Ubuntu Software Libero: novembre 2015
IN QUESTO BLOG PARLEREMO DI TUTTE LE DISTRIBUZIONI LINUX E LE LORO CARATTERISTICHE, GRAZIE E BUONA PERMANENZA!!!

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I VARI SITI DI LINUX:

Installare Ubuntu da rete senza CD



Quando è necessario installare più computer contemporaneamente e non si dispone di CD oppure di pennette USB oppure i computer non supportano il boot da USB è possibile installare Ubuntu attraverso la rete locale.
Questo articolo utilizzerà un’installazione preesistente di Windows per consentire l’installazione dalla rete di Ubuntu tramite protocollo PXE. E’ fondamentale che sia disponibile una connessione internet per completare l’installazione che per la maggior parte verrà eseguita tramite Internet.
Attenzione: questa guida è basata su quest’altra realizzata da gigidn ed è stata adattata per Ubuntu Karmic e arricchita col processo di installazione del sistema operativo.
Ciò che servirà per il nostro scopo è: un server DHCP e un server TFTP per Windows, ne esiste uno gratuito ed opensource da scaricare da questo indirizzo. Scaricato basterà installarlo con un doppio click e procedere con l’installazione senza nessun intervento.
Inoltre sarà necessario scaricare il file immagine di avvio dai server di Ubuntu, non è possibile usare l’immagine ISO.
La versione a 32 bit è disponibile a questo indirizzo mentre la versione a 64 bit è disponibile qui. Entrambe pesano poco più di 10 MB.
Ottenuta l’immagine di avvio si potrà scompattare con un qualsiasi programma di archiviazione che supporti tar.gz (WinRAR ad esempio va benissimo). Durante la decompressione potrebbero essere riportati errori su due files, è possibile ignorarli, si tratta di due file di collegamento che su Windows non sono supportati.
Passiamo al posizionamento dei files nel percorso da noi scelto: creeremo una directory di nome Ubuntu netboot sulla radice, ovvero C:\Ubuntu netboot. Quindi copiare:
  • La cartella pxelinux.cfg su C:\Ubuntu netboot
  • La cartella ubuntu-installer su C:\Ubuntu netboot
  • Il file ubuntu-installer\i386\pxelinux.0 su C:\Ubuntu netboot
Fatto ciò passiamo alla configurazione del server DHCP e TFTP: avviarlo tramite l’icona posta sul desktop oppure dal menu Programmi.
Subito configureremo le impostazioni generali premendo sul pulsante Settings in basso come indicato nella figura:
Tftpd32 settingsUn cambiamento fondamentale è stato il percorso Base directory nel quale è stato indicata la cartella nella quale si trovano i files scompattati ovvero C:\Ubuntu netboot. L’altro cambiamento apportato è stato mettere la spunta su PXE Compatibility, automaticamente si attiverà la spunta su Allow ‘\’ As virtual root, lasciarla spuntata. Confermare le opzioni con OK e si tornerà alla finestra principale di Tftpd32.
Tftpd32 DHCP serverSpostarsi sulla scheda DHCP server e compilare le voci come indicato:
  • IP pool starting address rappresenta l’indirizzo IP iniziale da assegnare alle macchine che si connetteranno. E’ necessario usare un IP coerente con la propria rete
  • Size of pool il numero di indirizzo da assegnare a partire da quello indicato in precedenza
  • Boot file indica il file di avvio e bisognerà indicare pxelinux.0
  • WINS/DNS server dovrà contenere il server DNS utilizzato per la risoluzione dei nomi.
  • Default router dovrà riportare l’indirizzo IP del router o del gateway attraverso il quale si arriva sulla rete esterna.
  • Mask rappresenta la maschera di sottorete per gli indirizzi IP rilasciati.
Confermare tutte le scelte premendo il pulsante Save.
Adesso siamo pronti ad avviare i nostri computer dalla rete, la procedura cambia da un BIOS all’altro, generalmente basterà impostare la sequenza di avvio indicando Network boot/PXE prima del disco rigido.
Boot da reteLa procedura di caricamento iniziale recuperà dalla rete un indirizzo IP, nell’esempio sopra indicato 192.168.1.100 e  quindi effettuerà l’avvio dalla rete.
InstallDopo alcuni secondi sarà mostrata la finestra principale di installazione nella quale saranno possibili varie scelte, è possibile esplorarle oppure scegliere la prima voce Install per avviare l’installazione di Ubuntu.
Le pagine seguenti mostrano la procedura di installazione manuale di Ubuntu, chi è all’altezza di seguirla può evitare la loro lettura.

Come creare pacchetti .deb partendo dai sorgenti

Con Debreate l’operazione è davvero banale: ecco come installarlo, utilizzarlo e creare tutti i .deb che vogliamo.

Quando si tratta di un software da installare, capita che gli utenti Linux alle prime armi entrino nel panico. Già, proprio quando mancano pacchetti precompilati per la distro in uso, ad esempio Ubuntu. Cosa fare in questi casi? Beh, bisognerebbe installare il software in questione compilando direttamente i sorgenti, operazione non poi così complessa ma, sotto alcuni aspetti, un po’ seccante. C’è un modo che ci permette di creare dei pacchetti .deb partendo dai sorgenti di un software? Assolutamente sì e, contrariamente a quanto si possa pensare, è un’operazione che può essere effettuata anche da un totale inesperto ed oggi scopriremo come fare.
Quello che ci serve è Debreate, un software dotato di interfaccia grafica, davvero semplice da utilizzare e, nonostante non sia stato recentemente aggiornato, svolge perfettamente il suo dovere. Per installarlo, raggiungiamo questa pagina e procediamo al download del pacchetto .deb: non avere Debreate già pacchettizzato per Ubuntu sarebbe stato davvero il colmo.
Al termine dell’installazione, avviamo il software dalla Dash per ritrovarci nella sua schermata iniziale. Quello che dobbiamo fare è indicare il nome da assegnare al pacchetto, la versione del software, un eventuale indirizzo e-mail del manutentore, la descrizione e una categoria di appartenenza. Superata questa fase, possiamo premere il pulsante avanti ed entrare nel vivo dell’azione selezionando la directory che contiene i sorgenti del software da pacchettizzare. Sorgenti che abbiamo scaricato dalla pagina ufficiale del programma da installare.
Fatto ciò, possiamo indicare eventuali dipendenze e altri dati opzionali. Avviamo il processo di creazione del .deb con un clic Start Building: scegliamo un percorso dove salvare il pacchetto risultante ed il gioco è fatto.

debreate

Ubuntu Touch: in arrivo un corposo aggiornamento

Con l’OTA 9 di Ubuntu Touch verrà introdotto il supporto al Bluetooth di nuova generazione, un nuovo indicatore di rete e tanto altro ancora. Ecco tutti i dettagli.

