IN QUESTO BLOG PARLEREMO DI TUTTE LE DISTRIBUZIONI LINUX E LE LORO CARATTERISTICHE, GRAZIE E BUONA PERMANENZA!!!

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La nascita


Linus Torvalds
Il kernel Linux vede la luce nell'agosto 1991 grazie al giovane studente finlandese Linus Torvalds che, appassionato di programmazione, era insoddisfatto del sistema operativo Minix (sistema operativo unix-like destinato alla didattica, scritto da Andrew Tanenbaum, professore ordinario di Sistemi di rete all'università di Amsterdam), poiché supportava male la nuova architettura i386 a 32 bit, all'epoca tanto economica e popolare. Così Torvalds decise di creare un kernel unix con lo scopo di divertirsi e studiare il funzionamento del suo nuovo computer, che era appunto uno 80386.
Inizialmente, Linux (il sistema operativo basato sul kernel programmato da Torvalds) per girare utilizzava, oltre al kernel di Torvalds, l'userspace di Minix. Successivamente, Linus decise di rendere il sistema indipendente da Minix, anche perché non ne gradiva la licenza che lo rendeva liberamente utilizzabile solo a fini didattici, e decise, quindi, di sostituire quella parte del sistema operativo col software del progetto GNU. Per fare ciò, Torvalds cambiò la licenza e adottò la GPL, che tra l'altro considerava buona per il suo sistema operativo a prescindere dal software GNU stesso.
Linux, all'inizio, era un semplice emulatore di terminale scritto in C e assembly, e non aveva bisogno di appoggiarsi a un sistema operativo. L'emulatore di terminale avviava e gestiva due thread: uno per mandare segnali alla porta seriale, uno per riceverli; quando poi Linus ebbe bisogno di leggere e scrivere file su disco, questo emulatore fu esteso in modo che potesse gestire un file system. Lentamente, questo programma si trasformò in un intero kernel in grado di gestire un sistema operativo e Linus iniziò a documentarsi sulle specifiche POSIX, chiedendo assistenza sul newsgroup[3]. La prima versione del kernel Linux, la 0.01, fu pubblicata su Internet il 17 settembre 1991 e la seconda nell'ottobre dello stesso anno.
Torvalds preferiva chiamare Freax il kernel a cui stava lavorando ma Ari Lemmke, assistente alla Helsinki University of Technology che gli aveva offerto lo spazio FTP per il progetto (ftp.funet.fi), preferì assegnare alla subdirectory dedicata il nome alternativo di lavorazione Linux[4].
Sin dalla versione 0.01 si poteva compilare e far partire la shell GNU Bash. Fino alla versione 0.10 era richiesto un computer con Minix per configurare, compilare e installare Linux perché quest'ultimo usava il filesystem del sistema sul quale si appoggiava; dalla versione 0.11 poteva essere compilato da Linux stesso. Presto i sistemi Linux superarono Minix in termini di funzionalità: Torvalds ed altri sviluppatori della prima ora di Linux adattarono il loro kernel perché funzionasse con i componenti GNU ed i programmi in user-space per creare un sistema operativo completo, pienamente funzionante e libero.

Il rapporto con la rete


Richard Stallman
Nella primavera del 1992 l'hacker Orest Zborowski riuscì a rendere eseguibile il server X sulla versione 0.12 di Linux. Per far ciò, Orest dovette implementare tutta la struttura degli Unix Domain Socket indispensabili a X Window e quindi un primo livello socket sul quale venne poi costruita tutta l'infrastruttura di rete di Linux.
In realtà, il tutto era imbastito in maniera un po' caotica e non era ben integrato all'interno del kernel, ma Linus accettò comunque la patch perché con essa era possibile sia utilizzare X, sia utilizzare tale infrastruttura per dotare Linux di uno stack di rete.
Entusiasta della novità, Linus rilasciò, dopo la versione 0.13, la versione 0.95, senza pensare a tutti i problemi di sicurezza che la rete avrebbe comportato. Per rimediare alla leggerezza, nei due anni che trascorsero dalla 0.95 alla 1.0, Linus dovette utilizzare sia un ulteriore numero per indicare il livello di patch sia le lettere dell'alfabeto (sino alla versione 0.99.15Z, 0.99 15º livello di patch, revisione Z).

La versione 1.0

Il 12 marzo 1994 il 16º livello di patch del kernel 0.99 divenne Linux 1.0. Fu lo stesso Linus Torvalds a presentare la prima versione stabile all'Università di Helsinki.

Gli ambienti desktop e gli anni 2000


Desktop KDE SC 4.10
Nel 1996 fu scelto come logo ufficiale di Linux un pinguino disegnato da Larry Ewing, chiamato Tux come abbreviazione di Torvalds Unix.
Il compito di fornire un sistema integrato, che combini tutte le componenti di base con le interfacce grafiche (come per esempio GNOME o KDE, basate a loro volta sulla presenza dell'X Window System) e con il software applicativo, è svolto dalle distribuzioni GNU/Linux.
Per quanto riguarda il kernel vero e proprio, Torvalds già nel settembre 2009 dichiarò che esso è diventato "gonfio e grosso", non così veloce e scattante come quando l'aveva progettato[5]. Riconosce, però, che questo "ingrassamento" non va visto solo come una cosa negativa, perché significa che Linux ha molta più compatibilità rispetto al passato[6].
Nel luglio del 2011, per festeggiare il 20º anniversario della nascita di Linux, Torvalds decise di rilasciare il kernel Linux, passando ad un sistema di numerazione a 2 cifre, pubblicando la versione 3.0 del kernel. L'ultima release della serie 2.6 è stata la 2.6.39. Il 12 aprile 2015 è stata pubblicata la versione 4.0 che oltre a risoluzioni di bug aggiunge supporto a nuovo hardware (come intel quark) e le live patching, ovvero la possibilità di aggiornare il kernel e aggiornare punti critici del sistema senza riavviare, questa feature è dovuta anche alla collaborazione di RedHat e SUSE.
L'ultima versione stabile del kernel Linux è la 4.3.3 ed è stata resa disponibile al pubblico il 12 dicembre 2015. L'ultima versione attualmente in sviluppo del kernel Linux è la 4.4; il suo sviluppo è sostenuto dalla Linux Foundation, un'associazione senza fini di lucro nata nel 2007 dalla fusione di Free Standards Group e Open Source Development Labs.[7]

Preso da wikipedia
Per saperne di più su Linux/ To learn more about Linux=https://www.facebook.com/groups/416785168484322/

Allarme rosso per Linux: il 66% dei dispositivi solo Android è a rischio


La vulnerabilità riguarda il kernel 3.8 di Linux, presente su decine di milioni di pc e server Linux, ma soprattutto sul 66% dei dispositivi Android e permette a software malevolo di operare direttamente col cuore del sistema operativo e di ottenere i famigerati privilegi root.





