntu Linux 15.10 Wily Werewolf è disponibile il download da non perdere

La stavate aspettando? Puntuale come sempre arriva dopo sei mesi la nuova stable release di Ubuntu Linux sviluppato da Canonical: la versione 15.10 Wily Werewolf.
Questa nuova versione non introduce molte novità per quanto riguarda l'esperienza d'uso.
ubuntu1504
Tra quelle che faranno più piacere agli utenti troviamo però la nuova versione del Desktop Environment di default, Unity 7.3.3, che oltre a numerosi bug fix offre ora la possibilità di trascinare un'app dal Dash al desktop per creare un collegamento e la Overlay Scrollbar di GNOME, che si espande automaticamente quando il mouse si avvicina.
Da ricordare poi anche Ubuntu Make, una utility per la shell con cui è possibile installare vari tool per lo sviluppo oltre che l'intero Android development environment, mentre il supporto al Persistent Network Interface Names consente di mantenere i vari nomi delle reti anche dopo il reboot o quando si disconnettono dal computer i vari dispositivi di Rete.

Il team di sviluppo infine ha anche inserito il supporto allo Steam Controller, visto che presto le Steam machine di valve dedicate al gaming approderanno presto sul mercato (sono infatti già prenotabili su Steam).
Per il resto Ubuntu 15.10 è ora basato sul kernel Linux 4.2 (rilasciato alla fine di agosto) che dovrebbe garantire un considerevole incremento delle tipologie di hardware supportato. Nei repository inoltre troverete anche gli update di diversi pacchetti e librerie, tra cui:
  • Firefox 41
  • Chromium 45
  • LibreOffice 5.0.2
  • Nautilus ("Files") 3.14.2
  • Totem ("Videos") 3.16
  • Rhythmbox 3.2.1
  • GNOME Terminal 3.16
  • Eye of GNOME 3.16
  • Empathy 3.12.10
  • Shotwell 0.22

Recuperare tutte le password con Ubuntu su Windows




Se non si ricorda la password della propria sessione Windows, o si desidera sbloccare una password di protezione del PC, ecco una guida utile che consente di semplificare questa procedura e accedere nuovamente alla propria sessione. Il metodo, di cui sotto, è valido per Windows XP, Vista, 7 e Windows 8.





Scaricare Ubuntu

Il primo passo per procedere è quello di scaricare il file immagine disco di Ubuntu dal sito ufficiale. Si deve scegliere tra la versione 32bit e quella 64bit a seconda il proprio PC. Se non si sa quale scegliere leggere la nostra guida 32 o 64 bit - Come faccio a saperlo.

Masterizzare ubuntu su CD

Finito il download si deve masterizzare il file ISO su un CD o DVD in modalità immagine disco e non in modalità dati. Si può usare un programma gratuito come ImgBurn o CDBurnerXP.

Creare una USB bootabile

Se si preferisce utilizzare una chiavetta USB invece di un CD, ricordiamo che una USB è molto più veloce di un CD, basta scaricare il programma Unetbootin e procedere come segue:

Per prima cosa assicurarsi che la chiavetta sia formattata in FAT32. Avviare poi il programma e selezionare Diskimage invece di Distribuzione. Fare clic su pulsante "..." (3 puntini) per selezionare il file ISO già scaricato, poi nella voce Type:, scegliere USB Drive e indicare la lettera corrispondente alla propria chiavetta nella voce Drive.

Nota bene: Si consiglia di staccare tutte le unità USB collegate al computer per lasciare solo la chiavetta che si desidera utilizzare.

Avviare Ubuntu da CD o da USB

Inserire il CD o la chiavetta e riavviare il PC. Al riavvio premere, più volte se necessario, il tasto Canc, F1 o F2 per accedere al Setup del BIOS. Entrare nella scheda Boot, poi, sotto la voce Boot Device Priority, spostare l'unità CD o USB all'inizio della lista e cliccare F10 per salvare le proprie impostazioni, poi premere Y (Yes) per confermare e infine Invio.

Per maggiori informazioni su come modificare la sequenza di avvio leggere la nostra guida: Come bootare da CD modificando la sequenza d'avvio.

All'avvio di Ubuntu, nella prima schermata selezionare la lingua, poi scegliere l'opzione Prova Ubuntu senza installarlo e aspettare che il sistema si avvii e si visualizza il desktop.

Installare chntpw

La prima operazione da compiere è installare il programmino che verrà utilizzato per cancellare la password: entrare su Sistema > Amministrazione > Gestore pacchetti Synaptic. Nella finestra che si apre andare a Impostazioni > Repository. Poi entrare nella scheda Software per Ubuntu e spuntare la casella corrispondente a Mantenuto dalla comunità, software libero e open source (universe) e chiudere la finestra. Cliccare su Aggiorna per aggiornare i repository e le informazioni sui pacchetti. Nella casella di ricerca Filtro rapido, in alto, digitare chntpw poi Invio. Verrà visualizzato il pacchetto, spuntare la casella a sinistra del nome del pacchetto e cliccare Applica.

Identificare il disco o la partizione di sistema

Il prossimo passaggio consiste nel localizzare il disco o la partizione in cui è stato installato Windows: aprire Risorse del computer, cercare quale unità disco contiene la cartella Windows e scrivere da qualche parte le referenze del disco selezionato.

Cancellare la password corrente di Windows con chntpw

Aprire il Terminale e posizionarsi nella cartella Media con il comando cd (
cd /media
) poi eseguire il comando Is per elencare tutti i dischi installati. Eseguire il comando
cd xxxx
, sostituendo xxxx con la referenza del disco di sistema Windows scritte in precedenza.

Posizionarsi nella cartella config (contenente le proprie password) con il comando
cd WINDOWS/system32/config
, eseguire poi il comando
sudo chntpw SAM -i
, digitare 1 e infine Invio. Verrà visualizzata così una tabella con tutti i nomi utenti Windows. Nella colonna RID a sinistra, notare il codice corrispondente al nome utente al quale si desidera recupera la password.

Eseguire il comando
0x codice RID
(sostituire "codice RID" con quello notato prima), poi digitare 1 e Invio per reimpostare la password dell'utente. Per finire digitare ! poi Invio per uscire dal menu e in fine q poi Invio per salvare le modifiche.

Chiudere tutte le finestre e riavviare il PC.

Nota Bene: Non dimenticare di rimuovere il disco o la chiavetta d'installazione Ubuntu dal PC. Al riavvio, sarà possibile accedere alla propria sessione Windows senza password.

Utilizzare il DVD di Windows invece di Ubuntu

Se si ha già il DVD di Windows (Vista 7, 8, o 10), è possibile utilizzarlo per reimpostare la password della propria sessione Windows. La nostra guida Ripristino password amministratore per Windows lo mostra Step by Step e con delle immagini.
Per poter consultare questo documento offline, ne potete scaricare gratuitamente una versione in formato PDF:

Tutte le distribuzioni di Ubuntu 15.10 – Le grandi Novità

Ubuntu 15.10 – Novità

Come la maggior parte degli utenti sanno, ad ottobre, come ogni anno, verrà rilasciata la nuova versione di Ubuntu. Il nome completo scelto è, Ubuntu 15.10 Wily Wereworlf, con importanti novità e nuove caratteristiche. Ricordiamo che Ubuntu attualmente è una delle distribuzioni più diffuse ed intuitive esistenti sul panorama dei sistemi Linux (GNU/Linux il vero nome). Inoltre Ubuntu si sta preparando a sbarcare sugli smartphone, cosa che potrebbe essere interessante per quella tipologia di utenti un po più esperti e che desiderano avere il totale controllo del proprio telefono. Vediamo cosa avrà in dotazione la versione Desktop.
 

