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Linux Mint con il backdoor per un giorno

Il sito della nota distro Linux, il 20 febbraio, puntava a una ISO compromessa. L'attacco è stato neutralizzato in breve tempo, ma agli utenti è raccomandata prudenza. E un cambio di password: anche i forum sono stati colpiti.

Roma - Il 20 febbraio il sito ufficiale di Linux Mint ha direzionato coloro che volessero scaricare una copia del sistema operativo verso una ISO compromessa: dei cracker hanno modificato l'immagine della popolare distro Linux includendovi una backdoor, e hanno agito sul sito ufficiale con uno script PHP in modo che puntasse alle release malevola.

L'annuncio giunge dal creatore della distro Clem Lefebvre: coloro che nella giornata del 20 febbraio avessero scaricato dal sito ufficiale la ISO di Linux Mint 17.3 Cinnamon edition potrebbero aver ottenuto una copia in cui è stata socchiusa una backdoor con il noto e datato malware Tsunami, che opera connettendosi a un canale IRC remoto in attesa di ordini.

Lefebvre raccomanda agli utenti di verificare l'autenticità dei file scaricati confrontando le firme md5 con quelle ufficiali, di cancellare le ISO non autentiche e di formattare eventuali drive USB impiegati per l'installazione. Qualora la versione di Linux Mint compromessa fosse già stata installata, è opportuno disconnettere la macchina, eseguire un backup dei propri dati, reinstallare il sistema operativo e operare un cambio di password precauzionale per i servizi a cui si è registrati.Non è tutto: anche i forum di Linux Mint hanno subito un'incursione e gli aggressori sono riusciti ad ottenere, oltre ai messaggi pubblici e privati, password di accesso cifrate, nomi account e relative email, apparentemente già in vendita sul mercato nero del cybercrimine.

L'aggressione, ha spiegato Lefebvre, è stata rilevata tempestivamente e contenuta il prima possibile: "non conosciamo le motivazioni alla base dell'attacco - ha riferito - ma se ne venissero commessi altri con l'obiettivo di danneggiare il nostro progetto ci rivolgeremo alle autorità".

Nel frattempo, tale Peace si è attribuito la responsabilità dell'operazione: l'obiettivo dell'attacco era quello di ottenere l'accesso alle macchine delle vittime, senza escludere la possibilità di impiegarle per popolare una botnet.


Preso dal sito= http://punto-informatico.it/4303246/PI/News/linux-mint-backdoor-un-giorno.aspx


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Meizu Pro 5 Ubuntu Edition che mostrato al MWC 2016 di Barcellona

Dopo avervi informati della esistenza del Meizu Pro 5 Ubuntu Edition, l’azienda cinese ha mostrato lo smartphone Ubuntu al MWC 2016 di Barcellona. Vi ricordiamo che si tratta di un dispositivo estremamente competitivo sopratutto visto la sua scheda tecnica che, lo sottolineiamo ancora una volta, è completamente speculare al modello Android, ovvero il Meizu Pro 5.
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La controparte sviluppata da Meizu si attesta come il più potente smartphone montante Ubuntu, il sistema operativo di derivazione Linux sviluppato dalla software house inglese Canonical. Mettendo da parte la scheda tecnica e l’aspetto estetico dello smartphone – è davvero molto bello e rifinito -, ci ritroviamo avvolti dagli stessi dubbi di ieri, avuti durante l’anteprima del BQ Aquaris M10; Ubuntu come OS mobile può avere abbastanza frecce al suo arco per impensierire iOS ed Android?
Meizu Pro 5 Ubuntu EditionVenendo alla scheda tecnica, parliamo di un dispositivo da 156,7 x 78 x 7,5 millimetri con un peso pari a 168 grammi, con un display Gorilla Glass 3 da 5,7 pollici AMOLED con risoluzione da 1920 x 1080 pixel con densità di pixel da 386 PPI. Il SoC integrato è un Exynos 7420 con processo produttivo FinFET a 14nm, octa-core da 2.1 GHz con GPU Mali-T760MP8, RAM da 3 GB e storage interno da 32 GB espandibili via micro SD.
Il lato multimediale è affidato ad un modulo principale da 21 MP con flash LED e frontalmente da 5 MP. La connettività vede invece il supporto al 4G+, Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac dual-band, Bluetooth 4.1, micro USB 3.0 e supporto al dual SIM.
Il device ha, appunto, Ubuntu a bordo – sistema operativo estremamente differente rispetto a ciò che siamo abituati ad usare da anni. Infatti, l’interfaccia è organizzata in modo differente rispetto, ad esempio, ad Android: non si ha una schermata principale con le app, ma una sorta di feed RSS con notizie e informazioni rilevanti a ciò che accade intorno a noi – un po’ come Google Now. Molti degli elementi della UI sono nascosti da swipe: facendone uno dal bordo sinistro verso il centro dello schermo, apriremo la lista delle app comunemente usate, per poterci accedere come fosse una sorta di tray per il multitasking. Dal basso verso l’alto accederemo invece alla lista di app che potremo gestire e i servizi ai quali siamo connessi, mentre nella parte superiore ritroviamo la zona delle notifiche e dei toggle rapidi, molto ricchi di vari settaggi.
Attualmente Ubuntu su mobile non presenta una grande attrattiva: le crude prestazioni del Pro 5 non riescono a dare il meglio di loro in presenza di questo OS, e se già ci sono poche applicazioni su Windows 10 Mobile, figuratevi su questo nuovo player sul mercato. Non aspettatevi di trovare i client delle app che usate comunemente, perché difficilmente gli sviluppatori saranno incentivati a crearle. Ubuntu su telefono rappresenta una alternativa per gli utenti esperti che vogliono avere un controllo a 360 gradi su quello che il proprio device potrebbe fare, e che magari si divertono a modificare le funzioni del telefono.