La vulnerabilità non è di quelle comuni, bensì di quelle etichettate come 0-day (o zero-hour), ovvero quelle che, quando vengono alla luce, devono essere risolte con la massima urgenza. Codice rosso quindi, il Kernel Security Team di Linux è stato avvisato da Perception Point, una startup (israeliana, guarda caso) che opera nel settore della sicurezza, a proposito di una falla che riguarderebbe una caratteristica propria del Kernel di Linux, ovvero il cuore sul quale poi vengono prodotte le diverse distribuzioni come Ubuntu, Debian, Fedora, ecc. Il kernel incriminato è la versione 3.8, che è alla base anche di Android, versione Kit Kat (4.4) e successive presente, secondo le stime, sul 66% dei dispositivi. 
In pratica due dispositivi Android su tre possono essere vittima di applicazioni malevoli le quali, sfruttando questa falla, possono scalare i privilegi ottenendo quelli di root, ovvero i privilegi massimi di Linux, interagendo in questo modo col cuore stesso del sistema operativo. A subire questa minaccia sarebbero anche i milioni i server Linux presenti nel mondo, come la maggior parte di quelli che ospitano siti web, per fare un esempio. Yevgeny Pats, CEO di Perception Point, si rivolge a tutti quei system administrator che hanno l’abitudine di disabilitare gli aggiornamenti automatici per eventuali problemi di compatibilità, raccomandandogli di rimanere all’erta e di installare la patch di sicurezza che il Kernel team rilascerà entro la settimana.
Per capire la gravità della falla, possiamo spiegarla così: con la versione 3.8 del Kernel Linux, rilasciato nel Febbraio del 2013, venne introdotta una facilitazione, un portachiavi, per permettere al software di accedere e memorizzare password e chiavi di autenticazione o crittografia presenti all’intero del kernel, dove lo user-space normalmente non è in grado di accedere. Il team di ricerca di Perception Point ha scoperto come ingannare il Kernel, tramite una chiamata al portachiavi che conserva i dati sensibili, e quindi sovrascriverlo con del codice dannoso.
La diffusione che Linux ha avuto negli ultimi anni, direttamente o indirettamente attraverso Android o sistemi operativi minori, potrebbe radicalmente ribaltare il paradigma che vuole essere Windows il sistema operativo meno sicuro. La diffusione, come si sa, attrae inevitabilmente gli hacker (o malicious hacker) come le api sul miele e la presenza praticamente totale di Linux su tutti i dispositivi della smart-home e dell'IoT, in questo senso, non è rincuorante. Una cosa è certa: se avete ancora un sistema operativo basato sul Linux Kernel 3.8, aggiornate il più in fretta possibile. 
 
preso da sito= http://www.dday.it/redazione/18843/allarme-rosso-linux-il-66-dei-dispositivi-android-e-a-rischio
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Telegram approda su Ubuntu 14.04 LTS e non solo

Si chiama Webogram ed è il porting della popolare app di messaggistica disponibile ora anche sulla distro firmata Canonical. Scopriamone di più e tutti i dettagli per procedere subito al setup.


Quando si parla di applicazioni di messaggistica su Android, WhatsApp e Telegram sono i primi nomi che balzano in mente. Ma, mentre il primo dei due si sta facendo “odiare” dai suoi utenti, il secondo sta risalendo velocemente la classifica e la notizia non può che farci piacere considerato che si tratta di un software parzialmente Open Source.
Ed è proprio la sua natura aperta che ha fatto sì che l’app venisse portata senza particolari problematiche su tutte le piattaforme, mobile e desktop, in circolazione, Linux incluso. Pochi giorni fa, infatti, una nuova app appositamente studiata per Unity ha fatto il suo debutto ufficiale e il suo nome in codice è “webogram”. Cos’è in grado di fare?
In poche parole, tutti i servizi associati al nostro account Telegram sono perfettamente integrati con il desktop. Ad esempio, ogni nuovo messaggio verrà notificato anche sul PC, così come verrà visualizzato il numero di quelli non ancora letti. In definitiva, un tool al quale non possiamo proprio rinunciare, specialmente se sul nostro smartphone è già installato Telegram. Se vogliamo procedere alla sua installazione su Ubuntu 14.04 LTS non ci resta che avviare il terminale e lanciare i comandi:
(sudo add-apt-repository ppa:costales/unity-webapps-telegram)
(sudo apt-get update)
(sudo apt-get install unity-webapps-telegram)
preso da sito= http://www.tuxjournal.net/telegram-approda-su-ubuntu-14-04-lts/
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telegram-ubuntu

Le 9 distro Linux da tenere d’occhio e ben in vista nel 2016

Linux continua a essere una miniera d’oro per quanto riguarda la possibilità di personalizzare la propria esperienza d’uso desktop. In attesa che l’edizione mobile più promettente, Ubuntu Touch, spicchi il volo, valutiamo quali siano le 9 migliori distro Linux da tenere d’occhio nel 2016.

elementaryOS


ElementaryOS ElementaryOS è probabilmente la distribuzione Linux più accattivante disponibile.  Elementary LLC
Questa distro faceva parte anche della lista dello scorso anno ed  è a tutt’oggi una delle più interessanti in arrivo. Si tratta sicuramente di una delle distribuzioni Linux, se non DELLA distribuzione Linux, che si concentra di più sull’aspetto estetico e sul design dell’interfaccia. In tal senso, è la più simile a Mac OS X di Apple. La somiglianza coinvolge anche il sito ufficiale e il suo stile verticale.
Questa distribuzione può essere già installata, tenendo presente che si tratta di una versione beta. Chi la apprezza può contribuire allo sviluppo con un’offerta libera.

SolusOS


SolusOS è una distro Linux molto minimalistica, partendo dall’interfaccia, che ricorda Chrome OS. Si tratta di una distribuzione a sé stante, ossia non è derivativa né di Ubuntu né di Debian. L’ambiente desktop è Budgie, che si focalizza su “eleganza e semplicità” secondo lo sviluppatore. Una delle principali caratteristiche è il menu in alto a sinistra che dà accesso alle app installate.
Solus è nato come SolusOS e la prima versione era una derivazione di Debian. Lo sviluppatore ha poi preferito lavorare indipendentemente da quanto fosse già disponibile. Online è disponibile la versione 1.0, l’unica stabile.

Chrome OS


Chrome OS Una schermata di Chrome OS, il sistema desktop di Google.  Google
La distribuzione Linux sviluppata da Google per desktop. Secondo alcune indiscrezioni, sarà integrata in Android nei prossimi anni e forse già con la versione 7.0 “N”. Nel frattempo, il mercato continua a essere arricchito da nuove proposte economiche, tra cui quelle intraviste all’ultima edizione del CES.
Tra le distribuzioni Linux è quella più limitata per certi versi poiché tutto viene eseguito attraverso un browser, ovviamente Chrome. Rimane un sistema molto leggero e ottimo per lavori leggeri. Con le giuste estensioni e applicazioni, scaricabile dal Chrome Store, può sostituire completamente un laptop più convenzionale.

Android


Android 6.0 Marshmallow L'ultima versione di Android è la 6.0 Marshmalow.  Google
La distribuzione Linux mobile più famosa, nonché il principale sistema operativo al mondo, Android si rinnoverà nel 2016. In vista, lo schermo condiviso per ogni dispositivo, una nuova app di messaggistica firmata Google e il miglioramento delle prestazioni. Maggiori dettagli nel nostro articolo di anteprima.

VeltOS


VeltOS VeltOS punta tutto sulla comunità.  Velt Technologies
Poche distribuzioni Linux incarnano il principio di open-source come VeltOS, basato su Arch Linux. Lo sviluppatore è infatti dipendente dalle decisioni prese dalla comunità, che può aprire nuovi sondaggi e decidere quali siano le funzionalità che questo sistema operativo dovrà avere.
Per esempio, la Technical Preview 1 disponibile usa l’ambiente desktop Budgie, ma la TP 2, che dovrebbe essere pronta entro la fine di marzo, sfrutterà un ambiente desktop sviluppato usando Vala e C poiché Budgie non corrispondeva alla volontà della comunità che sta supportando VeltOS.