Ubuntu MATE 15.10 

Importanti novità, alla versione con il Desktop Environment MATE di Ubuntu.
Molte le migliorie grafiche e l’ambiente risulta essere estremamente completo. È stato anche introdotta una recente versione di MATE Tweak Tool, strumento necessario per la personalizzazione dei vari aspetti dell’ambiente MATE.
È stato integrato anche lo strumento TLP, che consente la gestione energetica sui portatili  offrendo la possibilità di dilazionare le risorse come si desidera.


Kubuntu 15.10

Kubuntu è la nota versione di Ubuntu, ma come Desktop Environment utilizza KDE. Non molte le novità, molti i bug corretti. Sbarca dotata di KDE Plasma 5.3 e le ultime versioni delle relative applicazioni.

Lubuntu 15.10

Non sarà invece pronto il Desktop Environment LXQT. Questo Desktop Environment nasce dall’unione degli sforzi del team LXDE e Razor-QT con l’obiettivo di essere un DE leggero e performante, ma contemporaneamente di bell’aspetto, per questa versione di Ubuntu purtroppo non sarà pronto.

 

Unity 8

Niente da fare per Unity 8. Il Desktop Environment di default di Ubuntu, di prossima generazione, è ancora un cantiere aperto. Ubuntu 15.10 userà ancora Unity 7 e Xorg, quindi niente Mir. Non si sa bene quando Unity 8 e Mir verranno effettivamente messe in produzione in modo tale da essere i sistemi di default di Ubuntu, anche se qualche tempo fa si vociferava per Ubuntu 16.04, ad oggi sembra che neanche quest’ultima sarà dotata di Unity 8 con display server Mir

Èra l’ora di Linux Ubuntu 15.10


Canonical rilascia Ubuntu 15.10: in download da oggi 22 ottobre, con la piattaforma cloud OpenStack Liberty e strumento di gestione Autopilot
Arriva Ubuntu 15.10 con OpenStack Liberty e strumento di gestione Autopilot. Dal 22 ottobre Canonical rilascia la nuova versione di Ubuntu Linux con la piattaforma aggiornata del cloud computing OpenStack, più due tecnologie targate Canonical: Autopilot , il tool per gestire lo sviluppo di OpenStack e LXD per i container.
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È l'ora di Linux Ubuntu 15.10
È l’ora di Linux Ubuntu 15.10
Il download è disponibile da oggi 22 ottobre. Ubuntu 15.10 (nome in codice Wily Werewolf) è una edizione ad interim fra la versione con supporto a lungo termine (LTS) di Ubuntu, supportatata per 5 anni da Canonical per i clienti con tale accordo. L’ultima versione LTS è la 14.04, lanciata nell’aprile 2014.
La maggior parte degli updates in questa versione pare essere focalizzata su servers e cloud, mentre l’interfaccia utente per desktop sarà aggiornata su Ubuntu 16.04 LTS, in arrivo nell’aprile 2016.
Intanto Canonical offre un’anteprima di Unity 8, l’interfaccia utente di prossima generazione. Gli utenti possono effettuare il log-in per accedere a una sessione su desktop su Unity 8, per conoscere le nuove funzionalità.
Canonical rende disponibile la tecnologia Linux Container Daemon (LXD) in Ubuntu 15.10, dopo il debutto sulla versione 15.04, destinata a container con simili livelli di sicurezza ed isolamento di una virtual machine. Lxd permette di scattare immagini snapshot e di effettuare migrazioni live di container fra host.
Ubuntu Linux è stata integrata con OpenStack dal 2013 e OpenStack Liberty è stata rilasciata ad inizio del mese. Ora Canonical ha introdotto il supporto in anteprima di LXD in OpenStack. Inoltre, il driver chiamato Nova compute LXD permette l’uso di API esistenti, cosicché quando l’utente richiede una risorsa, invece di lanciare un nuovo VM, si limita a un nuovo container in un nodo esistente di Nova compute.

Linux Ubuntu 15.10 il kernel sarà basata su Linux 4.2

Il mese di Ottobre é ormai alle porte e per gli utenti di Ubuntu il prossimo mese significa soprattutto una cosa: l’arrivo di una nuova release della distribuzione sviluppata da Canonical.
Con la solita puntualità, il prossimo 22 Ottobre vedrà la luce la nuova versione della distro del team di Mark Shuttleworth: Ubuntu 15.10.
Dopo un periodo caratterizzato da incognite e da richieste di chiarimento, gli sviluppatori hanno finalmente fatto chiarezza e annunciano con un post ufficiale sul blog che Ubuntu 15.10 utilizzerà il kernel Linux 4.2.
Il motivo di questa scelta non è stato argomentato da Joseph Salisbury, che con tutta probabilità ha preferito, come di consueto, la via della stabilità. Il freeze del kernel avverrà come di consueto il prossimo 8 ottobre, a due settimane dalla versione finale.
Ma non solo, arrivano novità anche per la versione beta, che dopo un intenso ciclo di sviluppo sarà messa a disposizione il prossimo 24 Settembre; come anticipato si passerà poi al rilascio ufficiale della versione stabile entro il 22 Ottobre.
Manca poco più di un mese alla general availability della nuova major release, staremo a vedere se Canonical saprà confezionare anche questo semestre una distro in grado di soddisfare le aspettative degli utenti.

L'aggiornamento come passare da Ubuntu 15.04 a Ubuntu 15.10

Ecco come aggiornare la distro firmata Canonical all’ultima release disponibile: bastano davvero pochi clic e un po’ di attesa.

Il 22 ottobre una nuova release di Ubuntu farà il suo debutto ufficiale: come molti sapranno già, si tratta di Wily Werewolf, la 15.10, che non dovrebbe portare grossi cambiamenti. Ciononostante, l’update è caldamente consigliato a tutti quegli utenti che non si affidano a release LTS della distro firmata Canonical. Ubuntu 15.04, infatti, uscita solo pochi mesi fa, cesserà il supporto fra meno di 2 mesi e ciò vuol equivale a dire che continuare ad utilizzarla mette seriamente a repentaglio la sicurezza del PC.
Ma come passare da Ubuntu 15.04 a Ubuntu 15.10? Come al solito, il processo di aggiornamento è abbastanza semplice. Non appena la nuova release della distro sarà disponibile, apparirà una nuova notifica desktop che ci informa della possibilità di effettuare l’upgrade. Una manciata di clic, un po’ di pazienza e l’aggiornamento è eseguito. Prima però è necessario che tutti i pacchetti di sistema siano aggiornati all’ultima versione disponibile. Per fare ciò, basta spostarsi nella Dash e avviare Software e aggiornamenti, scaricando eventuali nuovi pacchetti.
Se, invece, non abbiamo voglia di aspettare il rilascio della versione finale di Ubuntu 15.10, possiamo forzare già da ora l’upgrade (cosa che comunque ci sentiamo di sconsigliare). Per i più temerari, il comando da lanciare è:
(sudo update-manager -d)
Ma perché rischiare problematiche quando c’è da attendere appena 2 giorni?
upgrade-ubuntu

Linux Il Server


Descrizione

In base al contesto, il termine server può indicare quindi:
  1. un computer "ordinario" utilizzato per fornire servizi ad altri computer, a prescindere dalle sue caratteristiche hardware.
  2. un computer specifico appartenente alla fascia di mercato dedicata all'uso come server, caratterizzato da alta affidabilità, maggiori prestazioni e funzioni aggiuntive.
  3. un processo (ovvero un programma in esecuzione) che fornisca servizi ad altri processi.
In generale quindi si tende ad indicare come server il componente hardware che attraverso un software specifico eroga un servizio e client il componente hardware con relativo software che ne fa uso su richiesta dell'utente. D'altro canto sarebbe meglio ragionare maggiormente in termini astratti (un "servizio server") dato che sempre di più i server, intesi nel senso computazionale del termine, sono macchine virtuali grazie, appunto, alla virtualizzazione e non computer fisici.