Non importa se odiamo o amiamo Canonical: bisogna dare atto all’azienda capeggiata da Mark Shuttleworth che Ubuntu Touch e fra i sistemi operativi “emergenti” quello che ad oggi sta ricevendo il maggior numero di aggiornamenti e su cui si stanno concentrando numerosissime forze. Con questo non vogliamo di certo dire che sia il migliore fra i nuovi OS, sia chiaro, ma è comunque un progetto che merita attenzione.
E questo i possessori dei primi ubuntufonini (Meizu MX4, BQ Acquaris E4.5, BQ Aquaris E5 HD e coloro i quali hanno installato Ubuntu Touch sul Nexus 4 e il Nexus 7) lo sanno benissimo: puntuale come un orologio svizzero anche l’OTA 8 della distro mobile è atterrato in tutti i device nei giorni scorsi. Ma per Canonical il lavoro non finisce certo qui. Come già comunicato dai piani alti dell’azienda, infatti, gli sviluppatori sono già a lavoro su quello che sarà il nono aggiornamento di Ubuntu Touch che introdurrà numerose migliorie e novità.
Primo fra tutti un nuovo supporto al Bluetooth che permetterà di utilizzare anche gli standard di nuova generazione. Poi, troveremo un nuovo indicatore di rete che includerà delle funzionalità ancora ignote ma speriamo che sia ancora più intuitivo e semplice da gestire con un tocco. E poi ancora una nuova release di Unity 8 e gli Unity Scopes Shell. In definitiva, l’OTA 9 di Ubuntu Touch ha tutte le carte in regole per divenire uno degli aggiornamenti più corposi della distro mobile. Ma prima di poterci mettere mano ci vorrà ancora qualche tempo. Allo stato attuale, infatti, il rilascio è previsto per il 20 gennaio 2016. Stay tuned! Nel frattempo, vogliamo lanciare un piccolo sondaggio: quanti dei lettori di TuxJournal.net hanno acquistato un ubuntufonino o hanno provato Ubuntu Touch su un Nexus 4 o 7?

ubuntu-touch

Ubuntu: “pericolo” PNG

La falla riguarda la libreria libpng: gli sviluppatori di casa Canonical hanno prontamente risolto ogni problema. Ecco tutti i dettagli.

Con ogni probabilità, ogni PC (che sia esso equipaggiato con Linux, Windows o Mac OS X) ha memorizzate centinaia se non migliaia di immagini in formato PNG. Questo formato, acronimo di Portable Network Graphics, fece il suo debutto qualche anno fa e da allora risulta molto apprezzato dagli utenti e da chi ha che fare con il Web. La notizia di oggi riguarda riguarda proprio la gestione dei file PNG, che in Ubuntu è affidata alla libreria libpng che, a quanto pare, ha una falla di sicurezza. Rassicuriamo subito gli animi: gli sviluppatori di casa Canonical hanno già risolto ogni problema in Ubuntu 15.10, 15.04, 14.04 LTS e 12.04 LTS, ovvero tutte le release della distro ad oggi supportate.
A quanto pare, la libreria libpng non gestisce correttamente alcuni valori per le piccole profondità di bit e un utente malintenzionato potrebbe approfittare di questo malfunzionamento per causare un Denial of Service. Se vogliamo approfondire maggiormente la questione, possiamo dare un’occhiata a questa nota pubblicata da Canonical.
Quel che è importante è che questa problematica sia stata risolta. Tutto quello che dobbiamo fare è, come al solito, ricercare nuovi aggiornamenti della distro e installarli subito.

libpng-vulnerabilities-fixedù

Sondaggio su quale Sistema Operativo preferite[Poll on what OS you prefer]

1)Linux (linuks, pronuncia inglese [ˈlɪnʊks]) è una famiglia di sistemi operativi di tipo Unix-like, rilasciati sotto varie possibili distribuzioni, aventi la caratteristica comune di utilizzare come nucleo il kernel Linux. Oggi molte società importanti nel campo dell'informatica come IBM, Sun Microsystems, Hewlett-Packard, Red Hat, Canonical e Novell hanno infatti sviluppato e pubblicato, e continuano a farlo, sistemi Linux.

[Linux (linuks , English pronunciation [ lɪnʊks ]) is a family of operating systems Unix - like systems, released under various possible distributions , which have the common characteristic of use as the core Linux kernel . Today, many major companies in information technology such as IBM , Sun Microsystems , Hewlett - Packard , Red Hat , Canonical and Novell have in fact developed and published , and continue to do so , Linux systems.] Wikipedia



2)L'iMac è una famiglia di computer all-in-one prodotta dalla Apple e indirizzata inizialmente ad un pubblico che desidera un prodotto di utilizzo semplice.

[The iMac is a family of computers all- in-one produced by Apple and initially addressed to a public that wants a simple product to use.] wikipedia


3)Microsoft Windows (abbreviazioni comunemente utilizzate: "Windows" o "Win") è una famiglia di ambienti operativi e sistemi operativi dedicati ai personal computer, alle workstation, ai server e agli smartphone. Il sistema operativo si chiama così per via della sua interfaccia di programmazione di un'applicazione a finestre (che si chiamano "windows" in lingua inglese).
In particolare Microsoft Windows nasce come ambiente operativo per i sistemi operativi MS-DOS e PC DOS (dedicati ai primi home computer), e diventa sistema operativo con Windows NT (dedicato alle workstation e ai server) e Windows 95 (dedicato ai personal computer). È software proprietario della Microsoft Corporation che lo rende disponibile esclusivamente a pagamento. In particolare attualmente Microsoft Corporation commercializza solo sistemi operativi appartenenti alla famiglia Microsoft Windows: Windows 8.1 per i personal computer e le workstation, Windows Server 2012 per i server, Windows Phone 8.1 per gli smartphone, e Windows CE per i Pocket PC e i Portable Media Center.

[Microsoft Windows (commonly used abbreviations: "Windows" or "Win") is a family of operating environments and operating systems dedicated to personal computers, workstations, servers, and smartphones. The operating system is so called because of its programming interface to application windows (which are called "windows" in English). In particular, Microsoft Windows comes as operating environment for operating systems MS-DOS and PC DOS (dedicated to the early home computers), and becomes the operating system with Windows NT (dedicated workstations and server) and Windows 95 (dedicated to personal computers) . It is proprietary software of Microsoft Corporation that makes it available only for a fee. In particular, Microsoft Corporation currently sells only family of operating systems Microsoft Windows: Windows 8.1 for personal computers and workstations, Windows Server 2012 for servers, Windows Phone 8.1 for smartphones, and Windows CE for the Pocket PC and Portable Media Center.] wikipedia



Rispondete numerosi/Answer numerous

Calcolatrice della scientifica per Ubuntu

Si chiama SpeedCrunch ed è la calcolatrice scientifica perfetta per Ubuntu. Ecco come funziona e come installarla.