Tails


Tails Tails è dedicato a coloro che vogliono usare il PC nel totale anonimato.  Tails Project
Secondo la NSA, Tails rappresenta una “minaccia maggiore” per la loro missione, secondo un documento riportato dal Der Spiegel. Perché? Perché persino gli sviluppatori di questa distribuzione Linux, basata su Debian, sono anonimi. Questa distribuzione mira infatti all’anonimato e alla garanzia della privacy. Ovviamente, il browser web preinstallato non poteva che essere Tor.
Anche l’ex-membro della CIA Edward Snowden usa Tails, proprio per le sue caratteristiche, che lo rendono inadatto alla raccolta di dati cara a molte aziende e alla NSA. L’ultima versione distribuita è la 1.8.2.

Sailfish OS


Sailfish OS Sailfish OS è un progetto nato dalle ceneri di MeeGo.  Jolla
Il destino di questo sistema operativo per smartphone e tablet dei finlandesi Jolla è appeso a un filo. La società sta facendo fatica a diffondere il suo verbo virtuale e ha recentemente separato hardware e software in due business distinti. La volontà è di continuare a sviluppare hardware firmato Jolla e, allo stesso tempo, lavorare con i partner per integrare Sailfish OS su nuovi dispositivi mobile.
Sailfish OS nasce dalle ceneri di MeeGo e possono essere eseguite le app Android. L’interfaccia è proprietaria, mentre Core OS si basa su Mer Project, open-source.

Papyros


Papyros Papyros è ancora in uno stato primordiale, ma si nota già del potenziale.  Papyr
Un sistema operativo semplice da usare per chiunque e che possa integrarsi con servizi popolari, come Gmail, Inbox o Evernote. Da questa volontà nasce Papyros, sviluppato da Michael Spencer, che aderisce la linguaggio Material Design di Google ed è basato su Arch Linux.
Il suo stato però è ancora molto precoce. Sul sito ufficiale è disponibile una barra di stato che mostra il progresso verso la versione successiva. Al momento è allo 0 per cento verso la 0.3.

OpenSUSE


OpenSUSE La versione 13.2 di OpenSUSE con ambiente desktop KDE.  Wikipedia / Funkruf
SUSE è una delle società Linux più storiche. È stata fondata un anno dopo che Linus Torvalds ha annunciato Linux. OpenSUSE è disponibile in due versioni: Leap e Tumbleweed. Quest’ultima è quella dedicata a chi vuole essere sempre aggiornato, anche se le nuove funzionalità non sono ancora completamente stabili; Leap invece è la versione stabile, ma gli aggiornamenti sono meno rapidi.
Il team di OpenSUSE lavora a stretto contatto con quello di SUSE Linux Enterprise (SLE) e le due entità condividono gran parte del lavoro al fine di avere due sistemi sempre al top.

preso dal sito=http://it.ibtimes.com/le-9-distro-linux-da-tenere-docchio-nel-2016-1435386
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Il tablet molto super potente e con Ubuntu Desktop all'interno

MJ Technology ha avviato le prevendite per un nuovo tablet equipaggiato con Ubuntu che vanta un hardware all’ultimo grido. Ecco tutti i dettagli.

Una manciata di mesi fa, MJ Technology ha annunciato l’idea di un nuovo tablet equipaggiato con Ubuntu, ma non nella sua versione mobile (Ubuntu Touch) ma proprio con la release Desktop. Dopotutto, la distro firmata Canonical supporta perfettamente i display touchscreen ormai da diversi anni. L’utilità di avere Ubuntu Desktop su un tablet? In tutta onestà, proprio ora che Ubuntu Touch si sta dimostrando più stabile e completa non ne troviamo il motivo. Tuttavia, questa è la scelta di MJ Technology.
Il tablet, che fra poche ore sarà disponibile al pre-ordine, è disponibile in due varianti che differenziano fra loro in quanto a diagonale del display: il più piccolo è da 8,9 pollici e il più grande da 10,1. Entrambi i display sono IPS ed offrono una risoluzione di 1920×1080 pixel. All’interno di questo nuovo tablet Ubuntu powered batte il cuore di un Intel Atom x7-Z8700 da 2.4 GHz al quale è stato affiancato un quantitativo di memoria RAM pari a 4 GB. Lo spazio di archiviazione è pari a 64 GB e può essere esteso fino a 128 GB. Non mancano Bluetooth 4.0, Wi-Fi a GHz, una porta USB 2.0 e una 3.0, una fotocamera posteriore da 13 megapixel ed una frontale da 8 megapixel. E poi ancora GPS, giroscopio, bussola e slot per l’inserimento di microSD.
E il prezzo? Si parte da 349 dollari per la versione da 8,9 pollici fino ad arrivare a 399 dollari per quella da 10,1 pollici. Un prezzo forse un po’ troppo in linea con ben più affermati concorrenti (e ciò potrebbe determinare il flop del progetto). Staremo a vedere. Per ora, se vogliamo scoprirne di più o procedere al pre-ordine, possiamo dare un’occhiata alla pagina Facebook di MJ Technology.

ubuntu-tablet

preso dal sito=  http://www.tuxjournal.net/il-tablet-super-potente-con-ubuntu-dentro/
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Il primo ed unico tablet Ubuntu Convergence è BQ. Presentazione a MWC 2016

BQ conferma l'arrivo di un tablet con Ubuntu Linux e piattaforma Convergence. Una demo funzionante verrà mostrata a MWC 2016 durante l'evento stampa che introdurrà lo smartphone Aquaris X5 Plus. Non ci sono altre informazioni ufficiali, ma il tablet dovrebbe essere la Ubuntu Edition di BQ Aquaris M10, 10 pollici con CPU MediaTek Quad Core, 2 GB di RAM e display HD o FHD.
È scontato immaginarlo sul mercato a fine aprile, a ridosso della release finale di Ubuntu 16.04 Xenial Xerus. Sarà la prima con supporto nativo a Convergence quindi con la capacità di far girare software desktop al pari di quello progettato per Ubuntu Phone. A differenza di Microsoft Continuum, la soluzione Canonical propone la trasformazione in un vero e proprio ambiente desktop - quando si connette tastiera, mouse o che altro al dispositivo mobile.
A Barcellona avremo una dimostrazione basata sulla Beta 1 del nuovo sistema operativo Linux ma, a due mesi dal rilascio definitivo, dovrebbe già mostrare uno stato avanzato e credibile delle sue funzionalità. La conferenza BQ inizierà alle ore 11 del 22 febbraio 2016. Vi aggiorneremo con video hands-on e considerazioni dalla fiera.

preso dal sito=http://hardware.hdblog.it/2016/01/23/bq-tablet-ubuntu-convergence/
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Passa a Linux: ecco perché conviene e non solo

SABATO CONVEGNO SULL'UTILIZZO, DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, DEL SOTFWARE LIBERO. IL VERCELLI LINUX USER GROUP SPIEGHERA' LE RICADUTE ECONOMICHE E OCCUPAZIONALI DELLA SCELTA