Caratteristiche

Tipicamente una macchina hardware server può ospitare uno o più servizi ovvero implementare logicamente uno o più server. Ciascun server può essere di tipo:
  • iterativo, cioè accogliere e soddisfare sequenzialmente una sola richiesta di servizio alla volta da parte dei client con una tipica procedura a coda di attesa dei processi da gestire (caso di pochi client: situazione ai primordi della rete Internet);
  • concorrente, ovvero soddisfare più richieste di servizio da parte di più client attraverso procedure tipiche del multithreading e gestione delle risorse hardware/software della macchina (situazione diventata ora comune nella rete Internet).

Funzionamento

I server offrono servizi al client tipicamente in modalità richiesta/risposta lavorando a livello applicativo del modello ISO-OSI e del modello TCP/IP (come anche i client) secondo i dettami del particolare protocollo di rete che regola il suo funzionamento per l'espletamento del servizio al client. Si appoggiano dunque agli strati protocollari inferiori dello stack di rete, in particolare sui protocolli di livello di trasporto quali TCP e UDP e sul livello di rete (IP) per l'instradamento.
Tipicamente l'espletamento del servizio per il client è preceduta da una fase di definizione di un socket (coppia indirizzo IP/porta) e successiva instaurazione della connessione con il server tramite TCP o UDP, con il server che possiede un indirizzo IP statico a causa dei legami intrinseci con il nome di dominio (che è inevitabilmente fisso) attraverso il DNS. Le porte dedicate ai server sono tipicamente porte note e statiche (well known ports), dipendenti dal particolare servizio espletato.
La creazione di applicazioni di rete, per quanto riguarda la connessione, ricade all'interno degli ambiti della cosiddetta programmazione socket. Tipicamente tale ambito di programmazione fa uso di opportune chiamate di sistema o API Socket al sistema operativo del server e del client per realizzare la connessione affidabile sia in modalità iterativa sia concorrente gestendo anche tutti i possibili errori o eccezioni.

Architettura client-server o N-tier

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema client/server.
Il complesso logico formato da uno o più server e, solitamente, svariati client è denominato Modello client-server tipico delle Rete Internet e dei sistemi informatici aziendali. Negli ultimi anni è stato esteso alla interazione tra più macchine o servizi eterogenei, e in tal caso si parla di Architettura 3-tier (o più in generale ad N-tier).
Il server riceve dai client delle richieste di servizio, e restituisce loro la risposta con i risultati dopo averne effettuato l'elaborazione relativa. Questo ha l'indubbio vantaggio di concentrare su una sola macchina centrale tutte le principali risorse di elaborazione, il software, la manutenzione, le informazioni critiche o sensibili, gli accorgimenti atti a garantire affidabilità (come i backup); I client, al contrario, possono in generale essere anche macchine con risorse e affidabilità inferiori, che hanno l'unico compito di interagire con l'utente, e che non contengono informazioni critiche o sensibili.
Si noti che dal punto di vista software un computer non è mai puramente un server, in quanto oltre ad erogare servizi ad altri si appoggia solitamente a servizi forniti da terzi, e quindi è contemporaneamente server e client. Ad esempio, un server di posta elettronica si appoggia ad altri server (es. Server DNS) per ottenere informazioni sulla rete, e quindi è simultaneamente sia un server di e-mail sia un client per quanto riguarda altri servizi relativi alla gestione della rete.
Quando invece non si è in questa situazione ovvero ciascun terminale di rete è in una gerarchia paritaria con gli altri si parla di modello o architettura di rete peer-to-peer.
Tipicamente più server diversi possono risiedere anche sulla stessa macchina hardware con risparmio sui costi totali, previo opportuno dimensionamento per soddisfare le maggiori richieste dei client, a prezzo di una maggiore vulnerabilità dovuta alla centralizzazione delle risorse. Dal punto di vista hardware i server possono risiedere su un normale PC oppure su macchine hardware dedicate con prestazioni, affidabilità e costi superiori. Nelle reti LAN aziendali spesso i server sono disposti su un segmento di rete noto come DMZ.

Affidabilità e sicurezza

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: server farm.
Il server è un elemento fondamentale dell'infrastruttura IT di cui fa parte, in quanto i suoi malfunzionamenti si ripercuotono su tutti i client che ne fanno uso. Pertanto, per i server si adottano accorgimenti volti a garantire alta affidabilità che garantisca continuità di servizio (disponibilità) e robustezza ai guasti, e alta sicurezza ovvero protezione da attacchi informatici:
  • utilizzo di hardware di classe superiore, con prestazioni elevate ed elementi ridondanti (dischi RAID, alimentatori ridondanti);
  • protezione dell'alimentazione elettrica mediante gruppo di continuità;
  • protezione fisica mediante localizzazione in un locale apposito ad accesso ristretto ("sala server") o in housing presso una server farm;
  • connessione di rete preferenziale, di capacità superiore, ridondante;
  • climatizzazione;
  • configurazioni del sistema operativo volte a garantire maggiore affidabilità e sicurezza (hardening);
  • gestione da parte di sistemisti esperti.
I computer progettati per essere usati come server in una sala server di dimensioni medio-grandi vengono realizzati in modo da poter essere montati in un armadio rack.

 I maggiori investimenti richiesti da questi accorgimenti sono motivati dall'importanza che il buon funzionamento del server ha per i suoi utenti.
Uno degli attacchi informatici più tipici e semplici da attuare nei confronti di un server è il cosiddetto attacco di DoS, tipico di molti dispositivi di rete.

Cluster

Se il carico di richieste è eccessivo per un solo server, o se sono necessari alti livelli di affidabilità, più server possono suddividersi il compito di erogare un servizio o un gruppo di servizi. In questo caso si dice che i server formano un'unica risorsa computazionale definita come server cluster, che può continuare a funzionare anche se un certo numero delle macchine componenti viene messa fuori linea, anche se ovviamente la risorsa subisce un degrado delle prestazioni generali. Questo richiede che siano dotati di un sistema operativo adeguato, e/o collegati attraverso specifiche configurazioni di rete.