Preso dal sito=https://www.ridble.com/meizu-pro-5-ubuntu-edition-anteprima-mwc-2016/

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Come convertire un video con Linux

Se stai cercando un software per convertire filmati completo e semplice da utilizzare HandBrake è la soluzione che fa al caso tuo. Ecco quali sono i suoi punti di forza e come installarlo su Ubuntu.

Gli smartphone Android, così come i tablet e i lettori multimediali portatili sono diventati i fedeli compagni di viaggio di molti di noi. E così, capita di voler vedere anche su questi device i film che generalmente vediamo sul nostro computer o sul media center di casa.
Il più delle volte, però, non basta trasferire semplicemente il file nella memoria del device portatile ma è opportuno convertirlo in un formato leggibile dal dispositivo stesso. In questi casi, un software come HandBrake fa al caso nostro. Nasce infatti proprio con lo scopo di convertire filmati in svariati formati file e il suo punto di forza è la semplicità d’uso.
Già, perché HandBrake include dei profili ottimizzati per uno svariato numero di dispositivi, mantenendo tutti i vantaggi di una visione in alta definizione. Supporta inoltre i sottotitoli e i codec video H.264, H.265, MPEG-4, MPEG-3, VP8 e Theora. Per migliorare la resa finale, sono disponibili anche dei filtri video che ci permettono di ridurre il rumore e di migliorare la qualità generale.
Se vogliamo installare Ubuntu sulle più recenti release di Ubuntu, non dobbiamo far altro che aggiungere il PPA ufficiale con il comando:
(sudo add-apt-repository ppa:stebbins/handbrake-releases)
Aggiorniamo poi l’elenco dei pacchetti e procediamo all’installazione del software:
(sudo apt-get update)
(sudo apt-get install handbrake-gtk)
handbrake
Fonte: Ubuntu Geek

Secondo Linus Torvalds: Linux non è nato come Open Source

Intervistato al TED di Vancouver, Linus Torvalds ha ammesso di non amare molto le persone ma di essere a suo agio con i computer. E Linux è diventato quello che è quasi per caso.

Quando si parla di software open source l'esempio che viene in mente è Linux con il suo kernel. Il codice aperto, un progetto a cui tutti possono contribuire, insomma una grande apertura. Se pensavate che il suo papà, Linus Torvalds, fosse il ritratto della sua creatura…beh, vi sbagliavate di grosso.
Gli appassionati dell'open source sanno che Torvalds è tutt'altro che una persona gentile e affabile, ma quando è lui stesso a riconoscerlo, allora si può proprio scriverlo a caratteri cubitali. Intervistato da Chris Anderson alla conferenza TED di Vancouver, Torvalds ha spiegato di aver iniziato Linux come un progetto solitario, senza intenzione di renderlo un progetto partecipato.
linus torvalds
"Non sono uno a cui piacciono gli altri. Non amo le altre persone, amo i computer", ha affermato. Al TED di solito si presentano persone che hanno idee mirabolanti per cambiare il futuro e cercano di provocare interesse nei presenti, al fine di vendere più libri, convincere ad abbracciare una causa o a investire in una startup. Ebbene, Torvalds ha affermato di non aver un nuovo progetto: lavora su Linux, ed è contento così. "Non ho un piano quinquennale. Io non ho un progetto a lunga scadenza. Guardo per terra, e voglio fissare la buca che è proprio di fronte a me".
Si è anche detto totalmente a suo agio con Red Hat, Google, Facebook e le altre aziende che hanno costruito imperi sfruttando la sua creazione. Torvalds ha detto che l'ultima cosa che vorrebbe fare è dirigere una società. "Non ho mai avviato un'azienda - Cristo, che mal di testa", ha affermato a Re/code. "Ci si dovrebbe occupare di tutte quelle cose per cui ho zero interesse".
Linux d'altronde non è mai nato per dare vita a un business e nemmeno per essere diffuso su scala mondiale. Il sistema operativo open source, piuttosto, è nato come uno strumento per lo stesso Torvalds. Dopo sei mesi di lavoro tuttavia decise di pubblicarlo, ma non per diffonderlo, bensì per avere pareri su come continuare.
"Non era open source. Non c'era nessuna intenzione", ha sottolineato. Non cercava collaboratori, ma Linux, dal nulla, raccolse l'interesse di migliaia di persone. Una bella storia, ma che non ha reso Torvalds più interessato alle altre persone, anche se a malincuore ha riconosciuto la validità e l'utilità dell'impegno di altre persone.
Ha sottolineato che una delle cose buone di lavorare sull'open source è che permette di lavorare con persone che non si amano, perché si può collaborare senza comunicare eccessivamente. Torvalds preferisce lavorare da casa, spesso in accappatoio.
Si veste solo se qualcuno gli fa visita. Insomma, una sorta di eremita. Non è una colpa, intendiamoci, è solo così, ma chissà se fosse stato diverso che cosa sarebbe diventato Linux e come si sarebbe evoluto il settore tecnologico. Sarebbe bello poter dare un'occhiata a una realtà parallela con una storia diversa. Per ora però è impossibile e dobbiamo tenerci questo Linus Torvalds, con i suoi pregi e i suoi difetti. "Sono testardo, questo è il motivo per cui quando inizio qualcosa non dico 'ho finito, passo a qualcos'altro'".