Sabato 23 gennaio il Vercelli Linux User Group “PanissaLug” organizza nella sala del Consiglio, in piazza del Municipio 5, in collaborazione con il Comune, un incontro dedicato all'adozione di software libero in ambito pubblico, come Comuni e scuole, e alle ricadute in termini economici e occupazionali che tali scelte possono avere sul tessuto economico locale. La pubblica amministrazione italiana è tenuta per legge a preferire il software libero rispetto al software proprietario a sorgente chiuso e, lentamente ma sempre più in maniera crescente, diverse PA stanno affrontando percorsi di migrazione, come il Comune di Torino che ha deciso di passare a Linux 6.500 postazioni comunali, attraverso l'assistenza del CSI Piemonte.
Il convegno vedrà la partecipazione di Roberto Guido, Presidente di ILS – Italian Linux Society, che offrirà una panoramica sulla situazione nazionale. Verranno discusse le possibilità amministrative per l'adozione del software libero, attraverso l'intervento di Fosca Nomis, consigliere comunale di Torino, presentatrice della mozione che ha portato alla migrazione di 6.500 postazioni comunali a Linux. Italo Vignoli, presidente di Libre Italia, illustrerà la possibilità di adottare Libre Office al posto di Office di Microsoft. Riccardo Rossotto, Presidente del Csi Piemonte, esporrà le policy di migrazione a Linux e al software libero e i servizi cloud offerti dalla sua azienda, ente strumentale della Regione Piemonte in campo informatico. La professoressa Angela Fossati discuterà delle possibilità da parte delle scuole di adottare Sodilinux e dei casi concreti che sono già stati messi in pratica nella provincia di Vercelli.
Parteciperanno all'incontro anche Claudio Osenga, Direttore del Coverfop di Vercelli, Fabio Malagnino, già Digital Champion di Torino, Sara Rocutto, già Digital Champion di Vercelli, Alessandro Portinaro, Sindaco del Comune di Trino, Enrico Capirone, Vicesindaco del Comune di Ivrea, Gabriele Molinari, consigliere regionale. Le conclusioni saranno di Maura Forte, sindaco di Vercelli.
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preso dal sito= http://www.infovercelli24.it/2016/01/21/leggi-notizia/argomenti/attualita-7/articolo/passa-a-linux-ecco-perche-conviene.html

Con OS10 c’è Linux al cuore del grande open networking di Dell




OS10 è un nuovo sistema operativo di rete “open” per gli ambienti software-defined, ma la sua natura Linux gli permette di andare anche oltre. 

Il software-defined networking va bene, ma perché mentre lo si realizza non pensare da subito a una piattaforma open in senso più trasversale, aperta anche alla gestione dello storage e delle risorse di elaborazione? Sembra più o meno questo il principio alla base dello sviluppo di OS10 (sta per Operating System 10), una piattaforma che Dell ha creato per gli ambienti di rete software-defined ma che ha le caratteristiche per non limitarsi solo a questo.
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Come ha spiegato infatti Tom Burns, General Manager Dell Networking and Enterprise Infrastructure, “I datacenter moderni e software-defined richiedono un nuovo approccio al loro funzionamento, non solo per le reti ma anche per gli elementi di elaborazione e di storage”. Per questo OS10 può fare da base per “innovare reti e infrastrutture di datacenter in maniera più veloce e coerente”.
OS10 è prima di tutto un sistema operativo di rete ed è diviso in due componenti principali. Il suo nucleo – il Base Module – è una distribuzione Linux, una scelta legata alla diffusione del sistema operativo del Pinguino, alla sua trasversalità (è impiegato in vari elementi di un datacenter) e ovviamente alla presenza di una community molto attiva. Il Base Module dialoga direttamente con l’hardware degli switch della rete e lo fa usando la Switch Abstraction Interface dell’Open Compute Project, quindi con un approccio standard e aperto.



L'architettura di OS10
L’architettura di OS10
“Sopra” il Base Module girano gli Application Module, che sono prima di tutto funzioni di rete L2/L3 virtualizzate ma possono essere anche applicazioni Linux native sviluppate da terze parti e anche applicativi open source, sempre Linux. In questo modo il sistema operativo di rete è anche l’OS che supporta funzioni diverse e più “astratte” come in primis quelle per la gestione della rete stessa, la sua sicurezza e l’automazione del suo funzionamento. In fondo OS10 è un Linux e si può sviluppare per il suo ambiente come per qualsiasi altra distribuzione.
Il Base Module di OS10 dovrebbe essere disponibile entro marzo. Contestualmente Dell avvierà i beta test delle funzioni virtualizzate di rete e degli altri suoi moduli applicativi, il cui rilascio definitivo è previsto entro fine anno.

Per saperne di più su Linux/ To learn more about Linux=https://www.facebook.com/groups/416785168484322/
preso dal sito= http://www.techweekeurope.it/networks/dell-os10-linux-90717

Integrare Twitter sul desktop del grande Ubuntu

Si chiama Corebird ed è un client per Twitter Open Source e nato per Linux. Ecco come installarlo sulle recenti release di Ubuntu.

Vogliamo utilizzare Twitter senza aprire il browser? Non c’è nessun problema! Anche se non tutti lo sanno, è disponibile un client per Twitter sviluppato appositamente per Linux: il suo nome è Corebird ed oggi scopriremo come installarlo su Ubuntu.
Fra le funzionalità principali di Corebird, segnaliamo la possibilità di leggere il flusso dei tweet, l’invio dei messaggi diretti, la possibilità di effettuare ricerche o di settare dei filtri e di ricevere tutte le notifiche proprio come se fossimo connessi all’interfaccia Web del social network. Corebird si integra perfettamente con GNOME ma si comporta discretamente anche con Unity.
Se vogliamo installarlo su Ubuntu 14.04 LTS, avviamo il terminale ed aggiungiamo i giusti PPA con:
(sudo add-apt-repository ppa:gnome3-team/gnome3)
(sudo add-apt-repository ppa:gnome3-team/gnome3-staging)
Aggiorniamo poi l’elenco dei pacchetti con:
(sudo apt-get update)
e procediamo al setup di Corebird con:
(sudo apt-get install corebird)
A questo punto, possiamo avviare il software, procedere alla configurazione del nostro account Twitter e iniziare subito ad utilizzare Corebird.


corebird-ubuntu2

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preso dal sito= http://www.tuxjournal.net/integrare-twitter-sul-desktop-di-ubuntu/

I dieci motivi per cui Ubuntu sta avendo un enorme successo nel mondo del Cloud

Ubuntu, il sistema operativo semplice ed elegante nato nel 2004, è usato da 20 milioni di persone in tutto il mondo ogni giorno, anche se all'inizio nessuno ci avrebbe mai creduto
Microsoft si sarebbe prefissata l'obiettivo ambizioso di portare Windows 10 su 1 miliardo di dispositivi. Ma il sistema operativo che sta facendo meraviglie nel cloud, desktop, mobile e IoT è Ubuntu. Questo OS open source basato su Debian ha avuto molto successo da quando IaaS è diventato il sistema comune per eseguire carichi di lavoro del server nel cloud. Da AWS a OpenStack, Ubuntu è l'OS preferito dagli amministratori di sistema e dai professionisti DevOps. Qui ci sono alcune informazioni interessanti su Ubuntu che spiegano il suo grande successo.

1 Gli utenti Docker amano Ubuntu 

Da gennaio 2016, oltre 37,5 milioni di utenti di Docker hanno lanciato un contenitore di Ubuntu, che include diverse versioni che vanno dal più popolare 14.04 al recente 16.04.