Gestione

Tipicamente i server in ambienti distribuiti come sistemi informatici e reti informatiche sono gestiti da amministratori di sistema da remoto (telegestione) attraverso connessioni remote realizzate attraverso varie possibili applicazioni dedicate (Virtual Network Computing).
In architetture (di rete) complesse formate da diversi sistemi e applicazioni, basati su tecnologie e piattaforme distinte, sono spessi utilizzati prodotti software specifici (estremamente complessi) che si occupano di realizzare l'integrazione tra i vari componenti (dislocazione fisica delle macchine e dei database, complessità applicativa, articolazione dei servizi di base, istanze software negli ambienti di produzione, connessione-verso gli utenti-di vari programmi gestionali e di produttività, flussi di processo, risorse e informazioni, ecc.). L'integrazione non è solo "banalmente" di tipo hardware (per questo estiste già il comune consolidamento) quanto di tipo sistemistico/tecnologico[4]/applicativo. Questi prodotti di integrazione architetturale sono appannaggio dei grandi player[5], sebbene anche il mondo open source cominci a mettere a disposizione qualche soluzione, magari adatta a complessità minori.

Sistemi operativi per server

I sistemi operativi per server sono molti ma i più usati e più conosciuti sono generalmente:
  • GNU/Linux, nelle distribuzioni Red Hat Enterprise Linux (RHEL), Suse Linux Enterprise Server (SLES), CentOS, Debian GNU/Linux, Ubuntu Server
  • Windows Server di Microsoft
  • OS X Server di Apple
  • BSD e derivate: FreeBSD, OpenBSD, NetBSD
  • Solaris di Sun Microsystems, ora Oracle
  • HP-UX di Hewlett-Packard
  • AIX di IBM
I sistemi operativi per server possono essere sia installati direttamente sull'hardware della macchina, sia virtualizzati sopra un hypervisor (es. una distribuzione Linux su VMware ESXi) il quale permette di sfruttare lo stesso server fisico per più server virtuali, ottimizzando la gestione delle risorse.
In diversi casi un sistema operativo può fungere da hypervisor e server allo stesso tempo, ad esempio Windows Server con Hyper-V che ospita altri sistemi Windows, oppure i Logical Domains (LDoms) di Solaris.
In applicazioni più specifiche, quali midrange e mainframe, è possibile trovare sistemi operativi più specifici e dedicati al processare alti volumi di record e transazioni: IBM AS/400, z/OS, z/TPF, oppure HP Integrity NonStop.


Ubuntu Server Edition imitabile

Ubuntu Server Edition è una versione del noto sistema operativo Linux e basato su Debian utilizzato in ambito Server.
Ubuntu Server Edition fornisce un'ottima piattaforma per sviluppare dei Server con numerosissime funzionalità: mail, DNS, web, database o server di file. Una volta installato, non presenta nessun collegamento verso l'esterno e contiene solo ed esclusivamente il software necessario per rendere il server sicuro. In soli 15 minuti, il tempo richiesto per il completamento dell'installazione della Server Edition, è possibile avere un server LAMP funzionante. Questa caratteristica, disponibile solamente per la Server Edition, è selezionabile in fase di installazione. In questo modo si semplifica il lavoro di installazione e integrazione di ogni singolo componente del server LAMP, un processo che può richiedere ore e molta competenza nell'ambito della configurazione di ogni singola applicazione. I benefici sono una maggiore sicurezza, un tempo di installazione molto ridotto, un ridotto rischio di mal configurare il server (cosa molto diffusa quando vengono usati altri SO per server), semplicità negli aggiornamenti (cerca da solo gli aggiornamenti necessari e chiede all'utente se installarli). Il tutto risulta in un minor costo di gestione. Infine la piattaforma server di Ubuntu ha ricevuto delle certificazioni per IBM DB2 e MySQL.

Ubuntu Server JeOS

Ubuntu JeOS è una versione del noto Ubuntu Server Edition adatta ad utenti che vogliono installare la nota release di Linux su macchine virtuali come VirtualBox. JeOS, in confronto alle versioni normali, è molto più leggera (occupa circa 150-200 MB) ed è solo disponibile per computer con architettura x86.
La versione a 64 bit, in ext4, è decisamente più veloce e senza blocchi che si voglia provare sia versione terminal che in desktop.

Ubuntu Netbook Edition

Ubuntu Netbook Edition (UNE, in precedenza conosciuta come Ubuntu Netbook Remix) è stata una distribuzione ufficiale di Ubuntu prodotta da Canonical Ltd e rivolta specificatamente ai netbook e ottimizzata per quelli che usano processori Intel Atom.
Si basava sulla distribuzione Ubuntu Desktop Edition, ma aggiungeva un raccoglitore di finestre e un lanciatore di applicazioni ottimizzato per i portatili. Canonical Ltd sta collaborando con il progetto Moblin (Mobile Linux Internet) per ottimizzare lo sviluppo anche su hardware con bassi requisiti e per assicurare una più lunga durata della batteria.
Dalla versione 11.04, Ubuntu Netbook Edition non viene più pubblicata essendo da quel momento confluita ed assorbita nella distribuzione principale in quanto Unity è l'interfaccia grafica predefinita di Ubuntu 11.04.


Installazione

Ubuntu Netbook Edition può essere installato in diversi modi:
  • installando dapprima la versione desktop di Ubuntu (versioni 8.04, 8.10, 9.04, 9.10, 10,04 o 10.10) per poi aggiungere il repository UNE e installando i pacchetti necessari;
  • scaricando l'immagine ISO di UNE basata su Ubuntu 10.10: l'immagine può essere masterizzata su CD per poi avviare il netbook da un CD-ROM drive collegato via USB, o può essere scritta su una chiavetta USB (usando ad esempio l'utilità UNetbootin) e effettuando il boot da questa, e scegliendo poi l'opzione di installazione.
  • Utilizzando l'installer Wubi, disponibile dalla versione 10.04 Lucid Lynx.

Componenti

I pacchetti che compongono la Ubuntu Netbook Edition comprendono:
Go Home applet
Un applet esteso mostra-desktop che, oltre a mostrare il desktop, permette agli utenti di effettuare il drag and drop di file, cartelle, URL su di esso, per creare nuovi preferiti nel programma di avvio.
Window Picker applet
Un applet salva spazio che permette di cambiare e chiudere le finestre dal pannello.
Maximus
Un demone window-management (si assicura che le finestre siano massimizzate, ecc)
Human Netbook Theme
Una variante del tema Human con pannelli.
UNE launcher
Il lanciatore di applicazioni che sostituisce le funzioni del file manager Nautilus. Replica le funzionalità di Applicazioni, Risorse e Sistema e aggiunge il supporto alla categoria definita dall'utente (Preferiti).
Desktop Switcher
Consente la commutazione facile tra le due modalità di visualizzazione del desktop: modalità Netbook e modalità classica.

Specifiche

Requisiti minimi di sistema[5];
Processore RAM Memoria
Processore Intel Atom 1.6 GHz 512 MBytes (raccomandata) Memoria flash da 4 GBytes (SSD) o hard disk
Ubuntu Netbook Edition si installa e funziona correttamente sull'originale Asus EeePC con processore Celeron M a 900 MHz ma le prestazioni sono peggiori rispetto ai netbook basati su Atom.