Siamo alla ricerca di una calcolatrice scientifica che ci permetta di svolgere più facilmente difficoltosi problemi? SpeedCrunch è ciò che fa al caso nostro. Come si evince anche dal sito Web ufficiale del progetto, si tratta infatti di una calcolatrice appositamente studiata per offrire il massimo delle prestazioni e una velocità di calcolo che si distingue dalle altre soluzioni di questo genere. SpeedCrunch, fra le tante cose, consente anche la risoluzioni di funzioni matematiche.
Se utilizziamo una recente release di Ubuntu, possiamo installare SpeedCrunch direttamente dal Software Center. Come al solito, clicchiamo sul pulsante Installa e confermiamo digitando la password di amministrazione del sistema. Al termine, avviamo SpeedCrunch dalla Dash o dalla barra laterale di Unity. Appare quindi l’interfaccia grafica della calcolatrice.
Spostiamoci subito nel menu visualizza ed attiviamo le voci Libro di Matematica (per visualizzare un prontuario che può essere sempre utile), Costanti, Funzioni e Variabili. Come già detto, la calcolatrice è ottimizzata anche per l’uso da tastiera. Non ci resta che iniziare a risolvere i nostri intricati problemi matematici.

speedcrunch
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GeekBox è un Mini PC modulare da usare con Android e Ubuntu

Da Geekbuying, uno dei principali negozi di importazione dalla Cina, arriva Geekbox, un Mini PC esclusivo progettato per essere usato come riproduttore multimediale o espanso come una board di sviluppo. Lato hardware, Geekbox si basa sulla piattaforma Rockchip RK3368 (Zidoo X6 Pro, Beelink i68 e altri) ma aggiunge una componentistica di livello con WiFi ac, Bluetooth 4.1, Gigabit Ethernet, HDMI 2.0, due antenne wireless ed eMMC Samsung v5.0 di qualità.
Il suo telaio può essere facilmente aperto e sfruttato per l'installazione di altri moduli, per farne altri progetti. Geekbuying vende un pannello da 7.9 pollici 2048 x 1546 px dedicato, o una scheda di espansione chiamata LandingShip che aggiunge una SATA per dischi da 2.5 pollici, connettori per fotocamere, LED, GPIO e altro. La board ha anche un connettore per ventolina opzionale.
Questi componenti possono essere aggiunti perché la scheda base (quella con CPU, memorie e tutto il resto) è in realtà un system-on-a-module, con connettore già predisposto per l'integrazione. Le immagini sotto rendono bene l'idea. È una soluzione già vista nel mercato Mini PC, ma è chiaro che il suo successo dipenderà dal supporto e dal movimento che si verranno a creare.
Geekbox arriva con Android e Ubuntu in Dual Boot, ed offre l'opzione per l'installazione di Light Biz OS, la variante Android sviluppata da Rockchip con finestre e ottimizzazioni in ottica desktop. Il box è in prevendita per circa 100 euro (e si può avere un coupon di sconto commentando nel blog geekbuying) con disponibilità prevista per fine novembre.

Interessante Il Ministero della Difesa italiano adotta LibreOffice: addio a Microsoft Office

Decisione storica per il Ministero della Difesa: a partire dal mese di ottobre, la migrazione avrà inizio. Ecco tutti i dettagli.

Chi l’ha detto che in Italia non succede mai nulla di buono e che i piani alti che gestiscono il nostro Paese non siano in grado di prendere spunti positivi dagli Stati esteri? Ogni tanto ciò accade e a dimostrarlo è il Ministero della Difesa. Proprio come promosso qualche tempo fa dal Regno Unito, anche il Ministero della Difesa italiano è in procinto di dire addio a Microsoft Office adottando la suite Libera e Aperta LibreOffice. Nella pratica, oltre 150.000 postazioni desktop vedranno (finalmente) disinstallato il pacchetto Microsoft Office a favore di LibreOffice. Al tempo stesso, verranno fatti fuori anche i formati file proprietari lasciando spazio a quelli aperti (ODF).
Ma quando si parla di migrazione, spesso il primo quesito che balza in mente è: gli addetti ai lavori sapranno utilizzare il nuovo software? La LibreOffice Foundation e il Ministero della Difesa hanno pensato anche a questo, prevedendo una serie di corsi di formazione on-line che elimineranno di fatto ogni possibile lacuna. La migrazione avrà inizio nel mese di ottobre 2015 e, sulla carta, verrà terminata entro la fine del 2016: un intero anno necessario non solo ad installare LibreOffice su ogni macchina ma anche a portare a termine il percorso di formazione del quale parlavamo poco fa.
Senza dubbio alcuno, si tratta di una notizia che non può che far piacere ad ogni appassionato di Open Source e Software Libero, non fosse altro che perché il Ministero della Difesa è la prima grande pubblica amministrazione che decide di fare un passo così importante. In Italia esempi di migrazione del genere non ne mancano ma, se paragonati, sono tutti di piccola scala: alcune regioni e numerosi comuni, infatti, hanno già adottato LibreOffice e/o altro Software Open Source ma, per forze di cose, dispongono di un numero minore di postazioni desktop. L’augurio è che quella del Ministero della Difesa sia solo la prima di una lunga serie di migrazioni.

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SteamOS vs Microsoft: Windows 10, chivincerà? vince con la grafica dei 3D Games per Linux

Gli amanti dei 3D Games su pc, online e non, dovrebbero preferire Microsoft a SteamOS: lo suggerisce il recente rapporto di Bechmark.

3d games
SteamOS è la piattaforma digitale ideata da Valve, destinata al pubblico che ama i videogiochi e li utilizza su PC, Mac o Linux. In questo contesto si inserisce anche Microsoft. Stando al rapporto di Bechmark che ha analizzato i due sistemi su diversi videogiochi, il colosso di Redmond, con l’aggiornamento a Windows 10, ha decisamente vinto il confronto, limitatamente a Linux.
“Scegliere la piattaforma SteamOS rispetto a quella di Microsoft con Windows 10 vuol dire sacrificare una buona performance del videogioco 3D”: il rapporto stilato da Bechmark parla chiaro. Tuttavia “SteamOS è una piattaforma funzionale sotto altri punti di vista” che, comunque risultano migliori con Windows 10Bechmark ha ottenuto le informazioni necessarie a determinare la superiorità di Microsoft rispetto a SteamOS, provando i più noti 3D Games: Shadows of Mordor, Metro: Last Light Redux, Source Engines games Dota 2, Team Fortress 2, Left 4 Dead 2 e Portal.
Bechmark ha sottolineato che i produttori di SteamOS hanno intenzione di migliorare la piattaforma ma, al momento, “è difficile raccomandare SteamOS agli utenti che desiderano il meglio delle performance grafiche sul proprio PC, utilizzando una piattaforma esterna”.

Erle-Spider: in vendita il drone, per di più con Ubuntu dentro

Il ragno robotizzato è acquistabile direttamente dal suo sito Web ufficiale. Ecco tutti i dettagli e il prezzo al pubblico.