2 Ubuntu è il preferito Vagrant Box

Il popolare strumento open source DevOps che rende più facile configurare ambienti dev e test. Nel dicembre 2015, Ubuntu ha superato i 10 milioni di download attraverso Vagrant.


3 Nel 2015, oltre 2 milioni di processi Ubuntu sono stati lanciati nel cloud

Sulla base delle loro statistiche, 67 mila nuovi processi cloud di Ubuntu vengono lanciati ogni giorno! Ubuntu domina le implementazioni LaMP nel cloud.

4 Il 51% delle implementazioni OpenStack sono alimentate da Ubuntu 

La OpenStack Foundation svolge ogni anno un'indagine per ottenere un'istantanea sull'adozione di OpenStack. L'ultimo sondaggio ha dimostrato che Ubuntu domina la scena con il 51% delle implementazioni di OpenStack. Di cui il 33% eseguite in produzione. CentOS è al secondo posto con il 28 % delle implementazioni.

5 Wikipedia e Wikimedia sono alimentati da Ubuntu

Con oltre 18 miliardi di view al mese, Wikipedia è senza dubbio la più grande proprietà di content-driven del web. Sia Wikipedia e Wikimedia girano su uno stack LaMP basato su Ubuntu e Debian OS.

6 Il cloud di Walmart gira su Ubuntu

Walmart, il gigante del retail, è il simbolo dell'impresa di OpenStack. Il suo cloud privato alimentato da OpenStack gira su un computer layer da 150 mila core. Ubuntu è l'OS scelto per far eseguire l'intero stack eCommerce e il cloud OpenStack sottostante.

7 PaaS è alimentato da Ubuntu

Ogni sviluppatore che lancia la sua app su Cloud Foundry, o Heroku usa Ubuntu. Cloud Foundry è il cuore dei principali cloud ed è basata su Ubuntu.

8 Il supercomputer più avanzato esegue Ubuntu

Tianhe - 2, il progetto di supercalcolo sostenuto dal governo cinese è considerato il più potente supercomputer. Consuma 17.808 kW di energia equivalente alle esigenze di potenza di una piccola città. Ubuntu Kylin alimenta il supercomputer Tianhe – 2.

9 Snappy Ubuntu può connettersi al cloud da mobile

Snappy Ubuntu Core è la versione in miniatura di Ubuntu che è stata progettata per funzionare su qualsiasi cosa, da un telefono cellulare ad un cloud altamente scalabile.

10 Ubuntu gestisce alcune delle più grandi implementazioni cloud

Cos'hanno in comune Netflix, Uber, Lyft, Dropbox, Paypal, Snapchat, Pinterest, Reddit, e Instagram? Non sono solo gli esempi di implementazioni web-scale di successo, ma anche casi di studio per Canonical. Eseguono tutti Ubuntu.

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preso dal sito= http://www.fastweb.it/web-e-digital/i-dieci-motivi-per-cui-ubuntu-sta-avendo-un-enorme-successo-nel-cloud/

Due nuovi tablet con Linux in uscita a giugno: ma attenzione ad una sola condizione

Due tablet con sistema operativo Linux in uscita a giugno? La condizione è una soltanto


tablet-ubuntu-mj-tablet.jpg
Due nuovi tablet Ubuntu potrebbero arrivare ben presto a giugno, anche se la certezza non c'è: MJ Technology, casa produttrice che ha voluto scommettere sul sistema operativo Linux, ha infatti avviato una campagna di crowfunding, solo alla fine della quale sarà possibile definire tutto il piano di distribuzione dei dispositivi; in altri termini, se niente dovesse andare per il verso giusto, i nuovi tablet Ubuntu non vedranno mai la luce.


  • Display IPS con supporto multitouch (10 punti dello schermo contemporaneamente) e risoluzione pari a 1.920 x 1.200 pixel;

  • Processore Intel Atom x7-Z8700 Cherry Trail;

  • RAM da 4 GB;

  • Storage interno da 64 GB espandibile tramite micro SD;

  • Connettività: porta USB 3.0, porta USB 2.0, porta micro USB, Wi-Fi 802.11b/g/n, Bluetooth 4.0, micro HDMI;

  • Fotocamera posteriore: 13 megapixel;

  • Fotocamera anteriore da 8 megapixel;

  • Batteria: 7mila 500/8mila 500 mAh (8/9 ore di carica).

Vi abbiamo parlato di due tablet Ubuntu, eppure vi abbiam fornito una sola scheda; no, non ci siamo sbagliati: la differenza tra i due dispositivi sta semplicemente nel display (uno è da 8.9 pollici, mentre l'altro è da 10) e nella batteria, come vi abbiamo indicato nella lista delle specifiche.
 Il finanziamento richiesto è pari a 350 o 400 dollari a seconda del modello (massimo 365 euro, insomma, per il tablet più potente): se fossero già disponibili sul mercato, questi dispositivi sarebbero stati nella lista di tablet che avremmo considerato.
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preso da sito= http://www.tzetze.it/tecnologia/2016/01/due_nuovi_tablet_con_linux_in_uscita_a_giugno_ma_a_una_sola_condizione/

SUSE Linux Enterprise 12 SP1 è ora finalmente è disponibile

SUSE Linux Enterprise 12 Service Pack 1 è disponibile da qualche giorno. Fornisce ai clienti nuove funzionalità per l’uptime delle applicazioni e migliora l’efficienza di sviluppo ed esercizio. Inoltre, SUSE Linux Enterprise High Availability Extension 12 e Geo Clustering for SUSE Linux Enterprise High Availability Extension 12 sono stati aggiornati per semplificare la gestione dei backup e dei sistemi di disaster recovery.
SUSE Linux Enterprise 12
Le soluzioni basate su SUSE Linux Enterprise 12 SP1 saranno dotate del supporto di un nuovo hardware e di Docker, oltre che di funzionalità come una maggiore disponibilità di funzionamento e facile utilizzo. I benefici chiave e le principali caratteristiche includono:
  • Migliorato uptime un’interfaccia utente di SUSE Linux Enterprise High Availability Extension (HAWK) aggiornata; network teaming che fornisce ridondanza della rete incrementando la capacità di trasmissione (throughput); aumentate funzionalità di system rollback, che adesso include i pacchetti di aggiornamento SUSE Linux Enterprise Server (service pack).
  • Migliorata efficienza di esercizio con supporto Docker completo su tre architetture hardware, tra cui i sistemi IBM z; Portus, uno strumento di facile utilizzo per una più veloce e sicura messa in esercizio di applicazioni con Docker private registry; e lo strumento di gestione delle subscription (SMT) integrato che centralizza patch e aggiornamenti. SUSE Linux Enterprise Server 12 JeOS (Just enough Operating System) è una configurazione minimizzata di SUSE Linux Enterprise Server, introdotta per poter creare configurazioni di applicazioni cloud personalizzate che siano facili da mettere in esercio e da mantenere, che consumino meno risorse e migliorino la sicurezza. Oltre agli ambienti cloud privati basati su OpenStack, JeOS è disponibile anche come ospite per gli hypervisor KVM, Xen e VMware.
  • Innovazione al supporto di hardware più recente di IBM e Intel, compreso Intel Xeon e IBM z13. SUSE è attualmente l’unico fornitore a offrire un supporto completo per IBM z13. Inoltre, SP1 offre nuovi moduli (modules) per applicare gli aggiornamenti delle funzionalità di Linux container o dei requisiti di sicurezza senza dover aggiornare e ricertificare il sistema operativo di base. SUSE offre anche un Package Hub, permettendo alle più recenti tecnologie sviluppate dalla comunità open source di essere compilate da SUSE per essere usate con SUSE Linux Enterprise Server.
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  • preso dal sito= http://notebookitalia.it/suse-linux-enterprise-12-sp1-download-22962

The Fast TV competato/completed

Ecco a voi il Programma "The Fast TV"



Introducing the program "The Fast TV"
 
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Ubuntu 16.04 LTS: ecco tutte le grandi novità

Fra qualche mese Canonical rilascerà la versione definitiva di Ubuntu 16.04 LTS. Analizziamo assieme quali sono le novità già note.