Preso dal sito=https://www.tomshw.it/news/linus-torvalds-linux-non-e-nato-open-source-74445

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Canonical vuole spingere i produttori di smartphone Android allo switch per andare verso Ubuntu

Canonical vuole convincere i produttori di smartphone che usano Android, a mollare il sistema di Google e fare lo fare lo switch verso Ubuntu. “Offriamo una visione diversa, più convergente”.


Canonical sta corteggiando i produttori di Google che usano Android cercando di convincerli a fare lo switch verso Ubuntu. Ne parla The Register spiegando che la società che promuove progetti legati al software libero, avrebbe convinto alcuni produttori a rilasciare dispositivi con Linux “entro la fine dell’anno”.
Jane Silber, CEO di Canonical, spiega: “Stiamo parlando periodicamente con loro (i produttori di dispositivi Android, ndr) e molti creeranno telefoni Ubuntu. C’è molto interesse da queste persone nel supportare un’altra piattaforma”.
Canonical e la spagnola BQ hanno recentemente annunciato nuovi dispositivi, incluso un tablet con Ubuntu, l’Aquaris M10 Ubuntu Edition con schermo da 10.1″, risoluzione di 1920 x 1080 pixel, SoC MediaTek MT8163A con processore Quad Core Cortex A53 da 1.5 Ghz, 2 GB di RAM e 16 GB di memoria interna espandibile. Tra le peculiarità di questo tablet la possibilità di trasformarlo in un computer vero e proprio collegando mouse, tastiere (via USB) e monitor (tramite porta Micro HDMI).
Altro partner di Canonical è Meizu che propone lo smartphone MX4 che però si è rivelato finora un esperimento non pienamente riuscito.      Il fallimento di Firefox OS a quanto pare non scoraggia Canonical che sembra avere fiducia nel suo sistema. “Non vi erano motivi validi per comprare un telefono Firefox” ha detto Silber; “noi offriamo una visione diversa, ancora più convergente”. Per “convergenza” Silber intende probabilmente la possibilità di usare un telefono o un tablet Ubuntu come un PC desktop, alla stregua dalle funzionalità Continuum dei Lumia di Microsoft, idea interessante che invogliare la gente a preferire alternative a quelle già disponibili.

Preso dal sito= http://www.macitynet.it/canonical-vuole-spingere-produttori-smartphone-android-allo-switch-verso-ubuntu/

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Fairphone 2 riceve un porting di Ubuntu Touch grazie ad un bellissimo progetto molto indipendente

Canonical impegnata su più fronti per diffondere la propria piattaforma Ubuntu per smartphone, anche grazie al lavoro della community. Dietro ad accordi commerciali e partnership non ci sono infatti solo grandi produttori (come la recente collaborazione con Meizu) ma è proprio attraverso piccoli progetti che Ubuntu Touch cerca di farsi conoscere ed apprezzare.
A quanto pare, al Mobile World Congress di quest'anno, assisteremo a diverse dimostrazioni della piattaforma mobile di Ubuntu, e proprio attraverso progetti come UbPorts, da alcune ore è circolata online la foto di un Fairphone 2, primo smartphone Android modulare, con sistema operativo Ubuntu installato.
Grazie al lavoro del developer Marius Gripsgård, lo stesso che pochi mesi fa era riuscito ad installare Ubuntu Touch su un OnePlus One, un porting identico è stato effettuato su di un Fairphone 2, sebbene ancora in maniera sperimentale. Molte delle funzioni principali non sono ancora attive, come chiamate e invio dei messaggi, tuttavia lo sviluppo continuerebbe per riuscire a rendere la distribuzione pienamente funzionante in tutte le sue parti.
Purtroppo Fairphone 2 non supporta l'uscita MHL, dunque tutta la parte relativa alla convergenza offerta da Ubuntu viene completamente vanificata, trasformando questo progetto, più in un semplice esercizio di stile che in qualcosa di veramente utile e completo.