Molti di noi sono abituati a pensare che un drone sia solo un dispositivo capace di volare. Ma non è così. Esistono, infatti, anche droni da terra e un esempio è il nuovo Erle-Spider, un progetto che gli appassionati del settore avranno già sentito nominare. Basato su Ubuntu ed equipaggiato con il sistema operativo ROS, Robot Operating System, Erle-Spider fece il suo debutto qualche tempo fa su Indiegogo, ma la campagna di raccolta fondi non ebbe i risultati sperati. Ciononostante, il team di sviluppo del progetto non si è dato per vinto ed oggi è possibile acquistare Erle-Spider direttamente dal suo sito Web ufficiale.
Interessante anche la possibilità di acquistare una versione in kit, corredata di tutte le istruzioni del caso, e che ci permetterà di costruire con le nostre mani questo “strano ragno” controllabile anche da smartphone e tablet. Un po’ troppo alto, forse, il prezzo di vendita: 499 euro per portarsi a casa il modello “base”; opzionalmente è possibile aggiungere una fotocamera, un’antenna Wi-Fi più prestante e una batteria supplementare.

ubuntu-drone

Installare Kodi su Ubuntu e creare un bellissimo media center

Il framework multimediale verrà utilizzato di default nella prossima release 43 in arrivo il 15 dicembre 2015. Ecco tutti i dettagli.

C’era una volta XBMC, anzi c’è ancora. Già, perché da un po’ di tempo il progetto ha cambiato nome in Kodi e continua ad essere la soluzione più apprezzata da chi ha la necessità di creare un media center da piazzare in salotto (utilizzando magari un PC dalle dimensioni compatte e dai consumi irrisori). Lo sviluppo del progetto è abbastanza costante e ad oggi Kodi è probabilmente il miglior software del suo genere. Oggi scopriremo come installarlo sulla nostra distro preferita ed utilizzarlo come applicazione da avviare manualmente o automaticamente all’avvio del PC.
Se vogliamo installare l’ultima release di Kodi su Ubuntu, è necessario aggiungere un repository così da avere sempre i pacchetti più aggiornati. Avviamo quindi il terminale e da qui lanciamo il comando:
(sudo add-apt-repository ppa:team-xbmc/ppa)
Aggiorniamo quindi l’elenco dei pacchetti e procediamo con l’installazione di Kodi:
(sudo apt-get update)
(sudo apt-get install kodi)
Al termine, possiamo avviare Kodi direttamente dalla Dash e personalizzarlo secondo i nostri gusti ed esigenze. A questo punto, potremmo decidere di trasformare il PC sul quale abbiamo installato Kodi in un vero e proprio media center, senza però eliminare la possibilità di utilizzarlo anche come postazione desktop (magari collegata alla TV del salotto). Per far sì che all’avvio venga automaticamente avviato Kodi, spostiamoci nella Dash e ricerchiamo Applicazioni d’avvio. Clicchiamo quindi su Aggiungi e definiamo un nome (ad esempio, Kodi). Compiliamo il campo Comando con il percorso dell’eseguibile di Kodi (se non lo conosciamo, digitiamo da terminale which kodi). Terminiamo con Aggiungi, riavviamo il PC e godiamoci il nostro nuovo media center Linux powered.

Kodi

Tutte le derivate di Ubuntu 15.10, e tutto in un’unica ISO

È disponibile al download Linux AIO Ubuntu 15.10, il progetto che mette tutte le derivate ufficiali dell’ultima release di Ubuntu in un’unica immagine ISO.


Ubuntu 15.10, Kubuntu 15.10, Xubuntu 15.10, Lubuntu 15.10, Ubuntu MATE 15.10 e Ubuntu GNOME 15.10 tutte insieme: è questo l’obiettivo del progetto Linux AIO (All In One) che qualche ora fa è stato aggiornato per far spazio alle più recenti release della distro firmata Canonical. Grazie a questo progetto, non dovremo più scaricate ogni singola ISO di una delle derivate ufficiali di Ubuntu ma utilizzare esclusivamente i 2 DVD di Linux AIO Ubuntu 15.10 o una pendrive che abbiamo reso avviabile grazie a software come Unetbootin.
Una ISO, quella di Linux AIO Ubuntu 15.10, decisamente comoda per i professionisti dell’informatica che si trovano spesso a far assistenza su diversi PC e che vogliono equipaggiarli con la distro firmata Canonical. Al tempo stesso, si dimostra comoda e semplice anche nel caso in cui volessimo far provare ad amici e colleghi le diverse derivate di Ubuntu senza doverle necessariamente installare e soprattutto senza creare diversi DVD o pendrive avviabili.
Se vogliamo procedere al download di Linux AIO Ubuntu 15.10 ci basta raggiungere questa pagina e scegliere tra la versione a 32 o 64 bit. Il download è diviso in due parti: al termine, ci basta estrarre l’archivio per ottenere un unico file ISO.
all-ubuntu-15-10-flavors-on-a-single-live-iso

Linux VS Mac, qual è il migliore?

Nella rubrica "Oggi parliamo di..." chiediamo ai nostri lettori il parere tra una distribuzione Linux e Apple Mac, meglio il proprietario o il sistema operativo libero?

Linux VS Mac
Dopo anni di strapotere, il sistema operativo Windows di Microsoft sta perdendo molte quote mercato colpa soprattutto di Linux (e sistemi derivati come ad esempio Android) e Apple Mac sistema operativi sempre più utilizzati dagli utenti ed aziende. Negli ultimi anni le principali distribuzioni Linux hanno fatto passi da gigante, fornendo un'ottimo supporto hardware oltre ad essere ormai molto semplici da installare e configurare. Da notare inoltre che ormai molti software (alcuni anche proprietari) vengono rilasciati sia per Linux e Mac come ad esempio il client Steam, browser come Google Chrome ecc.


Dal canto suo Apple Mac è un sistema operativo proprietario sviluppato per "girare" solo nei propri sistemi, questo consente agli sviluppatori di poter lavorare su un hardware molto ristretto in maniera tale da poterlo ottimizzare al meglio (provate a pensare se Fedora, Ubuntu o Debian si concentrassero nello sviluppo di un determinato hardware, i progressi sarebbero notevoli).

Apple Mac da sempre è stato indicato come un sistema operativo stabile e sicuro, facile da utilizzare e configurare, peccato che non sia sempre cosi. Riguardo soprattutto alla sicurezza, negli ultimi anni sono approdati molti virus e malware dedicati tutto questo colpa del successo dei device prodotti da Apple molto spesso acquistati non solo per le loro qualità ma solo perché considerati prodotti di nicchia, averli vuol dire aver soldi oppure seguire la moda.

L'esperienza utente offerta da Apple Mac è molto simile ad alcuni desktop environment Linux come ad esempio Pantheon di elementary OS, molti nuovi utenti che arrivano da Windows avranno difficoltà sia con Mac che con Linux.