Il mese di aprile di questo nuovo anno ci porterà una nuova release LTS di Ubuntu, la 16.04 battezzata con il nome in codice Xenial Xerus. Nonostante manchi ancora un po’ di tempo (circa un mese) al congelamento delle funzionalità, gli sviluppatori hanno ancora la possibilità di aggiungerne di nuove o di modificare quelle già esistenti. Ma la domanda che qualche mese prima di ogni rilascio di una nuova release di Ubuntu ci si pone sempre è: che novità troveremo? Contrariamente a quanto Canonical ci ha abituato a pensare negli ultimi anni, questa volta di nuove funzionalità ne troveremo a bizzeffe, nonostante si tratti di una LTS. Storicamente, infatti, le release di Ubuntu con supporto a lungo termine non includono nuove funzionalità, ma si concentrano maggiormente su stabilità e sicurezza. Ma, come già detto, non è il caso di Ubuntu 16.04 LTS.
La prima novità che balzerà subito all’occhio sarà una nuova schermata di avvio che allo stato attuale è in fase di aggiornamento: Canonical ci ha abituato a vedere la stessa schermata di Plymouth dal lontano 2009: chissà come cambierà. Ad avvio completato, un’altra interessante funzionalità potrebbe rendere felici molti utenti: la possibilità di spostare la barra di Unity anche nella parte inferiore dell’interfaccia grafica. Una richiesta, questa, avanzata più volte in passato senza aver mai trovato approvazione da parte degli sviluppatori. Ma, a quanto pare, Canonical ha finalmente deciso di ascoltare seriamente i propri utenti. Cosa che emerge anche per i risultati di ricerca restituiti dalla Dash e provenienti da fonti on-line: finalmente, tale funzionalità sarà disattivata di default e chi la vorrà (presumiamo pochissimi utenti) dovranno attivarla manualmente.
Altra modifica in programma è la rimozione dell’Ubuntu Software Center che cederà il posto al più aggiornato e veloce GNOME Software. In passato abbiamo già puntato i riflettori su questa decisione, definendola di fatto forse la più saggia: perché continuare ad affidarsi a tool che non rendono felici gli utenti? Sempre sul comparto software, Ubuntu 16.04 LTS segnerà anche la fine del software di masterizzazione Brasero che non troveremo più come scelta di default. Stesso discorso per Empathy. Gli sviluppatori stanno inoltre lavorando per far sì che il file system ZFS sia presente nei repository ufficiali della distro e renderlo quindi disponibile a tutti gli utenti che vorranno provarlo.
In definitiva, non sembra quasi di trovarsi di fronte ad una LTS. Canonical ha finalmente capito che la parola d’ordine è innovazione? Staremo a vedere.


ubuntu-16-04-lts-novità Per saperne di più su Linux/ To learn more about Linux=https://www.facebook.com/groups/416785168484322/
preso dal sito= http://www.tuxjournal.net/ubuntu-16-04-lts-ecco-tutte-le-novita/

The Fast TV

THE FAST TV

E' un programminino che ho creato io di linux Ubutnu, siamo ancora agli inizzi con il tempo lo miglioreremo, riguarda  di vedere la tv i vari programmi televisivi,radio,cartoni animati e documentari, tutto quanto con un semplice click del mouse.


Is a program I created linux Ubutnu,
we are still at inizzi with the weather will improve,concerns to watch TV the various 
television,programs,radio,cartoons and documentaries,all of it with a simple mouse click. 
video
 
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Attenzione:Un malware in Javascript può attaccare Windows, Mac e Linux

Qual è la comodità di scrivere codice in Java o Javascript? Che è eseguibile su più piattaforme senza bisogno di ricompilarlo… Perché, allora, non fare un bel ransomware quasi universale?

Si parla molto spesso di ransomeware in questo periodo, ma bisogna ammettere che sembra essere l'ultimo grido in fatto di malefatte e anche i cybercriminali non resistono alle mode del momento.
Ransom32 ha però dalla sua una caratteristica finora unica nel panorama sempre più affollato dei software che cercano di estorcere denaro dopo aver preso in ostaggio i file di un computer: è scritto in Javascript, quindi è potenzialmente eseguibile su un gran numero di sistemi operativi.

schermata
Le schermate di riscatto dei ransomware si assomigliano un po' tutte...
I più scafati sanno che i javascript vengono solitamente eseguiti in delle sandbox che non permettono di accedere ai file che si trovano fuori dalle cartelle autorizzate, ma Ransom32 gira sotto sul framework NW.js, una volta noto come Node-Webkit, che ha tra i suoi "punti di forza" proprio quello di permettere una maggiore interazione con il sistema operativo, "evadendo" dalle sandbox in cui sono solitamente relegati gli script in esecuzione.
Fabian Wosar, l'esperto di sicurezza impiegato da Emisoft che ha scoperto il nuovo malware, dice che NW.js permette di fare praticamente tutto quello che fanno altri linguaggi di programmazione "normali" come C++ o Delphi.
Finora, Wosar ha trovato il ransomware solo in vettori d'attacco pensati per Windows, ma dal momento che arriva come file compresso .rar allegato a un messaggio email, non ci sono motivi per non ritenerlo una seria minaccia anche per altri sistemi operativi.
Tenete gli occhi aperti, quindi, anche se usate sistemi storicamente meno attaccati da questo tipo di malware e ricordatevi che un buon backup tornerà utile, prima o poi…

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preso dal sito= http://www.tomshw.it/news/un-malware-in-javascript-puo-attaccare-windows-mac-e-linux-73246

Eseguire il software per Windows anche su Linux con il Crossover

È un software commerciale ma ci permette di installare importanti suite di software anche sul sistema operativo del Pinguino. Ecco come scaricare ed utilizzare gratis per 2 settimane l’ultima release 15.

Dobbiamo eseguire un software nato per Windows anche sulla nostra distro Linux? Beh, il nostro consiglio è sempre quello di affidarci a soluzioni alternative ed Open, ma se proprio non possiamo farne a meno (pensiamo ad esempio ad alcuni programmi di produttività o di grafica nati esclusivamente per Windows) possiamo affidarci a Wine. Oltre a quest’ultimo, però, c’è anche Crossover un software sviluppato da CodeWeavers che, basato su Wine 1.8, ci permette di eseguire un numero maggiore di software progettati per Windows anche su Linux. Fra i software compatibili, segnaliamo ad esempio la suite CS6 di Adobe, che oltre a Photoshop include altri programmi come Lightroom, InDesign e Illustrator. Ma non è tutto oro quello che luccica: Crossover è un software commerciale e per acquistarlo è necessario togliere di tasca ben 48 euro. Tuttavia, se vogliamo mettere alla prova l’ultima release 15 possiamo scaricarlo ed utilizzarlo gratuitamente per 2 settimane.
Per farlo, raggiungiamo questa pagina Web, compiliamo tutti i campi presenti e confermiamo con un clic sul pulsante Download Trial Now. Al termine del download, avviamo il terminale, spostiamoci nella directory nella quale abbiamo salvato il file appena scaricato e lanciamo il comando:
(./install-crossover-15.0.0.bin)
Nel caso in cui il file non risultasse eseguibile, ci basta un clic destro sul file stesso, spostarci su Proprietà e da qui settare i giusti permessi di esecuzione.
Dovrebbe quindi partire il setup guidato di Crossover. Al termine, possiamo iniziare ad installare la nostra applicazione Windows su Linux con un clic sul pulsante Install Windows software. Crossover accetta sia file .exe che software presenti su supporti ottici.