Preso dal sito= http://android.hdblog.it/2016/02/09/Fairphone-2-Ubuntu-Edition-grazie-alla-community/


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Sabato Open Day di Engim e apertura di Ubuntu, l'innovativa impresa formativa in forma di una bottega



Ne parliamo con Rina Giorgetti, Direttrice Engim

Tempo di Open Day per molte scuole. Così sabato 13 febbraio Engim e Ubuntu si presentano. Comincia un nuovo viaggio per e con Engim. Alle 16 infatti - durante l'Open Day - viene inaugurata Ubuntu, la prima impresa formativa del territorio. Sabato l'Engim di Via Punta Stilo 59 a Ravenna - a pochi passi dallo Stadio - apre le porte alla città già a partire dalle ore 14.30. 

Obiettivo: presentare ai cittadini ravennati i tanti volti di Engim. Prima di tutto i corsi professionali rivolti ai ragazzi e alle ragazze dai 15 ai 18 anni. Alle 16 il momento clou, quando il Sindaco Fabrizio Matteucci inaugurerà la prima impresa formativa del territorio ravennate: Ubuntu. A guardarlo sembra un normale negozio in realtà è una bottega alimentare, senza scopo di lucro, ricreata in un contesto scolastico con prodotti equo-solidali ed eccellenze del territorio. A completare la giornata di sabato ci saranno poi lo scrittore Massimo Padua, una marea di areoplanini di carta ed un flash mob, e poi musica. La sera Engim accoglie a cena le aziende che ospitano gli studenti durante lo stage. Ai fornelli lo chef Matteo Salbaroli dell’Osteria Acciuga mentre lo scrittore e gastronomo Graziano Pozzetto intratterrà gli ospiti con racconti sulle abitudini gastronomiche delle nostre terre.

Rina Giorgetti, Direttrice Engim, ci può raccontare cos’è Engim oggi?
“Engim è un’associazione senza scopi e fini di lucro. Si occupa di formazione professionale e inserimento lavorativo per persone in situazioni di svantaggio e si occupa anche di cooperazione internazionale, con i paesi in via di sviluppo. Engim Emilia Romagna ha due sedi, una a Ravenna l’altra a Cesena, con circa 350 ragazzi in età di obbligo formativo - di cui 250 a Ravenna - più un certo numero di corsi dedicati alle persone con svantaggi e disabilità, sia acquisite che congenite."

Sabato Engim organizza l’Open Day 2016, in cui illustrate la vostra offerta formativa. In cosa consiste?
“Il 22 febbraio scadono le iscrizioni al sistema della formazione professionale e quindi sabato l'Open Day è per noi una vetrina, per mostrare cos’è e cosa offre Engim a Ravenna, alle famiglie e ai ragazzi. La particolarità del nostro Open Day è che sono gli allievi stessi che si mettono a disposizione delle famiglie e dei visitatori per illustrare le attività che svolgono all’Engim. Quindi apriamo i laboratori e i ragazzi spiegano ciò che fanno ogni giorno.”

Al centro c’è il protagonismo dei ragazzi.
“Sì, perché ogni profilo mette in mostra quelle che sono le caratteristiche didattiche e pedagogiche del corso. Per esempio, i ragazzi del corso per operatore alle cure estetiche faranno vedere trattamenti estetici, che so, dal taglio dei capelli alla messa in piega. Abbiamo anche un laboratorio esperienzale dedicato alle cure estetiche e all’acconciatura proprio perché i ragazzi possano sperimentare sul campo, seguiti da tutor, le abilità acquisite.”

Oltre al corso per operatore alle cure estetiche, avete altri tre corsi. Quali?
“Operatore del punto vendita, con la realtà dell’impresa formativa e del nuovo punto vendita. Poi il corso per operatore grafico e infine quello per operatore amministrativo segretariale.”

Veniamo alla novità di sabato e di questo 2016: l’apertura dell’Officina Ubuntu, la bottega dei prodotti che voi chiamate, appunto, impresa formativa. In cosa consiste esattamente?
“Devo fare una premessa. Circa un anno fa Engim, anche a seguito dell’iniziativa del Governo Renzi per la buona scuola, ha deciso di aprire questa nuova attività a fini non di lucro, ovviamente. La nostra è un’impresa formativa, non commerciale. Per potere aprire quest’impresa ci siamo mossi e abbiamo incontrato varie istituzioni e realtà locali, per capire come realizzarla prima di tutto dal punto di vista normativo. Abbiamo incontrato così le prime difficoltà burocratiche e i primi intoppi. Poi abbiamo incontrato l’assessore Enrico Liverani e lui si è impegnato moltissimo per permetterci di cambiare la destinazione d’uso del locale, dove poi abbiamo creato l’impresa formativa. Proprio grazie a Liverani ci siamo, infine, riusciti, superando tutti gli impedimenti burocratico-legali.”