Quello che chiediamo oggi ai nostri lettori è il loro parere a riguardo di Apple Mac, sistema operativo proprietario sempre più conosciuto ed utilizzato. Apple Mac è migliore o peggiore di Linux? Le attuali distribuzioni Linux possono ormai competere con il sistema proprietario di Apple?

A voi il vostro parere a riguardo...

Microsoft Windows 10 sfida Linux e Apple

Microsoft ha trapelato altre novità incluse in Windows 10, sistema operativo che include molte caratteristiche già presenti in Linux

Microsoft Windows 10
Microsoft ha recentemente rilasciato alcune novità che verranno incluse in Windows 10, nuova versione del sistema operativo più utilizzato al mondo. Con Windows 10, l'azienda di Redmond punta molto sulla convergenza tra i vari dispositivi (come sta già facendo Canonical con il nuovo Unity 8), il colosso statunitense sta riproponendo il menu Start che include l'integrazione delle applicazioni oltre alla visualizzazione a pieno schermo. Da notare inoltre il nuovo gestore di desktop virtuali altra caratteristica già inclusa nelle principali distribuzioni / ambienti desktop Linux e la funzionalità "Aero Snap" che consente di affiancare fino a 4 finestre in un'unica schermata (caratteristica già presente in KDE 4). Microsoft ha inoltre confermato che l'aggiornamento a Windows 10 da parte di Windows 7, 8 e 8.1 sarà gratuito (solo per il primo anno), stessa cosa accade anche con Linux, con aggiornamenti di release gratuiti.

Tra le novità incluse in Windows 10 troviamo Windows Holographic, soluzione che consentirà di integrare e visualizzare rappresentazioni olografiche attraverso gli occhiali HoloLens i quali consentiranno di mappare tutto quello che ci circonda, riconoscere i nostri gesti ecc.
Con Windows 10 debutta Cortana, assistente personale che attraverso il riconoscimento vocale ci consente di avere informazioni varie come meteo, notizie sportive, news ecc, la funzione "Continuum" consente inoltre di passare dalla modalità desktop a tablet collegando o scollegando la tastiera e mouse (funzionalità molto utile per nuovi dispositivi ibridi).

Microsoft Windows 10 Device

Microsoft inoltre si prepara ad abbandonare Internet Explorer, il tanto discusso browser verrà pian piano soppiantato da Spartan, nuovo progetto con caratteristiche simili a Google Chrome e Firefox (peccato però che non si basi o sia open source), con inserita la modalità lettura e l'integrazione con Cortana.
 A breve sarà possibile scaricare e testare la Windows 10 Technical Preview con incluse le nuove funzionalità
 Con Windows 10, mamma Microsoft punta a rivoluzionare il famoso sistema operativo proprietario, peccato che molte di queste "novità" siano già disponibili gratuitamente in Ubuntu o altra distribuzione Linux.
Secondo voi Windows 10 come sarà? un flop in stile Vista / 8 oppure un successo come accaduto con Windows 7?
Comunque sia Linux rimarrà la soluzione più sicura, economica ed innovativa...

Ubuntu 16.04 novità, caratteristiche e nome e smentite da stare attenti

Precedentemente abbiamo parlato delle novità apportate in Ubuntu 15.10, precisamente in questo articolo. Abbiamo visto anche come creare una penna USB per installare ubuntu in questo articolo, ma non ho mai dedicato una sola parola per Ubuntu 16.04. La mia è stata una scelta ponderata nel tempo, ho deciso infatti di raccogliere quante più informazioni possibili, e direttamente dagli sviluppatori, per poi metterle insieme e dedicare un articolo per Ubuntu 16.04, che si avvicini il più possibile alla verità e allo stato attuale dello sviluppo di Ubuntu 16.04.
Ho visto e letto in giro per la rete molti articoli, che parlavano di Ubuntu 16.04 ancor prima dell’uscita di Ubuntu 15.10; ho addirittura visto articoli dedicati ad Ubuntu 16.04, uscire lo stesso giorno del rilascio di Ubuntu 15.10. Capisco il motivo di queste scelte, ma evito di esplicitarlo in questo articolo.  Il problema principale è che facendo così, si rischia di scrivere contenuti poco coerenti o corretti, insomma si rischia di fare disinformazione e di confondere le idee dei lettori.
Letteralmente impazzita la corsa a Unity 8. C’è chi scrive si, c’è scrive no, c’è chi corregge l’articolo da si a no. Ma quindi Unity 8 ci sarà o no? E chi lo sa? Per ora limitiamoci a tradurre ciò che dicono i siti esterofili, tanto al massimo sono una trentina di righe da scrivere, non più 20 minuti, poi vediamo.
Come vi dicevo, ho parlato direttamente con degli sviluppatori di Ubuntu 16.04 che gentilmente, e anche un po stufi di quello che si scrive in rete, per poi essere smentito il giorno dopo, mi hanno fornito, poche, ma sicure informazioni sull’andamento dello sviluppo di Ubuntu 16.04. Allora vediamo subito quali saranno le novità e le smentite.

Ubuntu 16.04 novità

Partiamo subito con il dire che ubuntu 16.04 punta a migliorare l’efficienza dal punto di vista dell’installazione. Per farlo, verranno rimossi due applicazioni di cui non si sente più il bisogno per via dell’evoluzione tecnologica informatica, un scienza e tecnologia che si evolve molto in fretta. Verranno infatti rimossa l’applicazione per la masterizzazione Brasero, in quanto i dispositivi ottici, ovvero lettori e masterizzatori CD e DVD sono sempre meno diffusi sia in ambiente laptop (portatili) che in ambiente Desktop.
Verrà rimossa anche l’applicazione Empathy, sempre a causa dell’evoluzione tecnologica. Ormai infatti grazie alla diffusione di servizi di messaggistica mobile come Whatsapp Telegram, che addirittura è dotato di client Desktop per linux, Windows e Mac, l’applicazione Empathy è ormai considerata obsoleta. Inoltre sembra che lo sviluppo vada anche a rilento.
In ogni caso però, per entrambe le App, sarà possibile installarle dopo l’installazione di Ubuntu 16.04 ed utilizzarle a proprio piacimento. Come dicevamo, saranno semplicemente rimosse dall’installazione di default di Ubuntu 16.04 LTS. Inoltre Ubuntu 16.04 sarà l’ultima versione a supportare le architetture Intel a 32 bit. Ancora troppo presto per parlare della versione del kernel Linux scelta per ubuntu 16.04, vedremo in futuro con apposito aggiornamento dell’articolo.