Applicazioni

Standard

L'installazione standard prevede i seguenti software:
  • browser - Mozilla Firefox
  • client E-mail - Evolution
  • Instant messenger - Empathy
  • Media player - Rhythmbox
  • Photo viewer - F-Spot
  • suite - OpenOffice.org

Opzionali

  • Adobe Flash
  • Adobe Reader
  • Java Virtual Machine
  • Skype
  • Banshee

Codec per gli OEM

  • MPEG-4 (H.263)
  • MP3
  • AAC
  • Windows Media

Altro

  • Mozilla Thunderbird
  • Songbird
  • the GIMP

Ubuntu GNOME

Ubuntu GNOME (precedentemente nota come Ubuntu GNOME Remix) è una distribuzione Linux distribuita come software libero e open source. A partire dalla versione 13.04, si tratta di una variante ufficiale del sistema operativo Ubuntu che usa un ambiente desktop GNOME nativo, piuttosto che la shell grafica Unity. Il sistema operativo impiega i medesimi sistemi di gestione dei pacchetti della distribuzione da cui deriva, APT e dpkg. Vengono fornite immagini d'installazione per i386 e AMD64 (rispettivamente architetture a 32 e 64 bit). Ubuntu GNOME supporta gli standard delle schede madri EFI (per quanto concerne l'architettura IA-64 del processore) e BIOS; il sistema sottostante, Ubuntu, ha infatti aggiunto il supporto all'avvio protetto UEFI a partire dalla versione 12.10. Sono supportati i seguenti File System: btrfs, ext3, ext4, JFS, ReiserFS e XFS.
Il progetto ha avuto inizio come "remix" non ufficiale perché alcuni utenti preferivano il desktop GNOME 3 rispetto a Unity. Ubuntu GNOME 12.10 Quantal Quetzal è stata la prima versione stabile ed è stata pubblicata il 18 ottobre 2012.

Cronologia delle distribuzioni

Versione attuale Versione non più supportata Versione tuttora supportata Versione futura
Versione Nome in codice Data di pubblicazione Supportato fino al Osservazioni
12.10 Quantal Quetzal 2012-10-18 aprile 2014
  • Prima pubblicazione
13.04 Raring Ringtail 2013-04-26 dicembre 2013
  • Firefox ha sostituito GNOME Web (Epiphany) come browser Web predefinito.
  • Ubuntu Software Center e Update Manager hanno sostituito GNOME Software (gnome-packagekit).
  • LibreOffice 4.0 è stata adottata come suite per l'ufficio predefinita al posto di Abiword e Gnumeric.
13.10 Saucy Salamander 2013-10-17 maggio 2014
  • GNOME 3.8
14.04 LTS Trusty Tahr 2014-04-17 aprile 2017
  • pubblicata con supporto a lungo termine (LTS) per tre anni
  • include una sessione "GNOME Classic", disponibile in modo predefinito nel menu della sessione
14.10 Utopic Unicorn 2014-10-23 luglio 2015
  • è stata inclusa la maggior parte di GNOME 3.12
  • sono stati installati in modo predefinito gnome-maps e gnome-weather
  • è stata inclusa la sessione GNOME Classic, applicabile all'accesso dell'utente
15.04 Vivid Vervet 2015-04-23 dicembre 2015
  • GNOME 3.14
  • Numix è ora installato per scelta predefinita.
15.10 Wily Werewolf 2015-10-22 luglio 2016
  • GNOME 3.16

Storia

A differenza delle restanti distribuzioni derivate ufficiali, come Kubuntu, Xubuntu e Lubuntu, la comunità ha escluso la possibilità di utilizzare il termine Gubuntu per identificare la distribuzione in questione, poiché alcuni utenti potrebbero confonderla con Goobuntu, distribuzione prodotta da Google.
In occasione della pubblicazione della versione 13.10 di Ubuntu GNOME, la distribuzione ha visto crescere notevolmente la sua popolarità, fino a raggiungere il terzo posto tra le distribuzioni più scaricate.
Con la pubblicazione di Ubuntu GNOME 14.10 (Utopic Unicorn) sono state aggiunte due nuove applicazioni: GNOME Weather e GNOME Maps; la prima consente di poter ricevere informazioni meteo sulle località preferite, mentre la seconda consente di accedere a carte topografiche disponibili online. Nella versione 14.10 sono stati corretti bachi relativi al Logical Volume Manager (LVM) ed errori riscontrabili in fase d'installazione del sistema operativo, introdotti nella versione 14.04 di Ubuntu GNOME. Nella versione 14.10 è stato installato il Kernel Linux 3.16 e sono stati aggiornati i driver proprietari ed open source. Nella stessa versione è stato aggiunto il GNOME Tweak Tool, uno strumento che permette di personalizzare l'aspetto della GNOME Shell.
In Ubuntu GNOME 15.04 (Vivid Vervet) è stato incluso il kernel Linux 3.18, che include un maggiore supporto per le schede grafiche. Per quanto concerne le schede grafiche AMD, sono state apportate diverse ottimizzazioni; a partire da questa versione del kernel, l'Unified Video Decoder (UVD) include il supporto per l'accelerazione hardware delle GPU R600. Sono stati aggiornati anche i driver open source NVIDIA (Nouveau) ed è stato aggiunto il supporto audio per lo standard d'interfaccia video digitale DisplayPort. Sono stati ottimizzati altri dispositivi d'ingresso ed è stato introdotto il supporto per Razer Sabertooth. La sospensione ed il ripristino del terminale sui cui è installato il sistema operativo sono stati resi più performanti, così come i File System Btrfs e F2FS, che risultano anche più stabili.

Critica

Jim Lynch, nell'ottobre del 2013, ha scritto:
(EN) « Ubuntu GNOME 13.10 will be welcomed by GNOME fans. GNOME 3.8 adds some significant new features that enhance the desktop experience, and all of it has been combined well with Ubuntu 13.10 itself. So the end result will probably be quite appealing for those who want Ubuntu, but with GNOME 3.8 instead of Unity. If you are not a fan of GNOME 3 then Lubuntu, Kubuntu or Xubuntu are much better desktop environments if you need to stay within the Ubuntu family. If none of those appeal to you then you might want to just sit tight and wait for Linux Mint 16 to arrive. »
(IT) « Ubuntu GNOME 13.10 sarà accolto dai fan di GNOME. GNOME 3.8 aggiunge alcune nuove caratteristiche importanti che migliorano l'esperienza desktop e tutto questo è stato combinato anche con Ubuntu 13.10. Così il risultato finale sarà probabilmente molto attraente per coloro che vogliono Ubuntu con GNOME 3.8, anziché con Unity. Se avete bisogno di un prodotto della famiglia Ubuntu e non siete fan di GNOME 3, le distribuzioni Lubuntu, Kubuntu o Xubuntu sono ambienti desktop migliori. Se nessuno di questi fa per voi, allora non vi resta che sedervi e aspettare che Linux Mint 16 faccia la sua comparsa. »
(Citazione di Jim Lynch)
Jim Lynch ha recensito nuovamente Ubuntu GNOME 14.04 LTS nell'aprile del 2014 ed ha concluso spiegando
(EN) « I have seen some reviews of regular Ubuntu 14.04 that have proclaimed it to be “the best version of Ubuntu yet” and that sort of thing. Well, I think it’s fair to say that Ubuntu GNOME 14.04 may also be the finest version of Ubuntu GNOME as well, and that’s something that the Ubuntu GNOME developers and users can take pride in. »
(IT) « Ho letto alcune recensioni di Ubuntu 14.04 che lo hanno definito come "la migliore versione di Ubuntu" e cose del genere. Beh, penso che sia più corretto dire che Ubuntu GNOME 14.04 sia una versione persino più bella di Ubuntu e questo è qualcosa di cui gli sviluppatori di Ubuntu GNOME ed i suoi utenti possono essere orgogliosi. »
(Citazione più recente di Jim Lynch)

Requisiti minimi del sistema

I requisiti minimi del sistema sono i seguenti:
   Processore a 1 GHz (per esempio Intel Celeron) o superiore.
   1.5 GB RAM.
   7 GB di spazio libero su disco fisso per l'installazione.
   Un CD/DVD o un dispositivo con porta USB come supporto d'installazione.
   L'accesso ad Internet è utile per installare eventuali aggiornamenti durante il processo di installazione.