E quindi ora aprite questa impresa formativa, in cui si formano gli operatori al punto vendita, che allo stesso tempo è una bottega vera e propria con prodotti del commercio equo e solidale?
“Sì, abbiamo i prodotti del commercio equo-solidale - perché ci richiamiamo al valore della cooperazione internazionale - ma anche prodotti del territorio. C’è una ricerca avviata e una collaborazione con aziende già affermate o con aziende che stanno nascendo, delle start up, aziende che producono prodotti di eccellenza e di nicchia, valorizzando sempre il nostro territorio.”

E da sabato questi prodotti sono in vendita?
“Sì, a tutto il pubblico. Sono i ragazzi stessi che vendono, accompagnati da un tutor.”

Si può fare una spesa completa?
“Abbiamo pasta e prodotti da forno. Marmellate e confetture. Mieli. Salumi. Formaggi. Verdure e ortaggi e frutta biologica. Anche prodotti per la cura e il benessere della persona. Direi che si può fare una spesa completa.”

Sabato sarà una festa popolare, insomma?
“Due ragazzi del Liceo Classico faranno musica e reciteranno alcuni testi. I ragazzi faranno anche un flash mob alle 16 prima dell’inaugurazione. Lanceranno degli areoplanini di carta dalle finestre sulla strada e poi li raccoglieranno: un’azione per testimoniare il nostro viaggio, che poi è ciò che racconta anche la grafica di questo nostro Open Day. Ci sarà il Sindaco e con lui i genitori di Enrico Liverani, perché lui ha creduto in noi, e questa impresa formativa che inauguriamo sabato ha un cuore che batte per lui.”

Nella foto Officina Ubuntu

 
 Preso dal sito=http://www.ravennanotizie.it/articoli/2016/02/11/sabato-open-day-di-engim-e-apertura-di-ubuntu-linnovativa-impresa-formativa-in-forma-di-bottega.html


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Anche un ex dipendente di Ubuntu vorrebbe poter installare GNOME su Mac OS X

Jono Bacon è un ex dipendente di Ubuntu, attualmente impiegato presso GitHub, che in un post sul proprio blog ha sollevato l’idea per un nuovo progetto open source, che dovrebbe essere votato alla conquista di Mac OS X da parte di Linux.
L’idea di Bacon sarebbe infatti quella di poter installare, all’interno del sistema operativo di casa Apple, un completo user-space Linux, con tanto di ambiente grafico GNOME.

 L’ideatore, proprio con la volontà di stimolare un dibattito su questo argomento, ha espresso così il proprio sogno:
Se volete avere la migliore esperienza informatica, voi uscite e comperate un Mac. Questi hanno infatti ragionevolmente la miglior combinazione hardware disponibile (look, usabilità, batteria, ecc.). Poi scaricate una distribuzione da internet, distribuita sotto forma di file .dmg, e la installate. Questa installa un insieme di software sul vostro computer, che include cose come la shell GNOME, tutte le app di GNOME 3, vari strumenti da linea di comando comunemente utilizzati su Linux, e la possibilità di installare sul computer i pacchetti Linux (come i pacchetti Debian o RPM) nativamente.
Insomma, Bacon vorrebbe davvero arrivare ad un vero e proprio GNU/OS X, e sfruttare sul proprio Mac tutte le comodità e gli strumenti di Linux, senza dover rinunciare alle app sviluppate da Apple, e alla larga compatibilità garantita da OS X. Cosa ne pensate però voi? Vorreste vedere il risultato di questa originale fusione, o preferite che i due universi e le loro utenze rimangano ben distaccati? Fatecelo sapere nei commenti!

Preso dal sito= http://www.smartworld.it/informatica/gnome-su-mac-osx.html

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Meizu Pro 5 versione Ubuntu al MWC 2016?