Ubuntu 16.04: addio Ubuntu Software Center

In Ubuntu 16.04 verrà rimosso il noto software di installazione delle applicazioni di Ubuntu. Ubuntu Software Center verrà infatti rimosso in favore di Gnome Software Center, nome utilizzato nel gergo, il suo vero nome è semplicemente Software (clicca per saperne di più, c’è chi lo chiama anche GNOME App Store). I motivi principali di questa scelta sono un paio: Ubuntu Software Center presenta alcuni bugs che necessitano di un certo tempo per essere corretti, tempo sprecato, in quanto con l’avvento di Unity 8 si passa alla libreria Qt, meglio quindi dedicarsi  allo sviluppo di Ubuntu 16.04, MirUnity 8, senza perdite di tempo inutili visto che c’è moltissimo lavoro da fare. Scelta che da sviluppatore, condivido in pieno. Inoltre Ubuntu 16.04 sarà una versione LTS, cioè una versione con supporto a lungo termine, questo implica che dovrà essere il più stabile possibile, in quanto dovrà funzionare bene per i prossimi 5 anni. Per chi ha l’occhio lungo, già il termine LTS (supporto a lungo termine), potrebbe essere un ottimo spunto di riflessione sulle scelte future di Unity 8 e Mir su Ubuntu 16.04. Per ora non aggiungo altro vedremo a breve

Ubuntu 16.04: Snappy e pacchetti deb

Con Ubuntu 16.04 il team di sviluppo di Canonical ha deciso di introdurre anche nella versione Desktop di Ubuntu, l’architettura Snappy. Attenzione però non è un vero e proprio nuovo tipo di pacchetto paragonabile ai .deb. È una vera è propria nuova architettura, costituita da Ubuntu Core, un framework di sviluppo di base, sviluppato e fornito dal team di Ubuntu. Su di esso è possibile costruire nuovi frameworks ed applicazioni, un po come avviene su Mac OS X. Con questa scelta sarà possibile costruire applicazioni standalone senza preoccuparsi troppo delle dipendenze. I pacchetti .deb saranno ancora disponibili ovviamente ed affiancati al’architettura Snappy. Anche se è già presente sulla versione per smartphone di Ubuntu, Snappy è la vera rivoluzione di Ubuntu 16.04. Un’architettura per la costruzione di applicazioni standalone non era mai arrivata in un sistema basato su Linux, cosa invece già presente su sistemi proprietari come Mac OS X e Windows. Una cosa è certa, quest’architettura faciliterà, lo sviluppo, l’aggiornamento e la manutenzione da parte sia di sviluppatori che di utenti finali, dell’intero parco applicazioni e del sistema in generale. Se vi state chiedendo: “Ma quindi se due applicazioni hanno bisogno della stessa libreria, verrà scaricata ed installata due volte?” La risposta è: no. Clicca qui per saperne di più su Snappy.

Ubuntu 16.04 e GNOME 3

Non c’è molto da dire su GNOME 3, se non che verrà incluso questo Desktop Environment ed aggiornato alla versione 3.18 con applicazioni appositamente selezionate da GNOME 3.20, dove ha senso farlo. Parola di Will Cook.
Per quanto riguarda le versioni MATE e Kubuntu lo sviluppo prosegue ma le informazioni sono ancora pochissime e confusionarie. Aggiornerò l’articolo quando se ne saprà di più. Ad esempio ad oggi, le librerie Qt 5.5 potrebbero essere di default in Ubuntu 16.04, sebbene le Qt 5.6 potrebbero essere incluse e scelte poco tempo prima del rilascio di Ubuntu 16.04. In ogni caso queste sono scelte che gli sviluppatori effettueranno fra qualche mese, a quel punto vedremo e nel caso aggiornerò l’articolo.

Ubuntu 16.04: Unity 8 si o no? Smentite e conferme

Ed eccoci arrivati all’argomento caldo del periodo, ovvero Unity 8. Già precedentemente nell’articolo ho dato qualche indicazione utile a sviluppare un certo pensiero sul rilascio di Unity 8 in Ubuntu 16.04, per evitare docce fredde. In questa sezione però vado al soldo. In Ubuntu 16.04 non sarà presente Unity 8 come ambiente desktop di default. Si proseguirà ancora con Unity 7, scelta sicuramente logica e ben pensata visto che Ubuntu 16.04 è una LTS e come dicevo precedentemente, deve funzionare bene ed avere meno bug possibili per i prossimi 5 anni. Bastava pensarci un po, cosa che altri divulgatori non hanno fatto. La scelta è infatti condivisibile perché Unity 8 non è ancora stato terminato e nemmeno il display server che utilizza cioè Mir. Non è quindo completa la tecnologia di base, Mir, che inoltre dovrà ottenere il supporto driver da parte di Nvidia e ATI, come potrebbe, Unity 8, essere incluso in Ubuntu 16.04 LTS, cioè in una distribuzione costruita principalmente per la stabilitàproduttività a livello aziendale? La cosa avrebbe avuto poco senso e poca professionalità e serietà da parte degli sviluppatori Canonical. Distribuire un ambiente desktop e un display grafico così giovani in una LTS sarebbe stato controproducente. Meglio iniziare a pensare fin da subito a Unity 8 e Mir in Ubuntu 16.10, ha sicuramente più senso.
Ma c’è un ma. Saranno contenti in questo modo i pionieri delle tecnologie all’ultimo grido. Unity 8 sarà installabile da parte dell’utente, quindi sua scelta personale, accanto a Unity 7 (a suo rischio e pericolo ovviamente), in questo modo si potranno effettuare test e gustare il comportamento iniziale di Unity 8 già da Ubuntu 16.04.

Data di rilascio di Ubuntu 16.04

Gli sviluppatori Canonical sono solitamente puntuali, non si sono mai verificati casi di ritardo clamorosi, la data di rilascio è quindi prevista per il 21 Aprile 2016.
Seguite Slx Tips, l’articolo verrà aggiornato nel tempo, per riportare eventuali cambiamenti e futuri aggiornamenti su questa interessante versione di Ubuntu. Inoltre ho deciso di effettuare tra qualche settimana, un video con un’anticipazione di Unity 8 e lo inserirò in questo articolo.
Ubuntu 16.04

Ubuntu 16.04 LTS: la mitica roadmap



Il team di sviluppo di Canonical, a pochi giorni dall’annuncio ufficiale del codenome per la versione Ubuntu 16.04 LTS, ha pubblicato la roadmap per la prossima major release della distribuzione con supporto a lungo termine.
Xenial Xerus” sarà quindi la sesta LTS del progetto, la prima venne rilasciata invece nel giugno del 2006.
La roadmap prevista è ora presente sul wiki ufficiale con una semplice illustrazione che permette così di non scordare le varie tappe. La tabella di marcia è in pratica la stessa che abbiamo potuto osservare negli ultimi anni:
  • Alpha 1 – 31 Dicembre (per le spin);
  • Alpha 2 – 28 Gennaio (per le spin);
  • Feature Freeze – 18 Febbraio;
  • Beta 1 – 25 Febbraio (per le spin);
  • UI Freeze – 10 Marzo;
  • Final Beta – 24 Marzo;
  • Kernel Freeze – 7 Aprile;
  • Release Candidate – 14 Aprile;
  • Rilascio Ubuntu 16.04 LTS “Xenial Xerus” Final – 21 Aprile.
Oltre al rilascio ufficiale, assieme alla versione classica di Ubuntu troveremo anche le varie edizioni tra cui sarà compresa Ubuntu Mate Remix, divenuta ufficialmente una versione riconosciuta e supportata da Canonical nel mese di Agosto scorso.
 ubuntu1504

Nuova vulnerabilità su Linux: tutte le release di Ubuntu sono agevolmente coinvolte

Canonical ha prontamente rilasciato una patch di sicurezza per tutte le distro ancora supportate ufficialmente. Ecco quali sono le minacce e come proteggersi.