 

IL Grande Ubuntu Touch

Ubuntu Touch è una versione di Ubuntu ottimizzata per gli smartphone ed i tablet. Il progetto è stato presentato il 2 gennaio 2013 per gli smartphone, e il 19 febbraio 2013 per i tablet. Canonical ha dichiarato che Ubuntu Touch sarà compatibile con gli smartphone Android di ultima generazione anche se per il momento sono supportati solo il Galaxy Nexus, il Nexus 4, il Nexus 7 e il Nexus 10.
Il 7 febbraio 2013 Canonical dichiarò che il primo smartphone con Ubuntu Touch sarebbe stato pubblicato in ottobre 2013. È stato inoltre dichiarato che il sistema è progettato in modo da non fare completo affidamento sulla macchina virtuale Java, com'è invece per Android, anch'esso sviluppato a partire dal kernel di linux.
Disponibile in oltre 40 lingue, il sistema è concentrato sul design e l'esperienza dell'utente, con 12 applicazioni preinstallate, come Facebook, Twitter, YouTube, un lettore RSS, alcune utility, per esempio una calcolatrice e persino un terminale. Le applicazioni appaiono su una barra a sinistra dello schermo, proprio come la versione desktop, permettendo di avere sempre a disposizione le più usate. Per vedere quelle in esecuzione è sufficiente far scorrere il dito da sinistra a destra, mentre scorrendo il dito dal bordo destro riapre l'ultima applicazione usata. Per mostrare i pulsanti di controllo è sufficiente scorrere il dito dal bordo inferiore.
Sarà disponibile inoltre sugli smartphone di fascia alta la cosiddetta modalità "desktop convergence", che permetterà, come in Ubuntu for Android, di possedere un'installazione di Ubuntu sul proprio smartphone completamente integrata con Ubuntu Phone, la quale sarà disponibile inserendo il dispositivo in una docking station collegata a schermo, tastiera e mouse.
Le applicazioni del sistema possono essere scritte o nel linguaggio nativo QML o in HTML5.
Il 17 ottobre 2013, in contemporanea con l'edizione desktop, esce Ubuntu Touch 13.10, la prima versione stabile.
Il 9 febbraio 2015 Canonical ha annunciato il lancio del primo smartphone ufficialmente equipaggiato con Ubuntu Touch, prodotto dall'azienda spagnola Bq e denominato Aquaris E4.5 Ubuntu Edition.
In seguito si sono aggiunti l'Aquaris E5 Ubuntu Edition e il Meizu M4 Ubuntu Edition.

Versione senza modalità desktop convergence

  • CPU: Cortex A9 Single-Core 1 GHz
  • Memoria RAM: 512MB
  • Spazio su disco: 4GB

Versione con modalità desktop convergence

  • CPU: Cortex A9 Quad-Core o Intel Atom
  • Memoria RAM: 1GB
  • Spazio su disco: 32GB

Requisiti minimi per tablet

Versione senza modalità desktop convergence

  • CPU: Cortex A15 Dual-Core
  • Memoria RAM (consigliata): 2GB
  • Spazio su disco: 8GB
  • Schermo: 7 pollici

Versione con modalità desktop convergence

  • CPU: Cortex A15 Quad-Core o Intel x86
  • Memoria RAM (consigliata): 4GB
  • Spazio su disco: 8GB
  • Schermo: 10 pollici

Distribuzione Edubuntu

Descrizione

Dalla versione 8.04 da distribuzione vera e propria passa ad un'aggiunta di pacchetti specifici', add-on packages; richiedendo prima l'installazione della corrispondente distribuzione Ubuntu vera e propria, successivamente il CD o i pacchetti contenenti gli add-on "edu".
Fra gli altri programmi, Edubuntu include Linux Terminal Server Project (LTSP), un gran numero di applicazioni educative tra le quali GCompris, OpenOffice.org e la raccolta di programmi di edutainment di KDE, nonché Schooltool Calendar. È una valida alternativa per le scuole, che offre alcuni vantaggi rispetto a Windows.
Edubuntu utilizza il desktop environment GNOME e la versione attuale supporta le piattaforme i386, AMD64 e PowerPC. Edubuntu include più di 16.000 pacchetti, ma il sistema di base si installa con un singolo CD. La distribuzione si può anche provare online senza dover scaricare nulla.

Voci correlate

  • Ubuntu
  • Edutainment
  • DidaTux
  • Eduknoppix
  • Freeduc-cd
  • FUSS
  • ITIX
  • LEThAL
  • nanoLinux
  • QiLinux Docet
  • Quantian
  • So.Di.Linux
  • Skolelinux
  • Vicalix


Distribuzione Xubuntu

Caratteristiche

La distribuzione utilizza, dove è possibile, programmi scritti appositamente per Xfce i quali, anche se si basano sulle GTK+ 2, la rendono più leggera rispetto ad Ubuntu.
L'obiettivo di Xubuntu è quello di fornire una distribuzione facile da usare, basata su Ubuntu, che si focalizza sull'integrazione, sull'usabilità e sull'ottenimento di accettabili prestazioni su macchine con poca memoria. Xubuntu verrà sviluppato autonomamente come parte della comunità di Ubuntu, del quale riprende i valori.
Date le sue modeste necessità in fatto di risorse hardware, specialmente per la RAM, Xubuntu è tipicamente usata sui PC datati e, prima dell'avvento di Unity, sui netbook, come l'ASUS EeePC o l'Acer Aspire One, che con le loro modeste caratteristiche hardware traggono un notevole vantaggio dalla leggerezza di Xfce. Recentemente Linus Torvalds, dopo essere rimasto deluso dalle caratteristiche del nuovo ambiente desktop GNOME 3, ha dichiarato che Xfce offre l'esperienza di utilizzo che più si avvicina a quella offerta dal precedente GNOME 2.[1]

Versioni

Le versioni di Xubuntu sono pubblicate due volte all'anno, in coincidenza con le versioni di Ubuntu. Le versioni Xubuntu Long Term Support (LTS) sono supportate per tre anni, molto meno dei cinque per le versioni LTS di Ubuntu.
Come per Ubuntu e le sue derivate, anche Xubuntu ha un nome di animale con le stesse iniziali progressivamente in ordine alfabetico, mentre il numero indica anno e mese della pubblicazione. A seguito troviamo una breve descrizione di tutte le versioni finora pubblicate.

Dapper Drake 6.06


Xubuntu 6.06
La prima versione standalone di Xubuntu, la 6.06 LTS, è stata pubblicata il 1º giugno 2006.
È stata introdotta con questa dichiarazione:
Xubuntu è una nuova distribuzione derivante da Ubuntu, usa l'ambiente grafico XFCE e una selezione di applicazioni GTK2. I modesti requisiti di sistema lo rendono adatto a computer vecchi. Xubuntu è costruito sulle solide basi di Ubuntu, con un supporto hardware di prim'ordine e una grande quantità di software aggiuntivo disponibile.
Questa versione usava il Linux kernel 2.6.15.7 e Xfce 4.4 beta 1. I programmi inclusi includevano Thunar file manager, GDM desktop manager, Abiword word processor e Gnumeric spread sheet, Evince PDF document viewer, Xarchiverarchive manager, Xfburn CD burner, Firefox 1.5.0.3 web browser, Thunderbird 1.5.0.2 email client e il gestore di pacchetti GDebi.