Sappiamo come il Mobile World Congress di Barcellona sia l’evento più attese da aziende ed amanti di smartphone, un’occasione unica in cui sarà possibile svelare le novità di tantissimi device. Quest’anno poi ci sarà lo scontro diretto tra Samsung ed LG, che presenteranno rispettivamente il Samsung Galaxy S7 e l’LG G5, ma non ruberanno interamente la scena. Anche aziende più piccole, come ad esempio Meizu, saranno presenti per mostrare al mondo interno interessanti iniziative. Per quel che riguarda infatti l’azienda cinese appena menzionata, nelle ultime ore si parla di un Meizu Pro 5 in versione Ubuntu.
Non è la prima volta che Meizu e la Canonical, realizzatrice del sistema operativo Ubuntu, si ritrovino a stilare un accordo. Infatti l’esperimento è già stato attuato con il Meizu MX4, anche se in questo caso non è pienamente riuscito. La causa del fallimento però è stata attribuita più che altro ad un hardware poco ottimizzato ad Ubuntu Touch, cosa che non accadrà invece con il Meizu Pro 5.
pro5
Stiamo infatti parlando di uno smartphone che risulta avere delle potenzialità maggiori, come testimoniato dalle sue specifiche tecniche. Questo Meizu Pro 5 è dotato infatti di un display Super AMOLED da 5.7 pollici con risoluzione Full HD e vetro 2.5D Gorilla Glass 3, processore Samsung Exynos 7420 octa-core, 32/64 GB di memoria interna e 3/4 GB di RAM. Spazio poi ad una fotocamera posteriore Sony IMX230 da 21 megapixel con f/2.2 e autofocus laser ed una fotocamera frontale OmniVision OV5670 da 5 megapixel con f/2.2, senza trascurare la presenza dell’USB Type-C. Infine la batteria è da 3050 mAh. Insomma sembra essere uno smartphone adatto a supportare Ubuntu e le testimonianze arrivano anche da una foto pubblicata sul portale Weibo.

Preso dal sito= http://www.webtrek.it/2016/02/meizu-pro-5-versione-ubuntu-al-mwc-2016/

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Incredibile quel comando Linux che manda in tilt i notebook (MSI)!

Circola in rete una storia su un notebook MSI "distrutto" da un comando Linux. Potrebbe sembrare una bufala, ma l'utente di Arch Linux non sembra essere molto divertito, anzi da circa una settimana bazzica su diversi forum specializzati raccontando la sua esperienza e cercando di trovare una soluzione. Vuole salvare il suo computer portatile, andato in tilt dopo un banale comando "rm-rf -no-conservare-root /". Ma facciamo qualche passo indietro.
MSI GP60 Leopard Pro
Ogni volta che si esegue un aggiornamento del BIOS o del firmware su un notebook, dobbiamo incrociare le dita perché l'operazione è molto delicata e potrebbe danneggiare irrimediabilmente il sistema. Il BIOS non è un software qualsiasi, un driver che si disinstalla/reinstalla a piacimento, quindi un qualsiasi cambiamento (o un bug inaspettato) potrebbe mandare in tilt il vostro computer portatile, che a quel punto diventerebbe inutilizzabile visto che non esiste alcun modo per ripristinare o recuperare il vecchio sistema. E questo è vero soprattutto per i vecchi PC, perché le scheda madri più recenti hanno spesso un doppio BIOS (uno aggiornabile e l'altro no), che salva l'utente in caso di problemi.
All'utente di Arch Linux è successo qualcosa di simile: nel suo post originale spiega di aver "deciso di rimuovere l'installazione di Arch Linux sul suo notebook MSI GP60 2PE Leopard per riavere un OS pulito, ma invece di utilizzare un metodo tradizionale (ad esempio formattando solo la partizione di root e reinstallando Arch Linux) ha deciso di eliminare tutte le partizioni ed eseguire il comando "rm-rf -no-conservare-root /". Quest'ultimo viene lanciato per disinstallare Linux, ma in alcuni notebook "non particolarmente protetti" potrebbe cancellare anche la partizione di boot EFI dall'interno di Linux. E l'utente non lo sapeva. In sostanza, il comando Linux ha eliminato la directory "/sys/firmware/efi/efivars/", che contiene gli script e i dati per avviare correttamente un notebook con UEFI BIOS. In assenza di questi file, il notebook MSI non si è riacceso.
Ma di chi è la colpa? In realtà il comando Linux ha fatto esattamente ciò che gli ha chiesto l'utente ed è pur vero che la cartella "/sys/firmware/efi/efivars/" dovrebbe essere limitata alla sola lettura per le informazioni che contiene e non consentire l'accesso per la scrittura. Per ora è un caso isolato e speriamo che rimanga tale, ma se proprio dovete disinstallare Linux sul vostro notebook (qualsiasi esso sia, non solo MSI) non lanciate quel comando!

preso dal sito=http://notebookitalia.it/comando-linux-notebook-msi-23065

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Cancellate la versioni per il Mac e Linux di Batman Arkham Knight.

Dopo il complicato lancio del titolo su PC, afflitto da innumerevoli problemi tecnici, Warner Bros. Interactive ha deciso quest'oggi di cancellare definitivamente la versione per Linux e OS X. Facendo infuriare i fan.