Una nuova falla di sicurezza (che risiede nel kernel Linux) è stata scovata e ad essere coinvolte sono tutte le release di Ubuntu, ufficiali e non, attualmente supportate: a partire da Ubuntu 12.04 LTS fino ad arrivare all’ultima arrivata 15.10. A causa di una non corretta verifica delle eccezioni, un malintenzionato potrebbe utilizzare KVM (Kernel-based Virtual Machine) per sferrare un attacco Denial of Service (DoS) anche da remoto. A quanto pare, la problematica colpisce i kernel Linux 4.2, 3.19, 3.13 e 3.2 che sono rispettivamente presenti in Ubuntu 15.10, Ubuntu 15.04, Ubuntu 14.04 LTS e Ubuntu 12.04 LTS.
Canonical ha prontamente rilasciato le patch di sicurezza ma, com’è logico che sia, è necessario aggiornare il sistema: in caso contrario, resteremo vulnerabili. Dunque, se utilizziamo una di queste distro (Ubuntu 14.10 è fuori dai giochi semplicemente perché non è più supportata da Canonical) spostiamoci nella Dash e ricerchiamo Aggiornamenti Software. Attendiamo che la ricerca di nuovi pacchetti venga portata a termine e confermiamo con Aggiorna. Al termine, sarà necessario riavviare il computer, proprio come accade ogniqualvolta che il kernel viene aggiornato.
A riavvio completato, lanciamo il comando:
(uname -a)
per verificare che i nuovi pacchetti del kernel siano stati effettivamente installati: per Ubuntu 15.10 linux-image-4.2.0-18 (4.2.0-18.22), per Ubuntu 15.04 linux-image-3.19.0-33 (3.19.0-33.38), per Ubuntu 14.04 LTS linux-image-3.13.0-68 (3.13.0-68.111) e per Ubuntu 12.04 LTS linux-image-3.2.0-94 (3.2.0-94.134).
Ecco il nuovo wallpaper di Ubuntu 15.10: non è molto diverso da quello apparso nelle precedenti release.

Come cambiare e modificare l’hostname di Ubuntu

Ecco come cambiare il nome dell’host della nostra distribuzione Linux. Un’operazione semplice ma che i neofiti del Pinguino potrebbero non conoscere.

Ogni dispositivo connesso ad una rete locale è un host. E questo dovrebbe essere chiaro anche ai neofiti. Così come ad ogni host è associato un identificativo alfanumerico che prende il nome di “hostname”. Grazie a quest’ultimo è possibile identificare facilmente un device connesso alla LAN senza necessariamente conoscerne l’indirizzo IP o il MAC address della scheda di rete utilizzata. L’hostname viene scelto durante la fase di installazione di un qualsiasi sistema operativo e, nel caso di Ubuntu, abbiamo la possibilità di personalizzarlo nei primi passi dell’installazione, proprio quando è il momento di scegliere il nome utente e la password di amministrazione del sistema.
Ciò non vuol dire, però, che non possa essere cambiato in futuro: se ad esempio vogliamo connetterci ad una rete senza dare alcune informazioni personali (pensiamo ad esempio ad un hostname settato con il nostro nome e cognome) possiamo cambiarlo in una manciata di secondi. Questo how-to quindi, è rivolto a chi si è affacciato da poco al mondo Linux e non è pratico di alcuni semplici e fondamentali file che stanno alla base dell’OS del Pinguino.
Ciò che ci interessa è il file hostname nel quale viene appunto memorizzato il nome dell’host da utilizzare nella rete. Per variarlo, non dobbiamo far altro che aprire questo file con un editor di testo e immettere il nuovo nome. Avviamo quindi il terminale e da qui lanciamo:
(sudo gedit /etc/hostname)
Effettuiamo le modifiche del caso e salviamo. Tutto qui.
hostname-ubuntu

Distribuzione Fedora

Storia
Il 21 luglio 2003 Red Hat lancia la Red Hat Linux 9.0.93. Il 25 settembre dello stesso anno nasce la prima release di Fedora Core, la FC 0.94, nota anche come Fedora Core 1 test 2 e con il nome in codice Severn. Il progetto di Fedora nacque dalla iniziativa di Warren Togami, che necessitava di creare pacchetti RPM Package Manager di elevata qualità per Red Hat Linux. Ben presto questo progetto assunse una vita propria.
La prima release, Fedora Core 1 (nome in codice Yarrow), fu distribuita il 5 novembre 2003 ed integrava ancora il Kernel Linux 2.4. Il 18 maggio 2004 uscì invece Tettnang ovvero Fedora Core 2: la release utilizza il kernel Linux 2.6, KDE 3.2 e GNOME 2.06. L'8 novembre 2004 fu distribuita Fedora Core 3, meglio nota col nome in codice di Heidelberg.
Un'importante versione è la Fedora Core 5, nome in codice Bordeaux (disponibile sia per architetture x86, x86-64 e PPC). Tra le novità presenta l'inclusione di Mono, Xen e X.Org 7.0. Sui supporti di installazione (1 DVD oppure 5 CD) sono presenti sia KDE sia GNOME, oltre ad un'ampia scelta di applicazioni essenziali (OpenOffice.org 2.0, Eclipse, Gimp, Firefox, Thunderbird...).
Fedora Core 6, nome in codice Zod oltre ad offrire il supporto ai nuovi computer Apple Mac con processore Intel x86 (Core Duo), offre nuovi effetti grafici grazie a Compiz ed all'acceleratore grafico AIGLX (Accelerated Indirect GLX), inoltre, integra lo strumento Virt-Manager per la gestione di Xen ed una versione aggiornata di Pup, il gestore dei pacchetti.
Con la versione 7, nome in codice Moonshine, distribuita il 31 maggio 2007, cambia il nome della distribuzione: da "Fedora Core" a "Fedora", che viene distribuita nelle versioni Fedora Desktop (dedicata al desktop), Fedora Server (destinata al server, al pari di Ubuntu Server) e Fedora KDE (la "versione KDE" di Fedora, che include solo software KDE). Include un nuovo gestore di pacchetti, un nuovo tema grafico predefinito (Flying High), l'unione dei repository Core ed Extra e un nuovo sistema di installazione semplificata dei codec.