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preso dal sito=  http://www.tuxjournal.net/eseguire-software-windows-anche-su-linux-con-crossover/


 crossover

Ripristinare la password di Ubuntu che è stata dimenticata

Un metodo semplice e rapido per cambiare la password finita nell'oblio!

  • cat-logo
Abbiamo già parlato qualche tempo fa di come eliminare la password dall’account Windows qualora questa fosse stata dimenticata, ed oggi faremo la stessa cosa anche con Ubuntu!
Leggi anche:
Eliminare la password dell’account Windows dimenticata
Fortunatamente GRUB, così come configurato di default su Ubuntu (e sulle derivate), permette di accedere in maniera semplicissima alla cosiddetta “single user shell“, ovvero una console dei comandi pensata per le operazioni di diagnostica e recupero nel caso di disastro di sistema – ad esempio, il danneggiamento del file /etc/shadow in cui vengono memorizzate le password degli utenti, senza il quale il sistema si rifiuta di avviarsi.
password di Ubuntu dimenticata
Si tratta di uno strumento davvero potente che, con un minimo di conoscenza dei comandi bash, permette di stravolgere il sistema da cima a fondo poiché garantisce l’accesso al livello superutente senza nessun tipo di restrizione.
Come avrete certamente capito, grazie alla single user shell andremo a ripristinare la password di Ubuntu dimenticata in poco più di due minuti.
LEGGERE prima di continuare: Scoraggiamo gli utenti ad usare questo procedimento per accedere senza permesso a sistemi operativi altrui, operazione perseguibile a norma di legge. Raccomandiamo di usare il login in single user per il ripristino soltanto nel caso in cui la propria password sia stata effettivamente dimenticata.

Ripristinare la password di Ubuntu dimenticata

Occorrente: 
  • L’accesso fisico alla macchina;
  • il bootloader GRUB installato col sistema operativo.
Procedere è piuttosto semplice: dal Menu di Grub, scegliamo “Opzioni avanzate per Ubuntu” come da immagine (se grub non dovesse apparire, riavviamo il computer e teniamo premuto il tasto SHIFT).
pass-ubuntu1
Dal pannello successivo, selezioniamo uno dei kernel contrassegnati da Recovery Mode:
pass-ubuntu2
Attendiamo il caricamento del kernel e, dalla schermata successiva, selezioniamo la voce contrassegnata con root (che dovrebbe essere qualcosa di simile a “Passa a una shell con privilegi di root“):
pass-ubuntu3
A questo punto ci ritroveremo faccia a faccia con una shell ed i permessi da superutente: per prima cosa rimontiamo il disco rigido in modalità scrittura (inizialmente è montato in sola lettura), impartendo il comando
mount -o remount,rw /
seguito da invio.
Ora, se abbiamo bisogno di visualizzare la lista degli utenti presenti sul sistema, basterà (a meno che la directory /home/ non risiede su partizione diversa) impartire il comando
ls /home/
seguito da INVIO. A questo punto il gioco è fatto: per cambiare la password nostra o di un altro utente presente sul sistema, ad esempio pippopluto, non ci resterà che impartire il comando
passwd pippopluto
e ripetere due volte la nuova password.
pass-ubuntu4
Abbiamo finito: ora non ci resta che impartire il comando

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Ubuntu MATE in esecuzione sul bellissimo Meizu MX4

L’ubuntufonino può eseguire non solo Ubuntu Touch ma anche Ubuntu MATE: scopriamo in un video cos’è possibile fare.

Abbiamo acquistato un Ubuntu Phone ma abbiamo voglia di provare anche altri sistemi operativi? Da oggi non è un problema, specialmente se siamo amanti dell’ambiente desktop MATE. Stando a quanto mostrato nel video che riportiamo a fondo post, infatti, pare sia possibile eseguire Ubuntu MATE su un ubuntufonino, nello specifico un Meizu MX4.
A dirla tutta, però, la release di Ubuntu MATE eseguibile non è poi così aggiornata: come si può notare, infatti, la versione dell’ambiente desktop è la 1.8.2 ed è possibile eseguire solo un numero abbastanza limitato di applicazioni (LibreOffice, Caja e MATE Terminal).
In ogni caso, però, si tratta di un dato indubbiamente positivo: gli sviluppatori indipendenti si stanno impegnando ad offrire delle alternative che potrebbero essere apprezzate dalla nicchia di utenti che già ama gli smartphone Ubuntu powered. E chissà, magari fra qualche tempo potremo eseguire qualsiasi altra distro derivata da quella di casa di Canonical. E voi, cosa ne pensate?



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preso dal sito= http://www.tuxjournal.net/ubuntu-mate-esecuzione-sul-meizu-mx4-con-video/

Lenovo ThinkPad 13: ultrabook Skylake, anche con Ubuntu Linux

Lenovo lancia ThinkPad 13, un ultrabook con processore Intel Skylake, display da 13.3 pollici HD o Full HD, e porta USB Type-C. A bordo Windows 10, ma anche Ubuntu Linux per chi preferisce il software libero.
Il Lenovo ThinkPad X1 Carbon è forse l'ultrabook professionale più conosciuto dell'azienda cinese, ma dopo il CES 2016 non è più solo. Lenovo ha lanciato ThinkPad 13, un nuovo ultrabook che riesce a bilanciare produttività e mobilità grazie ai suoi 19.8 mm di spessore in 1.4 Kg di peso. In pratica è una versione "meno audace" del ThinkPad X1 Carbon quantomeno nel design, ma altrettanto potente. I suoi punti di forza sono: display da 13.3 pollici con più risoluzioni, autonomia sufficiente per un giorno lavorativo, tante porte e connettività, vari tagli di memoria e storage, ma soprattutto chassis robusto (MIL-SPEC).
Lenovo ThinkPad 13
Lenovo ThinkPad 13 è infatti dotato di processori Intel Skylake, a scelta tra un Intel Core i7-6500U, Intel Core i5-6300U, Intel Core i6-6200U, Intel Core i3-6100U e Celeron 3855U, con massimo 16GB di memoria RAM DDR4 e SSD da 64/128/192/512GB SATA M o due dischi SSD da 240GB o 256GB OPAL2 SATA M.2. Come già anticipato, Lenovo permetterà di configurare lo schermo da 13.3 pollici con tre pannelli diversi: HD (1366 x 768 pixel) TN da 200 nits, Full HD (1920 x 1080 pixel) IPS da 220 nits ed infine Full HD (1920 x 1080 pixel) IPS touch da 250 nits.
Lenovo ThinkPad 13
Per quanto riguarda la connettività, l'ultrabook Lenovo ThinkPad 13 dispone di tre porte USB 3.0, una USB-C (questa sì che è una bella sorpresa), HDMI full-size, OneLink+, lettore di impronte digitali, jack audio da 3.5 mm, lettore di schede 4-in-1 ed i soliti moduli WiFi 802.11ac e Bluetooth 4.1. Non abbiamo informazioni sulla batteria, ma l'azienda cinese assicura fino a 9 ore di autonomia. Quello che però ci colpisce di più è il comparto software: Lenovo potrà preinstallare Windows 10, Windows 7 ma anche Ubuntu Linux come sistema operativo dell'ultrabook e questa è un'ottima notizia considerando il limitato numero di macchine Linux-based in circolazione. Tutte le SKU, comunque saranno provviste della suite di software Lenovo che comprende Settings, SHAREit, REACHit e Companion, adatta ai professionisti ma soprattutto agli studenti.
Lenovo ThinkPad 13
Al momento non conosciamo prezzo e disponibilità del ThinkPad 13, ma rimanete sintonizzati perché nelle prossime ore caricheremo video hands-on ed approfondimenti anche su questo ultraportatile.