Tramite le pagine virtuali della Steam Community, Warner Bros. Interactive Entertainment ha annunciato quest'oggi che il porting di Batman: Arkham Knight, destinato alle piattaforme Linux ed OS X, non vedrà più la luce.
Nonostante il forte disappunto di moltissimi utenti, il publisher non ha rivelato il motivo di tale abbandono, ma ha comunque garantito un rimborso totale per tutte quelle persone che hanno effettuato in passato il preorder sullo store digitale di Valve.

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La notizia, comunque, non dovrebbe sorprendere più di tanto. L'ultimo capitolo legato alle oscure avventure dell'uomo pipistrello, una volta abbandonato il rassicurante ecosistema delle console, non ha avuto infatti una vita semplice.

Ritirato dal mercato nel corso dell'estate per evidenti problemi di natura tecnica e tornato disponibile su PC solo lo scorso ottobre, Arkham Knight è rimasto un prodotto caratterizzato da qualche problema di troppo. Un gioco sviluppato forse con troppa sufficienza e destinato a rimanere negli annali, anche se per i motivi sbagliati.

preso dal sito=  http://www.dday.it/redazione/19001/cancellate-la-versioni-mac-e-linux-di-batman-arkham-knight

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DoS: per Attaccare Un Sito Dal Prompt Dei Comandi

 A Vostro Rischio e Pericolo

DoS, Denial of Service che significa negazione del servizio, è una tecnica hacker usata per esaurire le risorse di un server in modo tale che esso non possa più erogare il servizio che offriva in precedenza. Generalmente consiste nel "bombardare" il server di tanti pacchetti di grandi dimensioni in modo da sovraccaricare il suo lavoro. La cosa curiosa, ma allo stesso tempo spaventosa, è che l'attacco può essere svolto anche semplicemente dal Prompt Dei Comandi. Naturalmente, questa guida è a solo scopo informativo data l'illegalità della tecnica in questione.



Prima di andare avanti spiego la funzione del comando ping (se avete Linux userete hping3). Questo comando invia, al server determinato tra i parametri, dei pacchetti e calcola la velocità a cui viaggiano i pacchetti inviatici dal server come risposta.
Scriviamo, ad esempio, nel Prompt Dei Comandi (che da ora chiameremo cmd per questioni di praticità) l'istruzione:
ping google.com
Vediamo che vengono inviati 4 pacchetti (al server google.com) e ricevuti altrettanti (da google.com), questi ultimi hanno impiegato un determinato numero di millisecondi per arrivare a destinazione. Inoltre abbiamo anche l'opportunità di visualizzare l'indirizzo IP di google.com ovvero 173.194.35.33. Come avete potuto notare, il parametro dopo il comando ping è il server da pingare.



Vediamo come effettuare un attacco DoS in Windows (successivamente in Linux):
  • Apriamo il cmd.
  • Scriviamo l'istruzione "ping 127.0.0.1 -t -l 65000" e premiamo invio; invece di 127.0.0.1 (che è l'host locale) andrà inserito l'IP del server vittima, "-l 65000" sta ad indicare che invieremo pacchetti della dimensione di 65000, "-t", invece, farà sì che invierà pacchetti fin quando non terminiamo l'istruzione con Ctrl+C.
  • Attendere fino alla "caduta" del server, forse occorre aspettare ore in quanto l'attacco non è svolto da più macchine contemporaneamente.
Come DoSsare sotto Linux:
  • Apriamo il terminale (cmd).
  • Digitiamo "hping3 -i u1 -S -p 80 127.0.0.1"; anche qui occorre cambiare "127.0.0.1" nell'indirizzo del server da attaccare, 80 è la porta dove inviare i pacchetti (80 è quella HTTP dei siti web, la potete cambiare se non state attaccando un sito ma dovete assicurarvi che sia aperta andando su questo sito), gli altri parametri dovrebbero avere più o meno la stessa funzione di quelli descritti prima.
  • Attendere fino a che il server non sarà down.
Provate questa tecnica solo verso server di vostra proprietà altrimenti sarete punibili penalmente.

preso dal sito=http://www.diventarehacker.it/2013/03/dos-attaccare-un-sito-dal-prompt-dei.html

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Il comando di Linux che mette fuori uso alcuni portatili


Il caso del comando di Linux potenzialmente in grado creare non pochi grattacapi a chi utilizza un portatile è partito a seguito della testimonianza di un utente del forum Arch Linux che segnalava l'impossibilità di avviare il notebook dopo aver inviato il comando rm -rf –no-preserve-root / (n.b. alla luce di quanto si dirà in seguito è altamente sconsigliato farlo).
Di per sè il comando non è in grado di danneggiare in maniera signficativa il portatile, limitandosi a cancellare l'installazione di Linux, tuttavia, su alcuni portatili - l'utente cita espressamente un portatile MSI - eseguendolo viene completamente cancellata anche la partizione di boot EFI dall'interno di Linux. Il risultato è presto detto: si corre il rischio di non poter più avviare il portatile.