Edgy Eft 6.10

La principale novità di questa versione riguarda la presenza della versione 4.4 BETA 2 di Xfce.

Feisty Fawn 7.04

Questa versione si allinea ai miglioramenti apportati con Ubuntu 7.04 ed include la versione stabile di Xfce 4.4.

Gutsy Gibbon 7.10

Uscita il 18 ottobre 2007, include l'ultima release stabile di Xfce (4.4.1).
Esiste una versione adattata per l'ASUS Eee PC chiamata Eeexubuntu.

Hardy Heron 8.04

Uscita il 24 aprile 2008, include la versione stabile di Xfce (4.4.2)

Intrepid Ibex 8.10


Xubuntu 8.10
Uscita il 30 ottobre 2008, include la versione stabile di Xfce (4.4.2), X.Org 7.4, Linux kernel 2.6.27, Samba 3.2, AbiWord 2.6 e Network manager 0.7.

Jaunty Jackalope 9.04

Uscita il 23 aprile 2009, include la versione stabile di Xfce (4.6.0), AbiWord 2.6.6. Openoffice non è installato di default ma è possibile installare la versione 3.0.1

Karmic Koala 9.10

Uscita il 29 ottobre 2009, include la versione stabile di Xfce (4.6.1), sostituisce hal con il nuovo gestore delle periferiche di archiviazione DeviceKit, sfrutta nuovi driver video per Intel, passando dall'accelerazione EXA alla nuova UXA, riducendo i problemi di lentezza della sospensione della sessione ed il "flickering" dell'avvio. File system Ext4 di default.

Lucid Lynx 10.04

Uscita il 29 aprile 2010. È la prima pubblicazione di Xubuntu con supporto LTS (Long Term Support). AbiWord 2.8.2, Gnumeric 1.10.1, Linux kernel 2.6.32. Introdotto KMS.

Maverick Meerkat 10.10

Uscita il 10 ottobre 2010, include la versione stabile di Xfce (4.6.2), Xfburn ha rimpiazzato Brasero, Xfce task manager ha rimpiazzato GNOME task manager e Parole ha sostituito Totem come media player. Linux kernel 2.6.35.

Natty Narwhal 11.04

Uscita il 29 aprile 2011, include Xfce 4.8 ed è basata sul kernel Linux 2.6.38.2. Il supporto è garantito fino all'ottobre 2012.

Oneiric Ocelot 11.10

Uscita il 13 ottobre 2011, include Xfce 4.8.3 ed è basata sul kernel Linux 3.0. Leafpad ha sostituito l'editor Mousepad e LightDM ha preso il posto di GDM. Inoltre è stato aggiunto il visualizzatore di immagini gThumb.

Precise Pangolin 12.04

Pubblicato il 26 aprile 2012, versione LTS (Long Term Support) include Xfce 4.8.3 ed è basata sul kernel Linux 3.2 (non-PAE). Il supporto dura tre anni, a differenza dei cinque anni previsti per le versioni LTS di Edubuntu, Kubuntu e Ubuntu 12.04. Pavucontrol è usato al posto di xfce4-mixer, l'editor di menù Alacarte è installato di default e contiene le relative voci di menu di Xfce. I requisiti minimi per questa relase sono: 512 MiB di Ram e 5GB di spazio libero su disco

Quantal Quetzal 12.10

Pubblicata il 18 ottobre 2012, include l'ambiente grafico Xfce 4.10 ed è basata sul kernel Linux 3.5 PAE. Il supporto ufficiale durerà fino ad aprile 2014. È stato introdotto il login manager grafico LightDM, riscritta la documentazione offline e aggiornate varie applicazioni e temi grafici.

Raring Ringtail 13.04

Pubblicata il 25 aprile 2013, include l'ambiente grafico Xfce 4.10.2 e il kernel 3.8; da questa versione vengono rintrodotti Gimp e Gnumeric e a causa della grandezza dell'immagine ISO si necessiterà di un DVD o penna Usb. Il supporto sarà di 9 mesi.

Saucy Salamander 13.10

Pubblicata il 17 ottobre 2013, supportata per 9 mesi.

Trusty Tahr 14.04

Pubblicata il 17 aprile 2014, versione LTS (Long Term Support), supportata per 3 anni. Whisker è stato introdotto come menù di default, MenuLibre sostituisce Alacarte per la gestione dei menù, Light Locker sostituisce xscreensaver per il blocco schermo. Versione del Kernel 3.13 mentre Xfce è nella versione 4.11.

Distribuzione Ubuntu MATE

Ubuntu MATE è la più giovane derivata ufficiale di Ubuntu che utilizza come ambiente grafico MATE. Le prime due release, 14.10 e 14.04, non erano derivate ufficiale di Ubuntu, mentre lo sono le versioni dalla 15.04 in poi. Il capo del team di Ubuntu MATE, Martin Wimpress, è anche sviluppatore di MATE.

Cronologia delle versioni

Versione Nome in codice Data di pubblicazione Supportato fino al Osservazioni
14.04 LTS Trusty Tahr 2014-04-17 aprile 2017
  • pubblicata con supporto a lungo termine (LTS) per tre anni
14.10 Utopic Unicorn 2014-10-23 luglio 2015
  • è stata la prima versione di Ubuntu MATE ad essere stata rilasciata
15.04 Vivid Vervet 2015-04-23 dicembre 2015
  • è stata la prima versione ad essere derivata ufficiale
15.10 Wily Werewolf 2015-10-22 luglio 2016

Requisiti di sistema

Essendo MATE un fork dell'ambiente desktop GNOME 2 i requisiti minimi di Ubuntu MATE sono molto bassi permettendone l'installazione anche su hardware relativamente datato.
Requisiti minimi:
  • processore Intel Pentium III a 750MHz o equivalente
  • 512MB di RAM
  • 8GB di spazio libero su disco.
Requisiti raccomandati:
  • processore Intel Core 2 Duo a 1.6GHz o equivalente
  • 2GB di RAM
  • 16GB di spazio libero su disco
  • capacità 3D della scheda grafica

Distribuzione Lubuntu

Storia

Il desktop environment LXDE è stato messo a disposizione prima come un pacchetto opzionale per Ubuntu a partire dalla versione 8.10 "Intrepid Ibex". LXDE può essere installato anche nelle versioni precedenti di Ubuntu.
Nel febbraio 2009, Mark Shuttleworth ha invitato il progetto LXDE a diventare un progetto auto-gestito all'interno della Comunità di Ubuntu, con l'obiettivo di diventare una nuova derivata ufficiale di Ubuntu chiamata Lubuntu. A marzo, il progetto Lubuntu è stato avviato su Launchpad da Mario Behling, includendo un logo all'inizio dello stesso. Il progetto ha inoltre istituito una wiki ufficiale, anche questo gestito da Behling, che include gli elenchi dei componenti, applicazioni e pacchetti. Ad agosto, è stata pubblicata la prima immagine ISO di test come Live CD, senza però nessuna opzione di installazione. Il 30 dicembre è stata resa disponibile per il test la prima ISO dell'Alpha "Preview 1" di Lubuntu 10.04 "Lucid Lynx" seguita successivamente da altre versioni "Alpha", "Beta" e "Release Candidate" prima della prima versione ufficiale il 29 aprile 2010, che però è stato posticipato.
Il 30 aprile 2010 è stata rilasciata la Final Test Release e il rilascio ufficiale è avvenuto il 3 maggio 2010. Dall'11 maggio 2011 con la Versione 11.10 fa parte ufficialmente della famiglia Ubuntu.
A partire dalla versione 14.04 è disponibile anche in versione Long Term Support (LTS), avente supporto per 3 anni, al contrario delle precedenti.