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Playstation 4 hackerata per far girare Linux e i Pokémon

Il gruppo di hacker Fail0verflow ha bucato la PS4 facendoci girare Linux e un emulatore del Game Boy Advance per giocare ai Pokémon.


Hanno "bucato" la Playstation 4? Sembra proprio di sì. Il gruppo di hacker Fail0verflow ha "craccato" la console di Sony caricandovi sopra una versione di Linux. Se all'apparenza potrebbe sembrare un avvenimento da poco, non lo è: potrebbe essere il primo passo per caricare software "homebrew", vale a dire programmi esterni che permettono di ampliare le capacità del prodotto.
Non solo la Playstation 4 potrebbe diventare un vero e proprio PC (l'hardware è simile), capace di fare molte più cose rispetto a quanto concesso da Sony, ma non è da escludersi che un'evoluzione che porti alla pirateria. Gli ingegnosi membri di Fail0verflow hanno infatti fatto di più: sono riusciti ad avviare un emulatore per Game Boy Advance e una copia "modificata" di Pokémon che il gruppo ha chiamato "PlayStation Version".
ps4 hack
Sony non ha commentato l'accaduto, ma non sarà per nulla contenta. La vulnerabilità usata dagli hacker per la dimostrazione è comunque già stata risolta e a quanto pare è possibile installare Linux su PS4 che hanno il firmware 1.76 o inferiore (fonte: nu.nl). Gli hacker non hanno comunque pubblicato materiale che mostri come procedere al caricamento di software homebrew su PS4.
Quanto fatto da Fail0verflow con l'emulatore Game Boy è particolarmente interessante perché gli hacker hanno connesso un Game Boy Advance alla console per sfruttarlo come controller. "Certamente non è il modo migliore per giocare ai vostri vecchi giochi portatili, ma mostra che il gruppo ha controllo di gran parte del sistema PS4", fa notare Jeff Grubb su VentureBeat.
Gli hacker hanno dichiarato che per quanto hanno visto sinora alcune differenze tra PS4 e un PC sono "pazzesche" e altre "incredibilmente pazzesche", aggiungendo che gli ingegneri di Marvell Technology Group hanno sicuramente "fumato roba molto buona" quando hanno progettato il southbridge di PS4.
In attesa di evoluzioni, non possiamo non ricordare come la PS3 integrasse inizialmente la funzione "OtherOS" per installare Linux. Successivamente, a causa di problemi di sicurezza (leggasi pirateria), Sony decise di rimuovere tale caratteristica - ma anche in quel caso alcuni hacker riuscirono a tenerla in vita, a patto di usare determinati firmware.

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Ubuntu 16.04: fuori Software Center, Empathy e Brasero

A tre anni dal lancio del client di gioco anche sulla piattaforma del Pinguino, i giochi presenti in catalogo aumentano di giorno in giorno. Che futuro ci attende?

Ubuntu 16.04 LTS, per gli amici Xenial Xerus, non porterà Unity 8, questo è ormai certo, ma qualche sostanziale cambiamento lo si avvertirà. Già, perché i piani alti di Canonical hanno deciso di far fuori uno dei componenti che in un certo senso ha segnato gli ultimi anni della distro: l’Ubuntu Software Center verrà rimpiazzato da GNOME Software, ritenuto ben più rapido e funzionale.
Un cambiamento questo che molto probabilmente non renderà infelici gli utenti di Ubuntu anche perché, stando ad alcuni sondaggi, quasi nessuno si affida al Software Center per installare nuovi software. L’ottima fonte OMG! Ubuntu!, ad esempio, ha lanciato un sondaggio sul suo profilo Twitter, chiedendo ai suoi lettori quale sia il metodo utilizzato per installare nuovi programmi. Bene, su oltre 1200 votanti il responso è stato più che chiaro: l’80% preferisce installare nuovi software da terminale, utilizzando apt-get.
Ma l’elenco di utility che verranno fatte fuori con Ubuntu 16.04 LTS non finisce qui: in Canonical si è deciso di eliminare anche Brasero e Empathy. Dopotutto, con notebook e ultrabook che incominciano ad essere repellenti ai supporti ottici e con le piattaforme di messaggistica istantanea mobile che fanno ormai da padrone, questi due software potrebbero risultare obsoleti. In ogni caso, sia Brasero che Empathy potranno essere tranquillamente installate dagli utenti poiché verranno mantenuti i pacchetti nei repository ufficiali. E voi, cosa ne pensate di questi cambiamenti?

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Ubuntu 15.10 su desktop e cloud

La nuova versione della distro Linux include novità importanti soprattutto sul fronte server e cloud, per cui nuovi strumenti dovrebbero offrire una gestione meno complicata delle macchine virtuali e dei container.

Roma - Canonical ha completato i lavori su Wily Werewolf, nome in codice della release 15.10 di Ubuntu distribuita in questi giorni per sistemi client, server e infrastrutture cloud. "Incrementali" le novità su desktop, mentre la parte da leone la fanno i nuovi tool a disposizione di aziende e amministratori di sistema.

Su computer, Ubuntu 15.10 presenta le versioni aggiornate dei pacchetti software integrati a cominciare dal kernel basato su Linux 4.2, gcc-5, GTK, Qt, il browser Mozilla Firefox, la suite di produttività LibreOffice e molto altro.

Aggiornata anche Unity, l'interfaccia standard di Ubuntu che ora risulta migliorata dal punto di vista della stabilità e che, volendo, si può sostituire con una delle tante GUI alternative disponibili in rete; Canonical fornisce inoltre la possibilità di testare le novità di Unity8, interfaccia che verrà integrata nelle versioni future del sistema.
Le principali novità di Wily Werewolf sono quelle presenti nelle varianti cloud e server del sistema operativo open source, un ambito di utilizzo in cui Canonical può vantare un'attrattiva forte.

Una delle nuove caratteristiche di Ubuntu 15.10 per ambiti professionali si chiama OpenStack Autopilot, un tool pensato per facilitare l'installazione e l'integrazione della omonima piattaforma IaaS (Infrastructure-as-a-Service); integrato di default anche LXD, ipervisore per la gestione di container e relative applicazioni virtualizzate con tutte le caratteristiche che ci si può aspettare - dice Canonical - da un ipervisore moderno, come gestione delle immagini, snapshot, migrazioni "live", supporto a IPv4 e IPv6, API RESTful e altro ancora.