L'utente che ha recentemente notato il problema afferma a riguardo:
Oggi io ed un mio amico abbiamo eseguito "rm -rf –no-preserve-root /" su un portatile MSI perché volevamo sbarazzarci della partizione di Arch piuttosto "bloated". Naturalmente avremmo potuto formattare solo la partizione di root e reinstallare Arch. Invece abbiamo pensato che sarebbe stato divertente osservare l'installazione di GNOME. Non siamo stati abbastanza stupidi da lasciare montate le partizioni importanti. Abbiamo smontato tutto tranne root (/)
Tra il materiale cancellato figura anche il contenuto della cartella  /sys/firmware/efi/efivars/  ovvero gli script e le informazioni necessarie affinchè il portatile possa avviarsi utilizzando lo standard EFI. L'impossibilità di trovare il firmware - che avrebbe dovuto essere di sola lettura - determina l'impossibilità di accendere il portatile. Il caso discusso in maniera piuttosto diffusa su GitHub mette in evidenza principalmente l'anomalia legata alla possibilità di cancellare un elemento come il firmware così importante per assicurare il corretto funzionamento del portatile.
E' corretto precisare che il problema, documentato in maniera abbastanza ampia in relazione ai portatili MSI, potrebbe riguardare anche prodotti di altri brand. Non si dispone di una casistica estesa, tuttavia, né si può procedere con prove empiriche visto il potenziale danno che si può causare al portatile. Alla luce dei potenziali rischi legati all'operazione, utilizzare una più innocua procedura di formattazione è un'operazione maggiormente consigliata.

preso da sito=www.hwupgrade.it/news/sistemi-operativi/il-comando-linux-che-mette-ko-alcuni-portatili_60691.html

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Minix NGC-1= Braswell e Windows 10 o Ubuntu. Foto e video live

Minix NGC-1 è stato annunciato ad IFA 2015 ma presentato ufficialmente al CES 2016, dove lo abbiamo provato dal vivo. Basato su un Intel Celeron N3150 (Braswell) con Windows 10 o Ubuntu Linux, sarà in commercio nelle prossime due settimane ad un prezzo di circa 400 dollari.
Minix ha presentato diversi Mini PC con Braswell ad IFA 2015, lo scorso settembre, ma non tutti avevano ancora un nome ed una scheda tecnica definitiva. Minix NGC-1 (già sembra non ci sia il brand NEO) era proprio tra questi e, a distanza di qualche mese, lo abbiamo rincontrato al CES 2016 dove abbiamo avuto l'opportunità di scattare qualche foto e realizzare un video hands-on. Questa volta, l'azienda cinese ha presentato un dispositivo completo e quasi pronto per il debutto commerciale: Minix NGC-1 sarà lanciato sul mercato nel giro di un paio di settimane ad un prezzo non ancora confermato, ma vicino ai 399 dollari.
Minix NGC-1
Il Mini PC resta grossomodo identico al sample mostrato ad IFA: stesso chassis in alluminio e specifiche tecniche, anche se Minix ha optato per un'unica SKU basata su un processore Intel Celeron N3150 (Braswell) e non su due varianti con due chip diversi (l'altra era dotata di un Pentium N3700). Qualcuno potrebbe storcere il naso, preferendo un chip Intel Cherry Trail, ma mettendo a confronto un Atom x7-Z8700 con un Celeron N3150, apprezzerete la CPU Braswell perché supporta più slot PCIe, porte USB 3.0 e SATA 6Gb/s nativamente. Insomma, il Celeron N3150 da 1.6GHz (2.08 GHz in modalità Turbo) con grafica Intel HD (12EU) non è poi così male e ha permesso alla società di adottare anche un design fanless (senza ventola).
Il resto della dotazione prevede 4GB di memoria DDR3, 128GB su drive SSD M.2 ed un completo corredo di interfacce che comprende una HDMI 1.4 (4K @30Hz) ed una mini DisplayPort, jack audio (microfono + cuffie), S/PDIF, tre porte USB 3.0 sul pannello frontale, Gigabit Ethernet, WiFi 802.11ac e Bluetooth 4.2 con due antenne esterne removibili. E' presente anche un Kensington Lock ed un alimentatore da 12V/3A. Il sistema operativo preinstallato è Windows 10 a 64-bit, ma è compatibile con Ubuntu Linux.
Minix NGC-1Minix NGC-1
Minix NGC-1
Al momento, Minix NGC-1 sarà disponibile solo nella SKU con Celeron N3150 ma non escludiamo che in futuro l'azienda cinese decida di portare sul mercato anche l'altra versione con Pentium N3700 (Braswell), 8GB di RAM e SSD M.2 da 128GB (in valutazione 256GB). Il prezzo di Minix NGC-1 per l'Europa è di 399.99€ e le prevendite iniziano il 12 Febbraio.

preso da sito: http://notebookitalia.it/minix-ngc-1-braswell-foto-video-live-23038
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