Caratteristiche

Questa distribuzione utilizza come window manager Openbox e risulta leggera ed adatta anche ai pc più datati, netbook e dispositivi mobili. Una prima recensione sostiene che Lubuntu usi la metà della RAM utilizzata da Xubuntu e Ubuntu su una normale installazione o nell'utilizzo tipico.
Lubuntu funziona anche su sistemi con 256 MB di RAM. In sistemi con una RAM inferiore ai 160 MB è consigliabile installare la versione Minimal.

Versioni


Lubuntu 10.04

Il 3 maggio 2010 è stata rilasciata Lubuntu 10.04, definita beta stabile, che diverrà una versione finale e stabile una volta che sarà inclusa nella famiglia di Ubuntu. Questa versione, oltre al parco software di LXDE, utilizza GPicView e MTPaint per la grafica, ePDFView per la visualizzazione di documenti PDF, Aqualung per la riproduzione della musica, Gnome MPlayer per la riproduzione dei video, Cheese per riprendere immagini e video dalla webcam. Mentre per il reparto di applicazioni di rete troviamo Chromium come browser predefinito, Sylpheed come client email, Pidgin per la messaggistica istantanea, Transmission per la condivisione via BitTorrent e XChat per la chat IRC. Le applicazioni per l'ufficio comprendono Gnumeric per il foglio di calcolo e Abiword per il word processing.

Lubuntu 10.10


Lubuntu 10.10 "Maverick Meerkat"
Il 10 ottobre 2010 è stata rilasciata Lubuntu 10.10, definita nuovamente beta instabile, in quanto non ancora inclusa nella famiglia di Ubuntu. Questa versione non è ancora considerata una derivata ufficiale di Ubuntu a causa della mancata integrazione con l'infrastruttura di Canonical e Ubuntu, ma si sta continuando a lavorare per il raggiungimento di questo obiettivo. I miglioramenti includono un nuovo tema disegnato da Rafael Laguna, l'incorporazione di LXTask, il task manager di LXDE, al posto di Xfce application, la sostituzione del visualizzatore di files PDF epdfview con Evince. È stato incluso Ubuntu Update Manager, per cui l'uso di memoria RAM è aumentato di circa 10 MB; in compenso si ha l'indicazione della disponibilità di aggiornamenti dei programmi installati, caratteristica assente in Lubuntu 10.04.

Lubuntu 11.04

La versione 11.04 (Natty Narwhal), è stata rilasciata il 28 aprile 2011. Tra i cambiamenti delle applicazioni Cheese è stato sostituito con guvcview e Audacious è andato al posto di Aqualung.

Lubuntu 11.10

La versione 11.10 (Oneiric Ocelot) rilasciata il 13 ottobre 2011, è stata la prima versione ad essere ufficialmente parte della famiglia di Ubuntu.

Lubuntu 12.04

La versione 12.04 (Precise Pangolin), è stata rilasciata il 26 aprile 2012. Contrariamente alla versione contemporanea di Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu, non è una LTS ma sarà supportata solo per 18 mesi.

Lubuntu 12.10


Lubuntu 12.10 "Quantal Quetzal"
La versione 12.10 (Quantal Quetzal), è stata rilasciata il 20 ottobre 2012. Questa distribuzione include la versione 3.5.0-17 del kernel linux.

Lubuntu 13.04

Lubuntu 13.04 (Raring Ringtail) è stato rilasciato il 25 aprile 2013. Possiede il Kernel Linux 3.8.0, un nuovo set di icone.

Lubuntu 13.10


Lubuntu 13.04 "Raring Ringtail"
Lubuntu 13.10 (Saucy Salamander) è stato rilasciato il 17 ottobre 2013. Questa distribuzione include la versione 3.11.1 del kernel linux. Passaggio da Chromium a Firefox come Browser di Default.

Lubuntu 14.04 LTS


Lubuntu 14.04 LTS "Trusty Tahr"
Piani sperimentali annunciavano in aprile 2013 che Lubuntu 14.04 sarebbe stata una versione LTS (Long Time Support, cioè versione supportata a lungo termine, così come avviene nelle altre versioni canoniche di Ubuntu) Nel novembre 2013 viene confermato che la release 14.04 sarebbe stata la prima Lubuntu LTS con tre anni di supporto. Questa versione vede anche il pacchetto xscreensaver rimpiazzato dal salvaschermo light-locker.
Distribuito il 17 aprile 2014, Lubuntu 14.04 include solo minori aggiornamenti della versione 13.10, accanto a un file manager dotato di più funzioni.
Recensendo Lubuntu 14.04 LTS Silviu Stahie di Softpedia rileva che "poiché utilizza un'interfaccia similare con quella del vecchio Windows XP, questo sistema operativo è da considerare come un valido e appropriato sostituto del sistema operativo Microsoft.

Lubuntu 14.10

Questa versione di Lubuntu, programmata per ottobre 2014, conterrà una versione di LXDE basata su Qt toolkit, anziché GTK+.

Lubuntu 15.04

Miglioramenti minimi, correzioni grafiche e correzioni di bug minori inoltre contiene l'aggiunta moun software.

Lubuntu 15.10

Questa release uscirà il 22 ottobre 2015 e userà LXQt librerie Qt al posto delle GTK+ usate da LXDE. Altri cambiamenti includono il pannello di controllo, la screenshot utility e il Lubuntu Software Center.

Applicazioni

Lubuntu include le seguenti applicazioni di default, ma altre possono essere installate dal Lubuntu Software Center:
Applicazioni utente
  • Abiword - word processor (elaboratore di testi)
  • Audacious - riproduttore musicale
  • Evince - lettore PDF
  • Firefox - browser web
  • Galculator - calcolatrice
  • Gnumeric - foglio di calcolo
  • guvcview - webcam
  • Gnome MPlayer - riproduttore video
  • MTPaint - disegno grafico
  • Pidgin - messaggistica istantanea
  • Scrot - strumento per screenshot
  • Simple Scan - scansione
  • Sylpheed - client email
  • Synaptic - gestore pacchetti
  • Transmission - client BitTorrent
  • Update Manager
  • File Roller - archiviatore
  • XChat - IRC
  • Xfburn - masterizzazione di CD e DVD
  • XScreenSaver - screensaver
Da LXDE
  • GPicView
  • Leafpad - text editor
  • LXAppearance
  • LXDE Common
  • LXDM
  • LXLauncher
  • LXPanel
  • LXRandr
  • LXSession
  • LXSession Edit
  • LXShortCut
  • LXTerminal
  • Menu-Cache
  • Openbox - gestore delle finestra (window manager)
  • PCManFM - gestore di file
Lubuntu ha comunque accesso al repository di Ubuntu tramite il gestore di pacchetti Synaptic così da consentire l'installazione di qualsiasi applicazione disponibile per Ubuntu.