Caratteristiche

L'obiettivo è quello di lavorare con la community di GNU/Linux per creare un sistema operativo completo, utilizzando esclusivamente software liberi e forum pubblici con processi aperti. Questo porta a un continuo aggiornamento delle distribuzioni, aggiornamento che è diventato molto semplice, anche da una distribuzione all'altra.
In Fedora sono presenti applicativi, distribuiti sotto licenza open source, inclusi nel sistema operativo commerciale di Red Hat (Red Hat Enterprise Linux). Ad esempio Fedora Core 2 utilizzava il kernel Linux 2.6 e disponeva già della Security-Enhanced Linux prima che venissero inclusi nelle distribuzioni di Red Hat.

PackageKit, l'interfaccia grafica predefinite per la gestione dei pacchetti
Essa è indicata per qualsiasi utilizzo poiché contiene tutti gli strumenti per lavorare in ambiente server senza tralasciare una serie di tool grafici per la configurazione, utili per gli utenti alla ricerca di un desktop user-friendly. Basata sulla ricerca del massimo grado di aggiornamento è distribuita su base fissa semestrale con le versioni più recenti di ogni pacchetto, compreso il kernel.
Viene distribuita in versione DVD (con tutti gli ambienti desktop disponibili e installabili, oltre a moltissimo software aggiuntivo), in versione LiveCD (con ambiente desktop di default GNOME) e poi sono presenti anche le cosiddette versioni "spin", ed ha un ciclo di vita di 13 mesi circa. Per chi volesse utilizzare software non libero ci sono repository "RPMFusion" (free e nonfree).

Installazione e configurazione

Fedora è progettata per essere facilmente installabile e configurabile, attraverso una suite di installer grafici e tool di configurazione, in particolare grazie all'installer Anaconda e la serie di utility grafiche system-config-tools.

Gestione pacchetti

La gestione dei pacchetti software è compito dell'utility DNF (prima yum). Sono disponibili ufficialmente anche due interfacce grafiche per yum: gpk-application per GNOME, Xfce e LXDE mentre apper è disponibile per il KDE. Da Fedora 22 è cambiato il gestione pacchetti da yum a DNF, che risulta essere più efficiente, configurabile e veloce. È possibile usare i vecchi comandi yum grazie al pacchetto dnf-yum.

bellissima Novità DJI, metà drone e metà Ubuntu unico

Una "piattaforma di sviluppo" per droni hi-tech si arricchisce con un nuovo modulo a base di SoC ARM, un computer embedded con una GPU di un certo livello e sistema operativo basato su Linux. Per i droni e la sorveglianza del futuro

Roma - Il produttore di droni DJI e Canonical hanno stretto una partnership per la realizzazione di Manifold, un "computer embedded ad alte prestazioni" specificatamente pensato per estendere le capacità della piattaforma di sviluppo per droni realizzata da DJI (Onboard SDK).

Manifold

Compatibile per l'installazione con la costosa "piattaforma di volo programmabile" di DJI Matrice 100, Manifold è equipaggiato con un chip SoC ARM quad-core (Cortex-a15) e GPU basata su architettura NVIDIA Kepler, caratteristica, quest'ultima, in grado di fornire notevoli capacità computazionali soprattutto sul fronte del calcolo parallelo e del processing delle immagini.

Su Manifold girerà l'ultima versione a supporto esteso di Ubuntu (Ubuntu 14.04 LTS), e il sistema operativo di Canonical potrà sfruttare anche le varie interfacce di bordo come porte USB, collegamento di rete Ethernet, HDMI e altro ancora per installare e guidare sensori e sistemi di monitoraggio aggiuntivi.
Manifold

Manifold apre la strada alla collaborazione smart fra tecnologie aeree e di terra per risolvere problemi complessi, sostiene il direttore delle partnership DJI Michael Perry, e ora la palla passa alla community di sviluppatori per la trasformazione della nuova tecnologia in scenari di utilizzo concreti.

Dal punto di vista di Canonical, la partnership con DJI rappresenta l'ennesima iniziativa in chiave Internet delle Cose (IoT), un mercato sempre più attivo - almeno dal punto di vista dell'offerta - a cui la corporation britannica ha già aperto le porte con iniziative specifiche anche sul fronte dei droni.

Distribuzione Ubuntu MATE 15.04: la prima release supportata ufficialmente da Canonical

E accanto alla versione per notebook e desktop, gli sviluppatori hanno rilasciato anche un’immagine per Raspberry Pi 2. Ecco tutte le novità e i link per procedere al download.


Accanto ad Ubuntu 15.04, Canonical ha, come di consueto, rilasciato le nuove versioni di tutte le derivate supportate ufficialmente. E, questa volta, insieme alle “solite” Kubuntu, Lubuntu, Xubuntu e Ubuntu GNOME, un’altra distro (fino a poco fa non ancora supportata ufficialmente) ha fatto il suo debutto ufficiale. Stiamo parlando di Ubuntu MATE 15.04, derivate che, com’è facile intuire dal nome stesso, è equipaggiata di default con l’ambiente desktop più apprezzato dai nostalgici di GNOME 2. Ed il fatto che ora Ubuntu MATE sia entrata nella grande famiglia Canonical la dice lunga su quanto possa effettivamente essere amata dagli utenti.
In questa nuova e prima release di Ubuntu MATE supportata ufficialmente, troviamo una serie di cambiamenti alquanto interessanti. A partire da MATE Tweak, un tool installato di default che ci permette di gestire con facilità l’aspetto della distro. Ad esempio, ci permette di passare facilmente e senza dover riavviare la sessione da Compiz a Marco, proprio come accade già in Linux Mint 17.1 (MATE version).
Fra le applicazioni che stanno alla base di Ubuntu MATE 15.04 sono apparsi notevoli cambiamenti. Un esempio è Caja, il file manager predefinito, che consente fra le tante nuove cose di settare un’etichetta colorata per ogni cartella mostrata (un po’ come accade anche in Mac OS X). Applicazioni di base a parte, questa nuova release di Ubuntu MATE porta anche nuove versioni dei software forniti a corredo: Mozilla Firefox passa alla sua release 37, così come Thunderbird che si mostra nella sua versione 31.6.0. E poi ancora LibreOffice 4.4.2, Transmission 2.84, Piggin 2.10.9 e tanto altro ancora.
Ma le novità non finiscono qua: appassionati di Raspberry Pi 2 aprite bene le orecchie! Già, perché accanto all’immagine ISO dedicata a notebook e desktop, è presente anche una particolare versione di Ubuntu MATE 15.04 compilata per il nuovo mini PC (attenzione, solo il Raspberry Pi 2 e non le sue precedenti versioni!). Dunque, se vogliamo mettere subito alla prova Ubuntu MATE 15.04 su PC, effettuiamo il download da qui. Per l’immagine dedicata al Raspberry Pi 2, invece, raggiungiamo questa pagina. Ed ora, ecco qualche screenshot che ci mostra la nuova distro in azione.
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